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Tolleranza Distruttiva

Tolleranza Distruttiva

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“Io sono il Sign-re, Io vi sottrarrò dal giogo degli egizi” (Esodo 6, 6)

Il Rebbe di Gur fa notare che la parola ebraica tradotta generalmente con giogo, ol, non ha solo questo significato, ma anche quello di tolleranza. Il versetto potrebbe essere letto, dunque così: “Io vi sottrarrò dalla tolleranza nei confronti degli egizi.”

Nella parashà precedente (Esodo 5, 20-21) si legge che il popolo ebraico criticò Moshe e Aron per aver inasprito l’animo del faraone richiedendogli la loro libertà.

Il popolo ebraico era a tal punto abituato alla schiavitù da non voler fare il minimo sacrificio per riottenere la libertà.

La schiavitù, a poco a poco, era divenuta accettabile, essi potevano vivere in quelle condizioni. In varie occasioni, infatti, più tardi, durante il soggiorno nel deserto, il popolo menzionò i passati e buoni giorni trascorsi in Egitto, ricordando “il pesce che mangiavamo in Egitto gratuitamente, i cocomeri, i meloni, il porro, le cipolle e l’aglio” (Bemidbar 11, 5).

Il primo passo nel processo di liberazione fu, dunque, lo scrollarsi di dosso alcuna forma di tolleranza nei confronti della schiavitù.

Gli ebrei svilupparono un forte senso di rispetto nei confronti della libertà e valutarono la dignità di tale condizione al di sopra di qualunque gratificazione fisica.

Avendo noi radici in una cultura in cui la libertà è tenuta in grande conto, possiamo capire come sia tragico il fatto che persone private dei loro diritti umani basilari nemmeno percepiscano tale realtà in quanto perdita.

È bene ricordare a noi stessi, comunque, che il popolo ebraico in un primo tempo non si era reso conto di ciò che stava per acquisire, la libertà.

Questo dovrebbe far riflettere: è possibile che anche noi stessi, oggi, ci siamo talmente abituati a qualche cosa o ad una determinata situazione verso la quale dovremmo provare solo un sentimento di intolleranza? Sarebbe mai possibile che oggi non siamo in grado di comprendere che beneficio trarremmo da una situazione così come i nostri padri non furono allora pronti a cogliere i benefici della libertà?

Moshe fu un capo spirituale che, generato dal popolo, andò tra il popolo stesso per scuoterlo e costringerlo a considerare la schiavitù come una situazione di vita insopportabile, quindi a rigettarla. Non sarebbe, forse, necessario anche oggi accettare un capo spirituale che ci aiuti a comprendere se il nostro stile di vita arrechi davvero un beneficio a noi stessi?

Tratto da Cyber Derashà
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