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Chi ti ha dato il permesso di salvare i bambini?

Il Soldato, il Maghìd e i Bambini

Il Soldato, il Maghìd e i Bambini

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Un giorno un paesano si recò insieme a sua moglie dal Maghid di Kojnitz per chiedere una benedizione: non avevano ancora figli. Il Maghid promise di pregare per loro e in effetti l'anno seguente nacque loro un figlio. Qualche tempo dopo, il bambino si ammalò gravemente. Data l'emergenza, la madre insistette con suo marito affinché si recassero di nuovo a Kojnitz per chiedere un' altra benedizione al Maghid. Ancora una volta il Maghid promise " Il bambino guarirà! " Ma le condizioni del bambino peggioravano sempre di più: sua madre rimaneva seduta giorno e notte al suo fianco.

Un giorno, dopo essersi addormentata si svegliò di colpo e vide un soldato che stava dando da bere al bambino una strana mistura. La donna, impaurita, si mise ad urlare e il soldato scappò. Il bambino però cominciò a guarire progressivamente. Chiaramente i genitori si rallegrarono della guarigione ma, allo stesso tempo, temettero di essere stati vittime di un atto di stregoneria. Si recarono così ancora una volta dal Maghid e gli raccontarono cos'era successo. Il Maghid li rassicurò dicendo loro di rientrare a casa tranquilli poiché ciò che era successo era del tutto normale. Poi il Maghid chiese al suo aiutante di prendere il suo bastone, recarsi al cimitero e battere sulla tomba di un certo soldato dicendogli che il Maghid voleva incontrarlo. Il servo obbedì e ben presto il Maghid poté parlare al soldato. "Chi ti ha dato il permesso di salvare i bambini?" gli chiese.

"Rabbi, ecco la storia della mia vita. Ero ancora molto giovane quando sono stato obbligato con la forza ad arruolarmi nell' esercito dello zar. Putroppo, non avendo avuto nemmeno il tempo di ricevere un'educazione ebraica normale e non essendoci nessun altro ebreo nel mio reggimento, cominciai a comportarmi esattamente come tutti gli altri.

Un giorno, incontrammo un ebreo molto povero: i soldati lo circondarono, frugarono nei suoi vestiti e scoprirono nella sua fodera 75 rubli, di cui non esitarono ad appropriarsi. Per paura che la vittima andasse a denunciare l'accaduto al comandante, impiccarono l'ebreo ad un albero e poi se ne andarono via soddisfatti. Quando vidi questo, il mio cuore di ebreo si mise a battere sempre più forte. Non appena i soldati si allontanarono, presi un pugnale, tagliai la corda e aiutai il povero ebreo a riprendere fiato. Avevo un po' di soldi in tasca e gli diedi 75 rubli. L'ebreo mi ringraziò e si affrettò a tornare a casa.

Nel frattempo i soldati erano tornati in caserma. Quando il comandante fece l'appello, notò la mia assenza e mandò due miei compagni a cercarmi. Questi mi trovarono non lontano dall' albero e notando che l'ebreo non era più lì capirono che gli avevo salvato la vita e pensarono che li avrei sicuramente denunciati. Decisero dunque di impiccarmi e raccontarono al comandante che mi avevano trovato impiccato. Fui seppellito a Kojnitz.

Quando la mia anima arrivò alle porte del Cielo, ci fu una controversia: concedermi subito il Gan Eden era impossibile perché durante tutta la mia vita avevo accumulato troppe trasgressioni. Mandarmi al Ghehinnom però era altrettanto impossibile perché avevo salvato la vita di un ebreo al prezzo della mia stessa vita. Fu così deciso che avrei avuto il potere di guarire i bambini, ed è quello che faccio da quel giorno."

Quando il Rebbe di Gustinin racconta questa storia aggiunge "Si capisce senza sforzo il valore dell'oro, del denaro e delle pietre preziose, ma non abbiamo alcuna idea del valore di un'anima ebraica!"

Da Pensieri di Torà, una pubblicazione settimanale pubblicata da Chabad a Viale Libia Roma
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