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Il Rilegatore in Gan Eden

Il Rilegatore in Gan Eden

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Rabbi Elimelech di Lyzhensk si ammalò gravemente. Quando si ristabilì in modo miracoloso, i suoi discepoli più vicini si armarono di coraggio e gli chiesero con rispetto cosa aveva visto quando era in bilico tra la vita e la morte. Rabbi Elimelech accettò di rivelare un dettaglio che aveva imparato:

“Mentre camminavo nel Gan Eden, il giardino del Paradiso, scorsi, tra le anime più onorate, un volto familiare. Sembrava essere quello di Mottel, il rilegatore. In effetti, Mottel era un buon Ebreo, un gran lavoratore ed una persona onesta, ma, dopotutto, tante altre persone possedevano queste qualità; per di più non era poi così erudito!

“Sei proprio tu, Mottel?” chiesi all’anima in questione appena ebbi l’occasione di avvicinarmi ad essa.

“Si sono io!”, rispose Mottel, felice di essere stato riconosciuto.

“Ma come sei riuscito a meritare un posto così invidiabile?”, chiesi innocentemente.

“Quando sono arrivato davanti al Tribunale Celeste, mi hanno chiesto ciò che si chiede abitualmente. Ho dovuto ammettere, sfortunatamente, che avevo studiato pochissimo la Torà: non ero molto portato per lo studio. Inoltre eravamo molto poveri e dovetti cercare lavoro quando ero molto giovane, in modo da poter aiutare i miei genitori a sfamare la mia famiglia. Molto giovane, spiegai al Tribunale Celeste, fui assunto come apprendista in una legatoria… Gli angeli cominciarono a pesare i miei meriti e i miei sbagli. Sul piatto destro della bilancia, deposero le mie buone azioni. Rendevano il piatto della bilancia il più pesante possibile affinché ricevessi una grande ricompensa per la gioia e la sincerità con le quali compievo le Mitzvòt.

"Ma altri angeli arrivarono e caricarono il piatto sinistro con i miei peccati e i miei sbagli. Ce n’erano molti, al punto che il piatto sinistro si abbassava sempre di più. La maggior parte dei miei peccati non era molto seria ed erano peccati dovuti quasi sempre alla mia ignoranza. Ma, gli uni aggiunti agli altri, rendevano sempre più pesante il piatto sinistro. Mentre ero davanti al Tribunale Celeste, tremolante e imbarazzato dalla vergogna, apparve improvvisamente un angelo che portava un vecchio libro di preghiere, che tirava una carretta piena di sacchi.

“Sono l’angelo che veglia sulle pagine rovinate dei vecchi libri. Mi reco in ogni casa ebraica, in ogni sinagoga e in ogni scuola ebraica. Verifico lo stato dei libri sacri. Appena trovo un libro rovinato, con le pagine consunte o la copertina strappata, mi rallegro perché capisco che è stato utilizzato tante volte. Ma quando vedo che alcuni di questi libri sono rovinati al punto di essere inutilizzabili, mi sconvolgo perché ogni libro sacro e ogni pagina possiede un’anima santa, che devono essere trattati con cura e rispetto. Durante le mie missioni sulla terra, spesso ho incontrato l’uomo che aspetta il vostro giudizio. Ancora bambino, Mottel, era molto attaccato al suo libro di preghiere, lo accarezzava e lo baciava prima di richiuderlo. Quando fu obbligato ad imparare un mestiere, supplicò suo padre di farlo lavorare da un artigiano che rilegava i libri vecchi. Non ho mai visto un rilegatore come Mottel, proseguì l’angelo che prendeva le mie difese con tanta foga. Non si è mai sbagliato nell’ordine delle pagine, non ha mai dimenticato un punto della cucitura ed ha sempre utilizzato le migliori colle.

Di tanto in tanto, si recava nelle sinagoghe della sua città e verificava lo stato dei libri: portava a casa sua quelli che avevano un disperato bisogno di lessere aggiustati e passava buona parte della notte a ripararli, a dar loro nuova vita. La mattina presto, li riportava nelle sinagoghe: nessuno sapeva niente e nessuno lo aveva mai pagato per questo! Chiedo dunque, rispettosamente, al Tribunale, il permesso di scaricare la mia carretta e di deporre sulla bilancia tutti i libri di preghiera e di studio ai quali Mottel il rilegatore ha dato una seconda vita, affinché il loro peso si sommi a quello delle sue buone azioni."

Il Tribunale Celeste accettò. Prima ancora che la metà dei sacchi fosse svuotata, il piatto destro, quello delle Mitzvot, crollò grazie al peso dei libri. “Credetemi, caro Rabbi, concluse Mottel, ero io stesso stupefatto di ciò che accadeva davanti a me e mi meravigliai quando mi condussero in questo posto d’onore!”

“Avrei voluto chiedere altre cose a Mottel riguardo la sua vita sulla terra e la sua vita nel Gan Eden, continuò Rabbi Elimelech, ma proprio in quel momento, riscoprivo la salute. Poco importa, la storia di Mottel parla da sola! Ma ricordiamoci ad ogni modo, aggiunse Rabbi Elimelech, che D-o non resta mai debitore e ricompensa con scrupolo ogni buona azione, persino quando si tratta di preservare con cura le pagine consunte di un vecchio libro di preghiere!”

Tradotto da Aharon Leotardi

Da Pensieri di Torà, una pubblicazione settimanale pubblicata da Chabad a Viale Libia Roma
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