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Ottavo comandamento: Non Rubare

Ottavo comandamento: Non Rubare

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Sulla strada del ritorno dalla fiera la carrozza di un mercante si ruppe. Era venerdi, e il mercante non aveva altra scelta che raggiungere il centro abitato più vicino e trascorrere lì lo Shabbat.

Chiese di un uomo benestante di cui aveva sentito parlare e gli affidò in deposito fino a dopo Shabbat il proprio portamonete e i beni che aveva con sé.

La sera successiva andò a ritirare i propri beni, ma l’uomo negò che gli fossero stati lasciati oggetti in deposito, sordo alle suppliche e insistenze del povero mercante. Non c’erano testimoni, e a alla fine il mercante si dovette arrendere e tornare a casa, con il viso cupo e a mani vuote.

Dopo qualche tempo l’uomo ricco perse la sua fortuna. Decise di recarsi da Rabbi Yehuda Arie Leib di Ger e gli consegnò una lettera che conteneva due richieste: voleva essere liberato una volta per tutte dall’ingiusto sospetto di essersi appropriato di denaro altrui che, si diceva, gli era stato lasciato in deposito, e chiedeve consiglio al Rebbe circa l’opportunità di iniziare un commercio in un’altra città.

Il Rebbe lesse la lettera, poi guardò intensamente negli occhi l’uomo che aveva di fronte. Alla fine rispose: “per quanto riguarda il commercio, dovreste consultare qualche esperto del campo; io non sono sufficientemente competente. Per quanto riguarda il deposito, è fuori discussione che dovete senza ulteriore ritardo restituire il denaro a chi gli appartiene!”.

Tratto dal periodico Lechaim
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