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Apriti Cuore

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La mitzvà di fare tzedakà1 appare due volte nella Parashà odierna ed ogni volta con un linguaggio doppio con l'intenzione di sottolinearne l'importanza. Prima "sicuramente aprirai la tua mano" (letteralmente: aprire, aprirai... Devarìm 15, 8) e la seconda "sicuramente darai" (letteralmente: dare, darai... 15, 10).

I maestri imparano da questo sottolineamento che dare la tzedakà non può essere limitata ad una sola volta ma "aprire, aprirai - anche varie volte" e "dare, darai - anche cento volte" (Rashì in loco).


Perché la ripetizione delle stesso concetto due volte e a soli due versetti di distanza?

Sono due le lezioni riguardo la tzedakà che la Torà ci vuole trasmettere. La prima riguarda più il datore che colui che la riceve.

La Torà gli insegna di non chiudere il proprio cuore e di conseguenza la sua mano, dandogli una terapia sicura - "aprire, aprirai, anche varie volte": la lotta tra la persona e la sua inclinazione negativa non deve mai andare a finire con una chiusura; deve continuare ad aprire.

Nel contesto molto più generale, è naturale che ci siano dei momenti "no" durante i quali si preferirebbe sprofondare dentro a sé stessi. È importante usufruire di questi momenti per effettuare un'introspezione indirizzata ad un miglioramento e non cadere nella trappola della depressione senza uscita. Il momento potrà essere trasformato per diventare un seme di una nuova crescita. "Aprire, aprirai": anche nel momento di naturale chiusura, tieni un occhio sulla porta aperta.

Tornando al contesto della Tzedakà, "aprire, aprirai" anche quando non ha senso "spendere" o forse non conviene. La Tzedakà non è un investimento, è un fine in sé. Il dare ti apre il cuore e ti aiuta ad essere aperto verso tutto ciò che è positivo nella vita.

Nel secondo versetto la Torà pensa al bisognoso. Gran parte della dinamica della Tzedakà avviene all'interno della persona che la effettua, come spiegato sopra. Non dimenticarti che il povero ha sempre e comunque bisogno della tua assistenza. Dopo tutta la profondità e il bene che avviene dentro di te con la dinamica della Tzedakà, non ti scordare che dall'altra parte c'è un essere umano che ha bisogno. Ovunque ti trovi nel tuo percorso personale, "dare, darai".

Basato sulle opere del Rebbe di Lubavitch זי"ע


NOTE
1.

Spesso tradotto con "carità" in realtà vuol dire "giustizia" ossia fare ciò che è giusto. Nel contesto specifico ci si riferisce all'assistenza economica ai bisognosi. Maimonide elenca otto livelli di Tzedakà, mettendo al primo posto l'aiutare una persona a lavorare e a diventare economicamente indipendente.

Rav Shalom Hazan è direttore di Chabad Lubavitch di Monteverde.
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