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Riesci ad Ascoltarti Quando Parli?

Riesci ad Ascoltarti Quando Parli?

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Hai un registratore a portata di mano? Prova ad accenderlo alle 8:00, alle 17:00 e alle 20:00 per qualche giorno. Lascialo acceso per un periodo di tempo abbastanza lungo da registrare la tua voce in quei momenti diversi. Come sembra la tua voce? Musicale, armoniosa e melodiosa? Oppure tormentata, dura o stridula? Forse è tutte queste cose insieme, a seconda di quanto hai dormito la notte...

Anche i tuoi figli sono dei registratori. La tua voce viene programmata nei loro piccoli cervelli. Tra vent’anni circa essa uscirà dalle loro bocche mentre si occupano dei loro figli la mattina, dopo la scuola e all’ora della ninna nanna. Essi avranno la tua voce. Sarà una buona cosa?

Il tono e il volume della voce comunicano messaggi diversi. Un mormorio basso può comunicare contentezza ed affetto, e tranquillità. Invece una voce rumorosa e tagliente può comunicare ira, panico, isteria, eccitazione o gioia – a seconda del tono, del ritmo e, ovviamente, del contenuto.

Quando il contenuto del messaggio si esprime in un tono di critica, (non mi piace quando versi i cereali sul tavolo), e viene comunicato con una voce severa e fredda (non mi piace quando i TUOI cereali si rovesciano sul tavolo!), il bambino sente anche il sottointeso. Infatti egli potrebbe percepire che “...e non mi piaci TU quando fai così”. Un tono di voce rigido include anche un rifiuto e un insulto. Idealmente questo tono dovrebbe essere usato molto raramente solamente in presenza di misfatti estremamente seri che hanno a che fare con l’illegale, l’immorale o l’oltraggioso. Per quanto riguarda il comportamento di ogni giorno, nei confronti dei soliti comportamenti come litigare con i fratelli, non ascoltare i genitori ecc. si può usare un tono più cortese. Si possono stabilire dei limiti e delle aspettaive e si può mantenere la disciplina usando un tono di voce serio ma calmo. Come insegna il re Salomone, “le parole dei saggi sono udite gentilmente” (Ecclesiaste, 9:17). I piagnistei, i pianti, le urla e gli scatti di collera e altri modi di comunicazione verbale vanno lasciati ai piccoli della famiglia, fino a quando imparano a comunicare con le parole.

Il concetto di se stesso che un bambino ha è strettamente legato al suo nome. Perciò è molto importante usare un tono di voce piacevole quando si usa il nome del bambino. A volte genitori possono essere tentati di ringhiare o gridare il nome di un bambino che forse non sta ascoltando o cooperando. “LEAH! Quante volte devo dirti di non stare in piedi su quella sedia!” Infatti, più volte il genitore chiama il bambino, più diventa probabile che il genitore finirà per gridare il nome del bambino in un tono di voce sgradevole. Se si moltiplica questa esperienza per diverse volte nel corso della giornata o della settimana si potrebbe alla fine avere a che fare con un bambino al quale non piace il suono del suo nome. Infatti egli potrebbe identificare il suo nome con il dispiacere, la punizione o il rifiuto, tutto questo potrebbe indurre una persona a voler cambiare nome. Per evitare tutto ciò i genitori possono fare attenzione a non urlare il nome del figlio usando la regola delle Due Volte: non permetterti mai di chiamare tuo figlio più di due volte. In questo modo si possono evitare le diverse frustrazioni che portano poi a parlare con un tono sgradevole. Un altro trucco è quello di andare dal bambino e parlargli da molto vicino, in questo modo non è necessario usarne il nome. Una terza idea sarebbe di non usare un tono spiacevole quando si chiama il nome del proprio figlio, mai.

Quindi, allena la tua voce ad essere gradevole, vedrai che farà sentire tutti a casa molto meglio.

Sarah Chana Radcliffe, M.Ed.,C.Psych.Assoc. è l’autrice di "Raise Your Kids without Raising Your Voice". Per gentile concessione di Chabad.org

Da Pensieri di Torà, una pubblicazione settimanale pubblicata da Chabad a Viale Libia Roma
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