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Gli Alberi e gli Uomini

Gli Alberi e gli Uomini

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Esistono alberi ed alberi. Ci sono quelli fruttiferi e quelli che non danno frutto; quelli che sono alti e maestosi, come i cedri del Libano, e quelli piccoli, umili, come gli arbusti spinosi; quelli rigogliosi e quelli silenti. Non esistono due alberi uguali.

Esistono uomini e uomini. Ci sono quelli le cui buone azioni sono come frutti succulenti e quelli che vivono solo per sé stessi. Ci sono i superbi ed arroganti e gli umili e modesti. Ci sono i vanitosi che adorano esibirsi e coloro che tengono conto dei propri averi in silenzio e senza ostentazione. Non esistono due uomini uguali.

"Poiché l'uomo è come l'albero del campo", dice la nostra Torà.

Quando D-o parlò per la prima volta con Moshè Rabbenu, Egli non lo chiamò da un cedro o una palma, bensì da un cespuglio ardente. In questo modo D-o mostrò al primo Pastore d'Israele che egli doveva cercare lo Spirito Divino nei cuori degli esseri umili. D-o non dimora tra i superbi e gli arroganti. La rosa è regina suprema tra i fiori e l'uva tra i frutti, perché da essa si ricava la più antica e migliorè bibita per l'uomo - il vino. La rosa nasce da un arbusto spinoso e l'uva da un modesto viticcio. Non ci dà forse in questo D-o, una grande lezione di umiltà?

Un albero che cresce vicino all'acqua e che ha radici lunghe e numerose è il simbolo che i nostri Profeti e Savi usano molte volte per descrivere l'uomo giusto. Le radici sono il simbolo della stabilità, della buona educazione e di carattere fermo. Il frutto rappresenta le sue azioni meritorie. I rami sono le sue evoluzioni spirituali.

Sono pochi gli alberi perfetti supponendo che esistano. Generalmente c'è sempre un ramo secco o una foglia bacata. Ma se le radici sono forti, sarà un albero sano. Il giardiniere riconosce un buon albero da quello che non lo è, e sa cosa fare in ogni caso. Ugualmente esistono pochi individui perfetti e D-o (il 'Giardiniere') sa come comportarsi con tutti.

Ai nostri Profeti piaceva molto usare la metafora dell'albero per lodare Israele: la vite, l'ulivo, il fico, la palma, il melograno e il noce. Tutti questi alberi sono simboli favoriti d'Israele. Cerchiamo di descriverne alcuni.

L'ulivo è uno degli alberi fruttiferi più importanti in Terra d'Israele perché è la fonte del più puro, più soave e più prezioso tra gli olii. L'olio d'oliva era usato per varie cerimonie: a) ungere re e Sommi Sacerdoti; b) accendere la sacra Menorà; c) per offerte nel Beit Hamikdash; d) anche a scopo salutare.

L'ulivo è eternamente verde. Il suo aspetto è sempre fresco e vivo, sia nella stagione secca che in quella piovosa. Non meravigliatevi, quindi, se i nostri Profeti comparivano amorosamente. Israele a quest'albero. Il nostro popolo non invecchia con l'età. Come nazione, è vigoroso e giovane come l'ulivo sempre-verde.Così come l'ulivo produce la luce più pura, anche il popolo d'Israele è la luce del mondo. La santa Torà è la torcia che illumina il cammino di tutte le nazioni.

L'olio non si mischia con altri liquidi. Così Israele non si mischia con le altre nazioni e preserverà sempre la sua identità. Israele non è stata solo dotata delle stesse qualità e proprietà dell'olio d'oliva ma deve anche sottomettersi allo stesso processo di estrazione. Ce lo descrivono i nostri Savi:

L'oliva, ancora sull'albero, viene scelta per essere seccata; dopo, viene colta, battuta e trasferita nei raccoglitori, collocata nella màcina e triturata. Si raccoglie in reti e vi si collocano sopra pietre; e solo allora l'oliva produce il suo olio.

Così anche Israele. Già dai tempi di Abramo il nostro popolo fu scelto per essere la luce delle nazioni. Fu necessario che passasse per la macina e sotto il peso delle pietre (oppressione, esilio, sofferenza), perché da questa oppressione Israele ritorna a D-o, si conserva leale alla Torà e fedele al suo destino.

Come l'olio che non emette nessuna eco quando viene travasato da un vaso ad un altro, così Israele soffre in silenzio. Ma come l'olio si eleva sugli altri liquidi, così Israele si solleverà quando le parole dei nostri Profeti si avvereranno "e le nazioni andranno dietro la tua luce".

La melograna è piena di semi. Simboleggia un individuo pieno di virtù e l'erudito trasbordante cultura e sapienza. Rabbi Shimon ben Lakish, il grande Savio che conobbe i settori più umili d'Israele, disse: "Anche i peccatori d'Israele sono pieni di Mitzvot come una melograna tagliata nel mezzo (piena di semi)".

Circa le noci, i nostri Savi ci parlano di alcune caratteristiche molto interessanti che si possono applicare anche ad Israele. La caratteristica principale che differenzia le noci dall'altra frutta è che la buccia protegge il suo contenuto. Anche se la buccia risulta macchiata la polpa si conserva sana.

Così è per Israele: nonostante esteriormente, pressato da circostanze avverse, un ebreo possa essere alieno dall'osservanza dei precetti quotidiani che sono la sua buccia protettrice, all'interno si preserva integro. La macchia può facilmente essere rimossa dalla buccia e la noce può tornare perfetta in tutti i suoi aspetti.

Il paragone della noce è stato usato dai nostri Savi per descrivere i diversi gradi di carità. Esistono tre specie di noci: morbide, medie e dure. Coloro che fanno la carità spontaneamente e con bontà di cuore, sono le noci morbide. Coloro che danno solo se sollecitati, sono le noci medie. E quelli che non danno anche quando li si cerca, sono le noci dure.

Comunque, quest'ultime quando cadono al suolo, si aprono. È così anche per gli ebrei dal cuore duro: se colpiti dal dolore, aprono le mani ed i cuori e fanno atti di carità. Ed ancora un altro paragone: non si può evitare il dazio doganale per le noci, a causa del rumore che producono, tradendo il proprietario. Così è per Israele. Nessun ebreo si può camuffare. Egli vien subito riconosciuto per la sua capacità e buon carattere, come è scritto: "Tutti coloro che li vedono riconoscono che essi sono la semenze che D-o benedisse".

Pubblicato nel Lubavitch News in collaborazione con Chabad.it
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