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Gli Specchi della Bellezza

Gli Specchi della Bellezza

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E fece la conca di rame e il piedistallo pure di rame, servendosi degli specchi delle donne che si assembravano alla posta della tenda della Radunanza (Shemot 38, 8).

È difficile chiarire cosa voglia intendere il testo con l’espressione specchi delle donne o specchi delle schiere.

Secondo alcuni si tratta degli specchi con i quali la donne curano la loro bellezza; volendo mostrare quanto sia caduca la bellezza fisica e che quel che conta è la bellezza interiore, le donne li consegnano a Moshé perché ne faccia uso per il Tabernacolo.

La spiegazione del midrash è differente:

Quando i figli di Israel lavoravano duramente in Egitto, il Faraone emanò un decreto secondo il quale non potevano dormire nelle loro case e non potevano avere rapporti sessuali con le loro mogli.

Disse rabbi Shim’on ben Chalafta: «Che cosa fecero le figlie di Israele? Quando scendevano per attingere l’acqua al Nilo, D-o metteva nelle loro brocche dei piccoli pesci, una parte ne vendevano e una parte ne cucinavano; poi prendevano quelli cucinati, del vino e andavano nei campi per dare da mangiare ai loro mariti. Dopo aver mangiato e bevuto, prendevano gli specchi e si specchiavano con i propri mariti.

Lei diceva: «Io sono più bella di te».

E lui: «Io sono più bello di te».

In questo modo, suscitando in loro il desiderio, prolificarono e aumentarono.

D-o li ricordò in bene, come è detto: E i figli di Israele prolificarono… moltissimo (Shemot 1, 7).

Ed è scritto ancora: E la terra si riempì di loro… più li opprimevano e più aumentavano (Shemot 1, 7-12).

Per merito di quegli specchi che mostrarono ai mariti, le donne riuscirono a far sopravvivere – malgrado la dura schiavitù – tutte le schiere, come è detto:

Uscirono tutte le schiere di D-o dalla terra d’Egitto (Shemot 12, 41); ed è anche detto: Fece uscire il Signore i figli di Israele dalla terra d’Egitto, secondo le loro schiere (Shemot 12, 51).

Quando D-o disse a Moshé di costruire il Tabernacolo, vennero tutti gli ebrei e fecero le loro offerte: chi portò oro, chi portò argento o bronzo, chi portò pietre d’anice e chi pietre da incastonare; tutti offrirono con diligenza.

Le donne dissero tra loro: «Cosa abbiamo da portare come offerta per il Tabernacolo?».

Presero gli specchi e andarono da Moshé. Quando Moshé li vide si adirò e disse al popolo: «Prendete i bastoni e … [usateli] contro queste donne. A cosa servono gli specchi?».

D-o disse a Moshé: «Moshé! Tu disprezzi gli specchi? Eppure proprio questi ti hanno fatto stare in piedi tutte le schiere in Egitto. Prendili e fa di essi la conca di rame e il piedistallo per i Sacerdoti, affinché da essi si santifichino». Come è detto: E fece la conca di rame e il piedistallo pure di rame servendosi degli specchi delle donne che si assembravano alla posta della tenda della Radunanza (Shemot 38, 8). Con quegli specchi che avevano dato vita a tutte quelle schiere (Misrash Tanchuma Pekudé, 9).

Il midrash spiega l’espressione Marot hatzoveot – specchi delle schiere, intendendo: specchi che dettero vita alle schiere del popolo ebraico quando era in Egitto.

Il midrash vuole far notare come anche una cosa materiale – lo specchio della bellezza – possa essere utilizzata a fini spirituali. Ciò dipende naturalmente dall’uso che se ne fa.

Ne emerge un insegnamento: l’ebraismo non disprezza ciò che è strettamente materiale, come la bellezza fisica o altro. Anche questi valori sono naturali e vanno tenuti nella giusta considerazione.

L’insegnamento del misrash tende a indirizzare tali beni naturali verso la meta giusta: così la bellezza, non deve essere lo scopo della vita, bensì un messo per arrivare a fini spirituali.

Solo così un bene materiale riesce ad acquisire un’importanza fondamentale, a dar vita – in questo caso – ad un nuovo popolo che, oppresso com’era, sembrava spegnersi invece, proprio grazie agli specchi della bellezza, questo popolo risorge e so dirige verso la terra promessa.

Il richiamo ai pesci e alla prolificazione sono associati dal midrash per la seguente ragione: nel racconto della creazione dei pesci è scritto che questi ricevettero una speciale benedizione: D-o li benedisse dicendo prolificate, moltiplicatevi, riempite le acque dei mari… (Bereshit 1, 25).

Analoga espressione è usata nello stesso resoconto della creazione dell’uomo: D-o creò l’uomo a sua immagine… creò maschio e femmina. D-o li benedisse e esortò loro prolificate, moltiplicatevi e riempite la terra (Bereshit 1, 28).

Tratto da Cyber Derashà
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