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C’è una differenza tra l’inclinazione malvagia e l’anima animale?

C’è una differenza tra l’inclinazione malvagia e l’anima animale?

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Domanda: Mi piacerebbe sapere se lo yètzer harà, ovvero l’inclinazione malvagia, è un termine equivalente a nèfesh habehamìt, anima animale. Nei testi Ebraici in generale e Chassidici in particolare questi termini che descrivono i desideri bassi dell’uomo sembrano intercambiabili. Se non sono la stessa cosa, qual è il nesso tra i due?

Risposta:

La tua domanda è molto interessante. Nonostante i due termini sembrano essere simili, in realtà si riferiscono a due cose diverse.

La tua anima animale, la nèfesh habehamìt, è la fonte di tutti i tuoi impulsi egocentrici, che non sono necessariamente malvagi. In poche parole, l’anima animale è passione egocentrica. Ciò non significa che sia di per sé negativa; può essere neutrale o anche positiva.

Lo yètzer harà, invece, è l’inclinazione malvagia, ovvero, la propensione a fare del male. Ad esempio, il desiderio di mangiare cibo non kashèr, di rubare soldi o fare qualsiasi azione proibita dalla Torà. Tutti questi impulsi provengono dallo yètzer harà.

La parola yètzer è collegata alla parola tziùr, che significa ‘forma’. Lo yètzer harà prende la materia prima della passione innocua dell’anima animale e le dà forma, incanalandola verso fini immorali.

Perciò lo yètzer harà, la forma di passione animale, deve essere distrutto o almeno ignorato, poiché esso è intrinsecamente malvagio. L’anima animale, d’altro canto, è una passione naturale che deve solamente essere riformata e re-indirizzata. Di solito ciò va fatto passo dopo passo: una volta che l’aspetto negativo è stato distrutto o indebolito, allora è possibile proseguire col passo successivo e rivestire la passione animale di una forma nuova e positiva.

L’anima animale gravita naturalmente verso ciò che essa percepisce come piacevole e gratificante. Come esseri umani, i nostri piaceri predefiniti sono fisici e spesso proibiti. Spetta a noi il compito di riprogrammare l’anima animale e di insegnarle che può soddisfare le sue voglie egoiste, per anelare a ciò che è infinitamente migliore e più dolce di qualsiasi cosa che questo mondo possa offrire, ovvero, una connessione con D-o.

Se l’anima animale può essere programmata con successo per desiderare il Divino, allora il beneficio che se ne ricava è immenso, poiché la forza della passione impetuosa dell’anima animale è maggiore di quella dell’anima Divina. Prova a paragonare la tua euforia verso una buona bistecca a quella che provi nel fare una mitzvà. Riusciresti a pensare di incanalare quello stesso entusiasmo verso la preghiera o il dare soldi in tzedakà?

Di Malki Janowski, per concessione di Chabad.org

Fonti: Likutei Torà, Chukàt 56c ff.; Hemshech 5672 vol. 1 p. 46. Vedi anche Torà Ohr, Miketz 38b per una spiegazione alternativa ma simile riguardo alla differenza tra l’anima animale e lo yètzer harà.

Da Pensieri di Torà, una pubblicazione settimanale pubblicata da Chabad a Viale Libia Roma
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