Domanda: Sono un po’ confuso riguardo al digiuno del 10 di Tevèt. Quest’anno cade di venerdì, il che significa che si digiuna fino a che si fa Kiddùsh. Tuttavia pensavo che non è permesso iniziare lo Shabbàt digiunando!

Risposta: Di solito è come dici tu, non si dovrebbe iniziare lo Shabbàt digiunando. Tuttavia questo digiuno in particolare è l’eccezione alla regola. Infatti, secondo un’opinione1, se il 10 di Tevèt cadesse di Shabbàt, dovremmo digiunare l’intero giorno. Tale opinione si basa su una similitudine dei testi che descrivono gli eventi del giorno2 con quelli che la Torà usa per descrivere Yom Kippùr3 e dai quali si deduce che Yom Kippùr non va mai rimandato. (Il nostro calendario è costruito in modo tale che il 10 di Tevèt non può mai capitare di Shabbàt, ma quando il calendario era stabilito dalla corte centrale a Gerualemme, ciò poteva accadere).

Che cosa ha il 10 di Tevèt di straordinario? È il giorno in cui gli eserciti Babilonesi dell'imperatore Nevuchadnètzar (Nabuccodonosor) misero Gerusalemme sotto assedio. A prima vista questo evento sembra meno significante del giorno in cui fu aperta una breccia nelle mura (evento per il quale si digiuna il 17 di Tammùz), o il giorno in cui il Tempio è stato messo a fuoco, per il quale digiuniamo nel 9 di Av.

Tuttavia quando si guarda la tragedia nella sua interezza, la visione cambia. Un digiuno non viene stabilito solamente per mostrare quanto siamo infelici. Il digiuno viene chiamato dal profeta4 “un tempo favorevole”, un momento in cui abbiamo il potere di rettificare ciò che non è andato bene in quel giorno.

Se si vuole aggiustare qualcosa da dove si inizia? Se un fiume è inquinato, si inizia a pulire le spiagge a valle o si va a monte per tappare le fonti e impedire l’immissione di rifiuti tossici? Allo stesso modo, quando si desidera correggere il passato, l’aspetto fondamentale è tornare all’origine. È questo il 10 di Tevèt.

In questo giorno, come ho scritto, il Re della Babilonia e le sue truppe misero Gerusalemme sotto assedio. Nessuno poteva uscire né entrare. Tutti gli abitanti della città dovevano per forza convivere l’uno con l’altro senza possibilità di scampo. I nostri saggi dicono che “D-o manda la cura prima della malattia” e questo evento ne è un esempio, poiché l’assedio dava potenzialmente l’opportunità agli Ebrei di Gerusalemme di unirsi: se l’avessero fatto, nessun esercito sarebbe stato capace di attaccarli5 e Nevuchadnètzar e i suoi guerrieri si sarebbero ritirati, come era successo anni prima con l’esercito di Sennacherìb.

Siamo in esilio da circa duemila anni, dalla distruzione del Secondo Tempio. Qual è la motivazione dietro a questo esilio così lungo? I nostri saggi lo attribuiscono a un fattore principale: l’odio gratuito. Quando regna armonia tra gli Ebrei, essi sono invincibili. Quando, D-o non voglia, ci sono discordia e acrimonia, c’ è l’esilio. L’assedio di Gerusalemme nel 10 di Tevèt ci diede l’opportunità di aggiustare la radice della causa dell’esilio prima ancora che l’esilio stesso iniziasse.6

Così pure ogni anno, il giorno del 10 di Tevèt è un momento favorevole per soffermarsi sulla causa dell’esilio e curarla, creando armonia tra di noi per porre finalmente fine all’esilio una volta per tutte. Per raggiungere questo scopo è necessario a volte sacrificare parte del godimento e della tranquillità dello Shabbàt, ma ne vale certamente la pena.

A livello pratico, questo venerdì sera si recita kiddùsh appena appaiono tre stelle di grandezza media, e il digiuno è ufficialmente finito (vedi chabadroma.org/143790 per l’orario preciso). Coloro che stanno digiunando non dovrebbero mangiare fino a dopo che hanno sentito il Kiddùsh.

Augurandoti un digiuno facile e significativo,

Rav Eliezer Zalmanov, per concessione di Chabad.org