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Prigioniera del passato

Prigioniera del passato

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Mi sono sposata cinque anni fa; eravamo molto giovani e immaturi. Circa tre anni fa mio marito ha passato un periodo difficile ed era diventato molto negativo nei miei confronti, completamente indifferente alle mie necessità. Era appena nato il nostro primo figlio (eravamo entrambi impreparati), io soffrivo di depressione post partum ma a lui non importava nulla; era concentrato solo sulla sua vita, nel migliore dei casi mi diceva di prendere le cose così come stavano, nel peggiore dei casi mi ignorava del tutto. Dopo un paio d’anni d’inferno, durante i quali sono arrivata a volere il divorzio, le cose si sono stabilizzate. Ci siamo rivolti a un consulente coniugale e lentamente siamo rientrati sui binari. Lui è effettivamente molto cambiato: ho avuto di recente un aborto spontaneo e lui è stato lì per me incondizionatamente, occupandosi di me a 360 gradi. Il mio problema adesso è che non riesco a liberarmi del passato e non credo di averlo perdonato del tutto per i momenti orribili che mi ha fatto passare. Lo devo perdonare?

Perché mi è così difficile voltare pagina e lasciarmi tutto alle spalle?

Personalmente, vedo il matrimonio come un viaggio i cui guidatori sono la coppia sposata. Lungo il tragitto ci sono sempre svolte e marce indietro; è normale attraversare momenti difficili ma a volte la coppia non ha la maturità emotiva e le risorse necessarie per affrontarli e da qui scaturiscono reazioni spiacevoli. Le persone e le situazioni però possono cambiare e allora, come hai detto tu, “si ritorna sui binari”. È incoraggiante sapere che vi siete impegnati per migliorare le cose e che tu riconosci il cambiamento in tuo marito.

È impossibile capire tutti i fattori coinvolti in una battaglia interiore dell’altro, anche se “l’altro” è il nostro compagno di vita. Credo quindi che non sia giusto giudicare l’altro troppo severamente. Nel vostro caso, la nascita di un figlio è un evento che tocca profondamente anche i padri, tanto che si sta cominciando a riconoscere una forma di “depressione post partum” anche dei papà.

Spesso sono proprio le regressioni a tracciare la strada alla conseguente crescita e la sofferenza che le accompagna ci spinge a lavorare di più su noi stessi nel futuro. Al punto in cui siete, ritengo che il miglior indicatore dell’impegno di tuo marito sia il suo comportamento attuale. Si sta impegnando per migliorare, ed è stato amorevole e rassicurante dopo la perdita del bambino. Questo mostra chiaramente quanto lui tenga a te e al vostro rapporto ed è un segnale positive per il futuro.

È comprensibile che sia difficile per te dimenticare il momento così emotivamente difficile che hai passato. In tutti noi, e nelle donne ancora di più, l’emotività gioca un ruolo importante nelle decisioni e nei pensieri e la sfera emotiva resta scolpita nella nostra sfera psichica. La tua emotività quindi ti porta a sentire ancora fortemente le sensazioni provocate dalle ferite del passato. Credo però che sia cruciale per il vostro future che tu trovi in te stessa il modo di perdonare tuo marito. Dico “perdonare”, non

“dimenticare”. Tutti commettiamo degli sbagli, fa parte della natura umana, e tutti abbiamo il diritto di essere perdonati, soprattutto quando ce ne mostriamo sinceramente dispiaciuti. D’altra parte, non vogliamo completamente dimenticare i comportamenti negativi del passato al fine di restare vigili sull’eventualità che essi possano ripetersi.

L’esperienza del passato può fungere da campanello d’allarme nel futuro per altre eventuali crisi. Se ciò dovesse sfortunatamente accadere di nuovo, ti consiglio di rivolgervi a terapisti prima che la crisi si aggravi.

So che è molto difficile perdonare senza dimenticare ma ha enormi benefici. L’ebraismo crede fortemente nella capacità delle persone di cambiare in meglio, di fare teshuvà (che viene comunemente tradotta come “pentimento” quando in realtà significa più “ritorno”). È scritto nei Proverbi che “un giusto cade sette volte e si rialza” e l’interpretazione più nota è che la risalita del giusto è dovuta proprio alla sua precedente caduta. Se i ruoli fossero capovolti saresti tu a voler essere perdonata. Se però ti è veramente impossibile superare il risentimento, allora potrebbe essere opportuno rivolgerti a un terapista personale che ti aiuti a capire cosa ti impedisce di andare avanti e superare il tutto.

Ti auguro che il vostro rapporto si rafforzi sempre più e sia una fonte di gioia per entrambi voi per molti, molti anni a venire!

Di Beryl Tritel, per gentile concessione di chabad.org

Di Sarah Chana Radcliffe
Sarah Chana Radcliffe, M.Ed.,C.Psych.Assoc. è l’autrice di "Raise Your Kids without Raising Your Voice".
Da Pensieri di Torà, una pubblicazione settimanale pubblicata da Chabad a Viale Libia Roma
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