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Incontro con il Magghid di Mezritch

Incontro con il Magghid di Mezritch

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Il Baal HaTanya, Rabbi Shneor Zalman di Liadi racconta: «Mentre stavo insegnando lo Shnè Luchòt Habrìt, pensai che dovevo viaggiare e scoprire altri orrizzonti mentali come era in uso a quei tempi. Due città erano le mete preferite dagli studiosi: Vilnius, che si differenziava dalle altre scuole per l’alto livello intellettuale e che era sotto la direzione di rabbi Eliyahu, il famoso Gaòn di Vilna, e Mezeritch in Volinia, nota per la Avodàt Hashèm, il servizio divino ovvero, le preghiere. Optai per la seconda poiché ritenni che sapevo studiare meglio che pregare. Il Magghìd di Mezeritch consacrava la maggior parte della giornata e della notte alla Tefillà (preghiera). Il mio rito si basava su quello dell’Arì Zàl ma mi dedicavo in prevalenza allo studio talmudico, giuridico, cabbalistico e filosofico e, sebbene fossi fortemente impressionato dal servizio divino del Magghìd e dei suoi seguaci, desiderai tornare a casa per esplorare con più costanza i capitoli cabbalistici dell’ebraismo.

Sulla strada del ritorno mi resi conto che avevo dimenticato qualcosa nell’aula di studio, quindi tornai indietro per recuperarlo. Quando entrai, il Magghìd era intento a risolvere un problema di Halachà (legge ebraica) riguardo al polmone di un animale macellato. Prestai attentamente ascolto e fui esterefatto dalla profondità dei suoi argomenti e dal suo livello di erudizione. Ci ripensai e rimasi a Mezeritch».

Il Magghìd disse che il Baal Shem Tov gli aveva comunicato che un giorno si sarebbe presentato il figlio di rabbi Barùch, rabbi Shneor Zalman, e che avrebbe dovuto mostrargli la via del chassidismo. Rabbi Shneor Zalman fu sconvolto da queste parole e si mise a tremare dall’emozione. «A Mezeritch incontrai rabbi Yossèf Meir, noto per la sua ospitalità, il quale aveva conosciuto di persona il Baal Shem Tov. Rabbi Yossèf Meir e

gli altri decani si dimostrarono molto premurosi con me poiché erano al corrente della missione che dovevo compiere nello sviluppo del movimento chassidico. Mi riportarono vicende della confraternita dei Giusti Nascosti. Alcuni di loro, da bambini,

conobbero rabbi Elièzer, il padre del Baal Shem Tov. Le notti non erano abbastanza lunghe per mettere per iscritto tutto ciò che durante il giorno veniva detto dal Magghìd. Ogni racconto conteneva tesori di insegnamento per la Avodàt Hashèm».

Purtroppo, la maggior parte dei tomi redatti dal Baal Hatànya finirono in cenere durante l’incendio che devastò la città di Lyadi nel 1810, mentre egli si trovava a Berdìtchev. Bruciarono altresì i tre quarti del codice legale ebraico che egli stese su domanda del maestro.

Durante il suo soggiorno a Mezeritch, il Magghìd fissò un orario accademico per il proprio figlio, rabbi Avrahàm, che doveva spartire con Rabbi Shneor Zalman. Questi per tre ore insegnava il Talmùd a rabbi Avrahàm, poi si scambiavano i ruoli e rabbi

Avrahàm insegnava a rav Shenor Zalman la chassidùt per altre tre ore. «Due settimane dopo il mio arrivo, prosegue il Baal Hatànya, ebbi l'onore - fortuito - di sostituire diverse volte i discepoli nel loro turno di servizio a casa del maestro. Un venerdì, egli mi chiamò e mi domandò che genere di ospiti erano stati invitati per lo Shabbàt. Dopo avergli risposto, mi chiese consiglio sulle allocuzioni da esporre a tavola. La prima non mi sembrava adatta al livello degli ospiti, neppure la seconda e tantomeno la terza e la quarta. Pronunciò, quindi, un quinto discorso che mi piacque molto. Da allora mi consultava con regolarità e ciò mi permise di arricchire considerevolmente le mie conoscenze». Un giorno il Magghìd impartì ai discepoli piu anziani una lezione molto difficile da afferrare tanto il suo contenuto era complicato e profondo. Quando gli chiesero di ripeterla perché non riuscivano a capirla, il Maestro rispose: «Chiedete a nome mio al giovane Shneor Zalman di spiegarvela».

L’interessato temeva che se i saggi avessero scoperto la sua grande cultura, non gli avrebbero mai più chiesto favori e questo lo avrebbe privato dell’onore di servirli e di prestare la propria opera in casa del maestro. Tuttavia, si trattava di un ordine impartito dal maestro stesso e lui doveva attenersi a quel comando. Così fece e, da quel momento, nessuno gli chiese più servizi di alcun genere e tutti lo trattarono con rispetto riverente. Giunse la scadenza dei diciotto mesi impostagli dalla moglie e il Baal Hatànya tornò a casa. Sulla strada del ritorno, ovunque si fermasse, raccontava dell’esistenza del Magghìd, della sua grandezza spirituale nonché della sua erudizione fuori dal comune.

Il Baal Hatànya fu edotto su quanto il Baal Shem Tov aveva confidato al Magghìd. La sua anima apparteneva al mondo spirituale dell'Azilùt ed era scesa in questo mondo per scoprirvi forme intellettuali del pensiero chassidico. Rabbi Shneor Zalman imparò dal Magghìd tutti i concetti e i comportamenti che il Baal Shem Tov aveva sviluppato nell’ambito dell’amore del prossimo e il modo per raggiungere il vero amore per Hashèm, oltre ad un fortissimo attaccamento alla Torà.

In una lettera che il Magghìd scrisse al figlio, rabbi Avrahàm, in data 5530 (1769), si leggono le seguenti raccomandazioni: «Ieri notte il maestro, rabbi Israèl Baal Shem Tov, mi è apparso in sogno e mi ha detto: ʻSappi, figliolo Berel, che nella vigna che hai piantato c’è una pianta di vite che non ha avuto pari nel popolo ebraico da secoli. È ancora giovane ma ha già meritato due volte la manifestazione del profeta Elia. Devi essere cosciente di chi hai sotto gli occhi e devi sapere come comportarti con luiʼ. Fui invaso da timore e chiesi al maestro di chi si trattava. Mi disse che era Shneor Zalman. Cominciai a tremare, per due ragioni: la prima perché il mio santo discepolo Zalman mi aveva nascosto l’informazione; la seconda, perché nel corso della nostra storia, non più di cinque uomini dalla santità eccezionale hanno meritato la rivelazione profetica prima dei quarantʼanni. Figlio mio, hai avuto l’onore di avere Shneor Zalman quale fratello e condiscepolo. Bisogna che tu gli dimostri molto rispetto e che tu gli obbedisca. Inoltre, non devi assolutamente divulgare la sua identità. Questa è la volontà di tuo padre.”

In una lettera del 5532 (1772) il Magghid aggiunge: «Il primo punto di vista emesso dal mio eminente e santo allievo, Rabbi Zalman, autore del Codice della Legge (shulchan Aruch Harav), è una piccola profezia

e, pertanto tu devi fare tutto ciò che dice . Lo ascolterai per ogni cammino da intraprendere, in quanto la sua saggezza, la sua comprensione e la sue conoscenze sono indefinibili.

Traduzione di Myriam Bentolila

A cura di Sterna Canarutto

Da Pensieri di Torà, una pubblicazione settimanale pubblicata da Chabad a Viale Libia Roma
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