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Buono e Dolce

Buono e Dolce

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La luce del sole è piacevole, la pioggia è rinfrescante

Il vento ci rinforza, la neve è esilarante

Non esiste il brutto tempo

Soltanto diversi tipi di bel tempo

John Ruskin (1819-1900)

Recentemente un genitore mi ha scritto che suo figlio si lamenta spesso. “Si lamenta sempre e non è mai felice, trova sempre l’aspetto negativo di ogni situazione. Cosa posso fare?”

Gli ho spiegato che tradizionalmente prima di Rosh Hashanà ci si augura “un anno buono e dolce”. Come mai l’espressione doppia? Abbiamo fede nel fatto che ogni cosa che il Sign-re ci manda è buona, ma ci sono due tipi di "buono": dolce e amaro.

Alcune situazioni sono sia buone che dolci, ovvero possiamo percepirne la bontà, mentre altre sono buone ma non dolci, poiché non ne percepiamo la bontà. Dopo molti anni potremmo arrivare a scoprire che in effetti era tutto per il nostro bene, o forse non lo scopriremo mai. Prima di Rosh Hashanà chiediamo al Sign-re che qualsiasi cosa accada nel nuovo anno sia non solo buona ma anche dolce, ovvero chiediamo di ricevere una bontà rivelata, che possiamo percepire subito.

Il Talmud insegna che quando ci sembra di vivere delle esperienze negative dobbiamo dire subito "gam zu letovà – anche questo è per il bene": ci deve necessariamente essere del bene, anche se non lo riusciamo a percepire immediatamente. Puoi scegliere questa espressione oppure altre come ‘fantastico!’ o ‘eccellente!’ o qualsiasi altro messaggio positivo preferisci, l’importante è che tu lo ripeta spesso. Coinvolgi i tuoi figli nell’abituarsi a questa pratica positiva finché diventa parte della loro natura. Così facendo, quando - D-o non voglia - accade un evento negativo, anziché lamentarsi della difficoltà o della sofferenza la reazione immediata sarà quella di dire “anche questo è per il bene”.

Un padre e un figlio stavano andando all’aeroporto di corsa, per prendere un aereo con il quale avrebbero dovuto recarsi in un’altra città per partecipare ad una importante festa di famiglia. Quando arrivarono al gate fu detto loro che il volo era stato annullato. Il figlio iniziò a lamentarsi: “non ci credo! Come faremo ora…?”, mentre il padre gli rispose, “Perché sei così agitato? Io sono contento che il volo sia stato anullato”. Il figlio, perplesso chiese, “cosa intendi che sei contento?” Il padre spiegò, “mi vengono in mente tre motivi che possono aver causato l’annullamento di questo volo. C’erano problemi con il motore, il pilota non si è sentito bene oppure c'è brutto tempo. Se il motivo era uno di questi, allora preferisco non essere su quell'aereo e sono contento che abbiano annullato il volo”.

Come in ogni aspetto della vita, anche in questo caso è la pratica costante che porta ad ottenere risultati. Il modo migliore per modificare le nostre reazioni è quello di ripeterle la pratica appena suggerita e darsi incentivi giusti. Ogni volta che usiamo questa tecnica, fermiamoci a riflettere e ci accorgeremo di come stiamo cambiando e diventando persone più positive.

Quando un genitore mantiene questa attitudine con coerenza, essa contagia anche la famiglia. Prima o poi sentirai i ragazzi dire “è buono” anche quando sentono una notizia spiacevole. Ciò non cambierà la situazione in sé ma sicuramente cambierà i nostri sentimenti e ci aiuterà ad affrontare la situazione più facilmente.

Provaci! Funziona.

Di Rav Yaakov Lieder per gentile concessione di Chabad.org

Da Pensieri di Torà, una pubblicazione settimanale pubblicata da Chabad a Viale Libia Roma
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