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31 Gennaio 2018

Tu BiShevat

Tu BiShevat

Il Nuovo Anno degli Alberi

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Tu BiShevàt, il quindici del mese di Shevàt, è il "Capodanno degli Alberi". Il motivo fondamentale per cui si festeggia il capodanno degli alberi è che molte delle mitzvòt sono legate ad essi (e all'agricoltura in generale) e sono legate in qualche modo all'età degli alberi. È necessaria quindi una data di apertura e di chiusura dell' "anno degli alberi" per poterne definire l'età e quindi le norme halachiche in riguardo (così come esiste "l'anno scolastico, l'anno fiscale", ecc.).

A Tu Bishvàt si usa mangiare frutta, in particolar modo i frutti delle sette speci con le quali è stata benedetta la terra d'Israele. Questi sono il grano e l'orzo, l'uva, i fichi, le melagrane, le olive e i datteri. In questo giorno si riflette sul concetto “ki ha'adam etz hassadé” (Devarìm 20, 19), espressione che potrebbe essere tradotta con "l’uomo è come l’albero del campo" e sulle lezioni che possiamo trarne

Segui i seguenti link per ulteriori informazioni e delucidazioni su questa giornata:

La sua perfezione si vede tramite il suo frutto, nel beneficiare gli altri, e nell’aiutare a perpetuare la nostra grande eredità di nazione.
Perché festeggiare gli alberi quando non crescono?
Le mitzvòt che abbiamo prodotto ieri, la tzedakà che abbiamo dato, i tefillìn che abbiamo indossato, non ci esonerano dal ripeterle oggi
È davvero necessario chiamarlo "capodanno" allorchè non riguarda direttamente la specie umana
Le radici sono il simbolo della stabilità, della buona educazione e di carattere fermo. Il frutto rappresenta le sue azioni meritorie
Mediante le Sue creazioni vegetali, Hashèm (il Sig-re) ci impartisce una grande lezione di umilità.
Il Seder di Tu Bishvat di Rav Shalom Bahbout, edizione in e-book curata da David Pacifici, Torah.it.
Tu BiShvat non è una festa comandata nella Torà scritta, come Pesach, Shavu’òt e Succòt, per esempio. E non è nemmeno indicata nella Legge Orale, a differenza di Chanukkà e di Purim.
La parola ebraica per natura, teva, può essere letta, secondo i caratteri ebraici, anche tovea, che vuol dire affogare.
Sia l’anima Divina che quella animale contengono delle vasti riserve di sentimento e profondità che possono rimanere per sempre celate se non stimolate a venire all’aperto
La fede è sepolta sotto terra, nascosta anche da noi stessi
Non basta che abbia studiato la Torà una volta o che abbia praticato le mitzvòt una volta: egli deve continuamente ricevere il nutrimento dalle sue radici
Che senso ha però consumare i frutti e dire l’apposita benedizione, nel giorno in cui la natura rifiorisce, su cibi che non sono ancora cresciuti e maturati?
Con il permesso del sultano disperato, riuscirono a far inalare qualche goccia nella bocca del moribondo.
I servitori di Adriano furono sorpresi dagli onori che venivano dati a questo vecchio e povero ebreo