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Vedere D-o dentro la fisica

Vedere D-o dentro la fisica

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È opinione di molti, sia anziani che giovani, che le teorie e le scoperte della scienza moderna siano, in qualche modo essenziali e in contrasto con una fede religiosa tradizionale. Il conflitto che ne risulta porta alcuni a rifiutare la scienza e altri a rifiutare la fede. Un dilemma squisitamente moderno.

Fino al 17° secolo, non vi era distinzione fra rabbini e studiosi, mentre la scienza sfidò assai poco la fisica e la cosmologia della Bibbia e neppure gli articoli di fede di cui costituivano la base. Ma con l'esplodere della scienza moderna, è diventato impossibile ignorare questa sfida.

Lentamente, la storia della creazione, l'idea dell'unicità dell'essere umano, l'idea di un universo con la terra al suo centro e, dunque, un luogo dove un D-o trascendente poggia la Sua particolare attenzione, è diventata problematica. È stata messa altrettanto in questione la credibilità dei miracoli, per esempio, la separazione del Mar Rosso, la rivelazione sul Monte Sinai e anche l'idea stessa di un popolo eletto.

La filosofia cartesiana sottolineò la netta divisione fra la mente e il corpo e spianò la strada per la visione newtoniana di un mondo fisico completamente materialistico. L'universo vivente della Bibbia e della teologia medievale, un universo pieno di intenzione e intelligenza la cui propulsione viene dall'amore di D-o per il beneficio dell'umanità diventò una macchinaorologio senza vita. La coscienza umana, tutto il ricco mondo delle motivazioni e le aspirazioni umane, non ebbe posto nel disegno di Newton e neanche nella biologia rigidamente deterministica di Darwin che quel disegno ispirò. Eravamo degli alieni in un mondo alieno.

Una delle forze motrici dietro qualsiasi percezione religiosa è il tentativo di formare un quadro coerente del mondo e del proprio posto lì dentro. L'incapacità della fisica classica di dare una spiegazione per la coscienza o di assegnarle un ruolo di rilievo ha portato alla disperazione religiosa chi ha preso sul serio la nuova visione scientifica del mondo. A livello molto profondo, la sfida più grande ai fondamenti della fede viene dalla scienza piuttosto che dai dubbi su problemi specifici della dottrina ebraica.

Ma il pensiero di Newton non è più una componente incisiva della fisica. Tutta la visione meccanicistica del mondo che essa ispirò è scientificamente antiquata. A sostituirla abbiamo la nuova-fisica: la teoria della relatività e quella della meccanica quantistica. Delle due teorie, quella della meccanica quantistica offre la miglior possibilità di trasformare la nostra percezione di noi stessi, portando ad una nuova comprensione religiosa.

La fisica quantistica è radicalmente diversa dalla fisica classica. Solleva necessariamente la questione del ruolo della coscienza del mondo fisico perché, nel laboratorio di meccanica quantistica non vi è una netta distinzione fra l'osservatore e l'osservato. Gli osservatori (esseri coscienti), oppure le macchine da loro inventate, scatenano gli avvenimenti. La loro attenzione ha un'influenza sul risultato degli esperimenti. Nel gergo della fisica “cambiano la realtà”.

Ancora più importante è il fatto che la fisica quantistica ci potrebbe aiutare a capire la natura stessa della coscienza e il rapporto delle nostre menti al resto della realtà. Questo è perché gli avvenimenti quantistici, come quelli della coscienza, sono essenzialmente olistici. Una volta che una connessione viene stabilita fra due particelle quantistiche, essi rimangono così legate che si comportano come una singola entità anche se sono separate da grandi distanze. Questo rapporto quantistico viene chiamato la non-localizzabilità.

Vi sono alcuni fisici che teorizzano che un rapporto del tipo quantistico fra gli elementi costituenti del cervello possa spiegare quella speciale unità della coscienza, cioè la nostra capacità di unire i miliardi di dati sensoriali che bersagliano il cervello ogni secondo in un'unica esperienza coerente. Nessuna fisica del passato era in grado di spiegarlo.

Tentativi precedenti di delucidare la coscienza nei termini dellafisica - No freudiano, il comportamentismo e l’AI (l'intelligenza artificiale) - hanno semplicemente ridotto lo spirito umano al livello del materiale. Gli esseri umani non sono altro che ciò che il professore di fisiologia dell'Università di Oxford chiama le “macchine mentali”. Nello stesso modo, il determinismo biologico e le teorie neo-darwiniane dell'evoluzione causale hanno ridotto la coscienza al livello di “epifenomena”, un sotto prodotto causale della creazione che potrebbe conferire un valore di sopravvivenza.

Tutte le forze dell'universo - gravitazionale, elettro-magnetico o nucleare che siano - hanno una struttura quantistica. Dipendono, cioè, da quel rapporto di tipo quan tistico dove molte particelle separate si comportano come una, come le tante voci di un coro sembrano una voce.

La fisica che descrive le forze più importanti è la stessa fisica che potrebbe descrivere la coscienza umana se fosse davvero d'origine quantistica. Vista così, la coscienza non è un qualche cosa di alieno che appare per caso. È vero, piuttosto, che la stessa materia della nostra umanità fa parte integrante delle dinamiche di fondo attraverso la quale si svolge l'attività dell'universo. La nostra capacità di pensare e di riflettere sembra parte dello schema universale.

Sottostante alle forze che legano insieme l'universo, e sottostante a tutto ciò che esiste nell'universo, è ciò che i fisici chiamano il vuoto quantistico. Questo nome non è esatto perché un vuoto non lo è. Contiene, o regge, tutto ciò che esiste nello spazio-tempo. Equivale, in termini mistici, alla sefirà da'at dell'Albero della Vita, il punto dove l'intelletto si incontra con i sentimenti e le azioni.

Si potrebbe concepire il vuoto come una specie di stagno e tutto ciò che esiste, la coscienza umana compresa, come le increspature che vi stanno sopra. Se è un fenomeno quantistico, anche il vuoto ha la stessa struttura fisica delle forze universali, e della coscienza umana.

Se cerchiamo un aspetto del Sign-re dentro la nuova fisica, non vi è luogo migliore da cui cominciare del vuoto quantistico. Questo sarebbe l'aspetto di D-o come la realtà sottostante di tutto ciò che ci è accessibile, D-o che usa e che è incorporato dentro le leggi della fisica, D-o identificato con il senso fondamentale di direzione dello svolgimento dell'universo e anche, forse, con una coscienza in evoluzione dentro l'universo.

Questo D-o immanente, che viene suggerito se colleghiamo la fisica quantistica con la coscienza, sarebbe coinvolto in un dialogo di reciproca creatività con il Suo mondo in ogni minuto, a conoscere Se Stesso come conosce il Suo mondo. Questo concetto di D-o sta alla base del pensiero panteistico, dando un significato rinnovato al concetto di D-o in ricerca dell'uomo, di D-o che ha bisogno del suo popolo e che lo ama.

In questa visione quantistica, l'uomo, la cui coscienza ha una struttura che non rispecchia quella della base ultima della realtà, diventa davvero un partner nella creazione divina, una creatura fatta a immagine di D-o. Qui abbiamo una base fisica per l'affermazione del talmudista Adin Steinsaltz in The Thirteen Petalled Rose (La rosa di tredici petali) che “tutto ciò che viene fatto (dall'uomo) costituisce un atto di creazione.. Ogni particella del suo corpo e ogni sfumatura del suo pensiero e del suo sentimento sono connessi con tutti i tipi di forze presenti nel cosmo, delle forze innumerevoli”.

I cabalisti (i mistici) ci dicono che vi era un'altro mondo prima di questo, un mondo così pieno della luce divina che “il recipiente divino si frantumò” e i frammenti sacri furono sparsi dappertutto in ciò che è ora il nostro mondo. I mistici credono che ognuno di noi ha il compito di raccogliere uno di questi frammenti sacri. Una visione quantistica della coscienza, che, unito a quanto oggi si sa sulla cosmologia, rispecchia

questa visione cabalistica in termini scientifici.

I fisici credono ora che ci fu un vuoto iniziale che precedette il Big Bang. Quel vuoto iniziale diventò così coerente (così pieno di luce) che è letteralmente esploso. Quell'esplosione fu il Big Bang che produsse il nostro mondo.

Sull'albero della vita chiameremo quel vuoto iniziale l'Ein Sof (il senza limite), l'ineffabile. È la faccia di D-o che non possiamo né conoscere né vedere. Il nostro mondo, quello che conosciamo, comincia con la da'at, la conoscenza e con i frammenti sacri, con il vuoto quantistico e la coscienza coerente. Ed è questa la faccia di D-o che possiamo conoscere dentro la fisica.

tradotto da L.R.

Danah Zohar è l'autrice del libro L'io quantistico, pubblicato da Bomsbury UK; Willimal Morrow, USA.

Pubblicato nel Lubavitch News in collaborazione con Chabad.it
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