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Quando non siamo certi se la nostra comunicazione possa far sentire male il figlio o meno, la miglior politica è semplicemente non dire nulla.

Attenzione a Come Parli

Attenzione a Come Parli

Non possiamo controllare sempre ciò che i nostri figli ascoltano

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I bambini tendono a credere facilmente alle cose che sentono o vedono. Genitori e maestri devono quindi fare molta attenzione a ciò che dicono ai loro figli e alunni e devono assicurarsi che le loro intenzioni siano completamente comprese da essi.

Un padre che una volta ho conosciuto disse a suo figlio undicenne: “Se litigherai di nuovo con tua sorella, ti darò un pugno così forte che ti farò cadere tutti i denti e dovrai raccoglierli da terra.” Il padre intendeva trasmettere il messaggio, “Ti punirò severamente”; il figlio però prese le sue parole alla lettera. Per mesi ed addirittura per tutto un anno a seguire, ogni volta che il bambino vedeva suo padre si copriva la bocca per non farsi colpire i denti.

Non possiamo controllare sempre ciò che i nostri figli ascoltano da altri; ma dovremmo almeno assicurarci che ciò che sentono dalle persone più importanti nella loro vita – i loro genitori e maestri – sia compreso chiaramente, e non supporre che non diano importanza alle esagerazioni o che comprendano i messaggi nascosti.

Ecco riportati alcuni esempi di frasi ambigue che spesso i bambini sentono:

Quando una madre dice al figlio, “Vedrai quando tuo padre torna a casa! Vedrai come ti punirà”, il messaggio che in verità sta tentando di comunicare è, “Io non ho la forza ed il tempo di trattare con te”. Comunque, il messaggio che il figlio potrebbe ricevere è che il padre è il crudele incoraggiatore della madre, cosa che non aiuta a costruire una relazione positiva. Un messaggio più chiaro potrebbe essere, “Due teste sono meglio di una. Quando tuo padre torna a casa, cercheremo di trovare una soluzione insieme.”

Quando un genitore dice al figlio, “Perché sei sempre tu a causare problemi la sera a cena?” Il messaggio che sta tentando di comunicare è, “qualcosa ti sta infastidendo, visto che gli altri bambini sono tranquilli ed educati”. Il messaggio che il figlio potrebbe recepire è che lui non è buono come gli altri. Un messaggio più chiaro che il genitore potrebbe trasmettere è: “Per favore dimmi cosa ti disturba la sera a cena. Forse possiamo trovare una soluzione al problema, cosicché i nostri pasti siano più sereni e tranquilli”.

Un maestro potrebbe dire allo studente, “La tua punizione è di scrivere cento volte, ‘non dimenticherò più i miei compiti a casa’”. Il messaggio che il maestro vuole comunicare è, “Ricordati di fare i compiti a casa”. Invece, il bambino potrebbe iniziare ad associare la scrittura ad una punizione e finire per odiare la scrittura. Forse un modo più chiaro potrebbe essere: “Scrivere una cosa molte volte aiuta a ricordarla, scrivi il messaggio cento volte.” Così facendo lo studente considera la scrittura come uno strumento utile alla memoria.

È anche importante rispettare i sentimenti dei bambini. Raccontare ai fratelli o agli altri membri della famiglia le malefatte del figlio può causare imbarazzo ed una bassa autostima, e far perdere la fiducia del figlio nei confronti del genitore. Rimproveri come “La stanza di Sara è sempre pulita” o “Adam è sempre puntuale,” non aiutano a costruire l’autostima del figlio.

È saggio capire cosa il figlio ha compreso del nostro messaggio, assicurandoci quindi che ciò che intendevamo trasmettere, sia ciò che è stato effettivamente recepito dal figlio.

“Saggi, siate attenti alle vostre parole” (Massime dei Padri 1,11). Quando non siamo certi se la nostra comunicazione possa far sentire male il figlio o meno, la miglior politica è semplicemente non dire nulla. Dovremmo sforzarci, nella nostra comunicazione coi figli, di trasmettere messaggi chiari che li lascino motivati, ispirati, e li facciano sentir bene con loro stessi.

Da Pensieri di Torà, una pubblicazione settimanale pubblicata da Chabad a Viale Libia Roma
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