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L'Anziano e l'imperatore Adriano

L'Anziano e l'imperatore Adriano

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L’imperatore Adriano era un uomo crudele. Sotto il suo regno scoppiò la rivolta di Bar Kochbà, violentemente repressa con il massacro degli abitanti di Betàr. Tuttavia, egli possedeva, si può dire, un certo senso dell’umorismo. Durante una delle sue visite in Terra Santa, vide in un orto di Tiberiade un uomo anziano con una lunga barba bianca intento a piantare un albero. Adriano gli si rivolse con una punta di disprezzo:

“Alla Sua età! A che cosa serve? Sicuramente Lei non ha combinato nulla in gioventù perciò è obbligato a lavorare in modo così duro adesso!»

“No Sua Maestà, rispose l’ebreo. Ho sudato molto da giovane e non vedo nessuna ragione di smettere. Con l’aiuto del Sig-re, continuerò finché Egli me ne darà la forza".

Adriano s’intestardì: "Ma Lei sicuramente non usufruirà della sua fatica. Lei sarà morto e sepolto quando quest’albero produrrà i suoi frutti!"

"Tutto è nelle mani di D-o," ribatté l’anziano con naturalezza. “Dipendiamo tutti da D-o, che siamo vecchi o giovani. E se D-o vorrà, io mangerò i frutti di quest’albero!”

“Mi sembra poco probabile. Quanti anni ha?”

“Oggi festeggio cent’anni”.

“E Lei s’illude davvero di poter assaggiare i frutti di quest’albero? Ah, ah! Ma non si rende conto che non ha nessuna speranza?”

“Se D-o vuole ciò accadrà. Altrimenti, il mio lavoro non sarà stato vano. Come i miei genitori hanno lavorato per me, anche le mie fatiche gioveranno alle generazioni future!”

“ Alla Sua salute allora,” augurò Adriano congedandosi. “E se Lei è ancora vivo per la raccolta, me lo faccia sapere!”

“Sarò felice di rispettare questo impegno” rispose il vecchio ebreo.

Passarono gli anni e l’albero crebbe e produsse fichi. Il contadino visse abbastanza a lungo da poter mangiare i deliziosi frutti, orgoglio della terra d’Israele. Era ancora in buona salute e decise di presentarsi dal monarca. Dopo qualche difficoltà a varcare i cancelli del palazzo reale, il nostro eroe ottenne un’udienza, ma il sovrano non lo riconobbe. "Che cosa desidera? E che cosa c’è nel suo cestino?" domandò questi.

L’ebreo ricordò ad Adriano in quali circostanze si erano incontrati e la promessa che gli fece fare. Spiegò che il suo cesto era pieno di gustosissimi fichi, destinati a deliziare il palato di Sua Maestà. Questi rimase interdetto. L’ebreo aveva cent’anni quando lo vide! Adriano decise di reagire comunque con eleganza.

Chiese che venisse portato un divano in oro per questo ospite di riguardo e ordinò di riempire con oggetti d’oro il suo cestino al posto dei frutti. I servitori di Adriano furono sorpresi dagli onori che venivano dati a questo vecchio e povero ebreo, sicché l’imperatore raccontò loro l’episodio del quale furono protagonisti. “Se il Creatore gli ha concesso una vita tanto lunga, ammise, vuol dire che se l’è meritata”. L’anziano

paesano tornò nel suo villaggio in pompa magna e tutti i vicini andarono ad accoglierlo.

Quando una delle contadine udì la sua storia, s’ingelosì e si mise ad assillare il marito: ”Razza di scansafatiche! Non hai sentito che l’imperatore adora i fichi? Quell’imbecille di vecchietto gli ha portato una cesta piena di fichi ed è ritornato carico d’oro! Vai dall’imperatore e regalagli un carretto pieno di fichi. Lo riempirà certamente con pietre preziose.” Il marito la considerò un’ottima idea. Si recò a palazzo con un asino che tirava un carro di fichi. Non sapendo che fare, le guardie mandarono un soldato ad informare l’imperatore sulla presenza di un contadino accompagnato da una grande quantità di fichi per i quali voleva essere lautamente pagato. Adriano, che capì subito l’impostura s’infuriò: “Che quello stupido paesano rimanga davanti all’ingresso del palazzo e gli faremo assaggiare tutti i suoi frutti! Ogni passante dovrà prendere un fico e buttarglielo in faccia.” L’imperatore aveva impartito un ordine e ogni cittadino obbedì. Il pover’uomo dovette stare in piedi immobile fino a sera tarda, fino a che tutte le “munizioni” non furono esaurite. Rincasò esausto, affamato, il viso gonfio e arrossato dal dolore e

dalla vergogna. Come se non bastasse, sua moglie lo aggredì e gli rimproverò il fallimento della missione.

L’uomo trovò la forza di suggerire che in futuro sarà lei a realizzare le sue brillantissime idee e aggiunse: “Avrei voluto che tu fosti con me a dividere la ricchezza che mi è stata

regalata” - “ Bèh se non altro, rispose lei, puoi essere felice di una cosa: che si trattava di fichi secchi e di non limoni freschi!”

A cura di Sterna Canarutto, traduzione di Myriam Bentolila

Da Pensieri di Torà, una pubblicazione settimanale pubblicata da Chabad a Viale Libia Roma
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