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Pensieri sulla Natura per la Festa della Natura

Pensieri sulla Natura per la Festa della Natura

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Il 15 di Shvat è il capodanno degli alberi. Vi sono quattro capodanni durante l'anno. Il più famoso è Rosh Hashanà, giorno del giudizio dell'uomo, e giorno in cui in Israele si comincia a tenere il conto degli anni della shmità (settimo) e del yovel, giubileo, (cinquantesimo).

Gli altri due capodanno sono meno noti: il 1 di Nissan quando i re d'Israele iniziarono a contare gli anni del loro regno, e l Elul che segnò l'inizio delle offerte della decima degli animali.

Il 15 Shvat, o Tu BiShvat è tradizione mangiare frutta d'Israele (per esempio: fichi, datteri, carrube, uva). Si usa anche mangiare frutti che non si sono ancora assaggiati durante l'anno recitando la brachà di Sheheheyanu. È un evento festivo, quando la famiglia si riunisce e siede intorno al tavolo recitando berachòt, mangiando frutta e noci. Tu BiShvat è un anticipo della primavera, tuttavia fuori il freddo ed il buio parlano ancora di un forte inverno.

La festa ci ricorda credenze profondamente radicate che spesso non entrano a far parte dei nostri pensieri consci: la stretta dipendenza dell'uomo sull'albero e il regno delle piante, e l'attaccamento dell'ebreo alla Terra di Israele.

L'ebreo ha un prospetto unico della natura e dell'universo. La base di questo punto di vista si fonda sulla premessa che D-o creò il mondo, come cita il primo verso della Torà: “All’inizio D-o creò il cielo e la terra”. D-o è il Padrone dell'universo; Egli creò il mondo dal nulla, e quotidianamente lo ricrea.

Qual è il rapporto di D-o con l'universo? Il Midrash dice: D-o è il posto del mondo ed il mondo non è il posto di D-o. Essendo infinito, D-o è più grande del mondo; il mondo è in Lui, e non viceversa.

Il Suo scopo nella creazione del mondo fu raggiunto quando formò l'uomo. Il livello più elevato della creazione è l'essere umano come evidenzia il fatto che fu creato per ultimo. L'uomo farà di questo mondo un'abitazione per D-o e così sarà realizzato il vero scopo ultimo della creazione.

Mentre culture antiche adoravano la natura e le sue forze come il sole, la luna, la terra, il mare, il popolo ebraico ha sempre considerato la natura quale strumento di D-o. Il sole, la luna etc. erano semplici agenti esecutori della volontà del loro Padrone.

La natura è lo strumento con il quale D-o ricompensava il Suo popolo quando osservava la Legge, e lo puniva quando era ribelle e provocatore. Come D-o promette nel secondo capitolo dello Shma:

“Se dunque ascolterete i precetti che Io vi comando oggi, di amare cioè il Signore vostro D-o con tutto il vostro cuore e tutta la vostra anima, lo concederò alla vostra terra la pioggia a suo tempo, quella autunnale e quella primaverile, e tu potrai raccogliere il tuo grano, il tuo mosto e il tuo olio; farò crescere l'erba nel tuo campo per il tuo bestiame e tu potrai mangiare e saziartí. Guardate bene però che il vostro cuore non sia sedotto e vi sviate, servendo altri dei e prostrandovi a loro. La collera del Signore divamperebbe contro di voi. Egli chiuderebbe il cielo, non ci sarebbe più pioggia e la terra non potrebbe più dare il suo prodotto e voi scomparirete ben presto dalla buona terra che il Signore sta per darvi”

L'ebreo, dunque, si volge a D-o quando ha bisogno della pioggia e vuole che la terra dia il suo prodotto in abbondanza. Anche quando l'ebreo pianta i semi nel suo campo, egli “confida nel D-o dell'universo e semina”.

In estate la preghiera “Tu fai scendere la rugiada” è recitata nell'amidà (l'amidà è il punto culminante del servizio) ed in inverno “Tu fai soffiare il vento e far scendere la pioggia”.

Inoltre nell'amidà preghiamo: “Benedici, O Eterno D-o nostro quest'annata in bene e suoi prodotti d'ogni genere...”.

Di Succòt e Shmini Atzeret (Tabernacoli), festività coincidenti con il primo autunno, si dicono preghiere speciali per la pioggia, poiché allora inizia la stagione della pioggia in Israele. A Pesach che più o meno segna la fine della stagione delle pioggie e l'inizio della stagione calda, gli ebrei pregano per la rugiada.

Nonostante uno possa crescere in riconoscenza ed amore per D-o attraverso la contemplazione della natura, c'è anche il pericolo del processo inverso. La persona può non riconoscere la presenza di D-o nella natura. Il mondo è fatto in modo che si possa rimanere completamente inconsapevoli del D-o che vi si cela dietro. Si può vivere una vita intera senza aver realizzato che la natura cela D-o, Colui che l'ha creata. La parola ebraica per natura, teva, può essere letta, secondo i caratteri ebraici, anche tovea, che vuol dire affogare.

La presenza di D-o, per così dire, è affogata e sommersa nella natura. La natura non guarisce; la natura non provvede; D-o è la nostra sorgente di vita e bene.

La natura e l'universo sono agenti di D-o; così è l'uomo. Il mondo e tutto ciò che contiene è diviso in quattro categorie: inanimata (o minerale), pianta, animale, ed umanità. Il fine di ogni categoria è di elevarsi alla categoria superiore, dall'inanimata alla pianta, dalla pianta all'animale, dall'animale alla persona e dalla persona alla Divinità.

L’atto di mangiare è il mezzo con cui una categoria si eleva verso la prossima. La pianta si alimenta con i nutrienti della terra, del l'acqua, e dell'aria, e a sua volta viene mangiata dall'animale, l'animale dalla persona e la persona essendo connessa con la Divinità diventa uno con D-o quando segue i Suoi dettami come esposti nella Torà.

L'anima naturale della persona che provoca il desiderio di mangiare e godere dei piaceri fisici, è anch'essa uno strumento di D-o. Una persona ha due anime; quella naturale o animale, e quella divina che anela per le cose sacre, e le due sono costantemente in conflitto entro l'ebreo. Nonostante D-o desideri che vinca l'anima divina, Egli ha sempre avuto uno scopo nel porre anche l'anima animale nella persona. Ciò viene illustrato dalla seguente parabola:

Una volta, un re diede a suo figlio la miglior educazione ed istruzione. Quando il principe crebbe il re volle sapere se il figlio era davvero una persona integra e di buona stoffa morale. Insegnò il seguente piano per mettere alla prova il principe.

Pagò una prostituta e facendola giurare di mantenere il segreto, le disse di usare tutto il suo fascino e la sua astuzia per sedurre il figlio, Se il principe avesse resistito all'attrazione della prostituta, il re avrebbe saputo che suo figlio era di carattere moralmente forte, e tutti gli sforzi dedicati a lui avevano raggiunto lo scopo. Ma se la prostituta fosse riuscita a sedurre il principe, questi avrebbe fallito la prova.

La natura della persona lo porta ad essere egoista, pigro, amante dei piaceri, etc. Naturale e normale come può apparire, ciò diventa un ostacolo quando una persona cerca di servire D-o ed aspira al massimo delle sue possibilità ad essere un buon ebreo. Ma D-o gli ha dato quest'anima naturale o “animale” (come la definisce la chassidut) per metterlo alla prova e dimostrare la sua capacità di elevazione.

Alcune delle inclinazioni animali sono buone. Uno può anche provare naturale compassione e gentilezza. Il punto è che si devono incanalare le energie positive dell'anima animale nel compiere mizvot e buone azioni.

L'ebreo possiede un'altra anima, quella divina, che anela ad attaccarsi alla Divinità. Le due anime sono (naturalmente) in conflitto una con l'altra avendo interessi opposti. La vita quotidiana è una battaglia costante fra le due.

Tu BiShvat festa degli alberi, è un buon momento per riflettere sulle nostre attitudini verso la natura e il nostro rapporto con l’ebraismo a riguardo.

Pubblicato nel Lubavitch News
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