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Come mai si usava tinta non kashèr per il Tabernacolo?

Come mai si usava tinta non kashèr per il Tabernacolo?

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Ho letto che per la costruzione del Mishkàn, il Tabernacolo, furono usate alcune tinte non kashèr. Come hanno potuto usare animali impuri per il posto più santo che ci sia?

Risposta: Sono tentato di risponderti dicendo che i cibi non kashèr non possono essere consumati ma possono essere usati per altri scopi, tuttavia questa risposta non funziona in questo caso, e ora ti spiego perché:

Nel Talmùd vi è una discussione riguardo a una creatura misteriosa di nome tachash, che la Torà dice veniva usata per la copertura del Mishkàn. Il Talmùd afferma che deve essere stato kashèr poiché “solo la pelle di un animale kashèr era ritenuta adatta al servizio divino”, Talmùd Shabbat 28a.

Tra l’altro, il commentatore biblico Rabbenu Bechaya ben Asher (1255-1340) spiega nel suo commento su Esodo 25:3 che è per questo motivo che la seta (che proviene dal baco da seta non kashèr) non fu usata nella costruzione del Mishkàn.

Come si spiega allora la questione delle tinte?

Tola’at Shanì

Una delle tinte usate per il Mishkàn, e anche per il processo di purificazione dei lebbrosi e coloro che erano entrati in contatto con un morto, si chiamava tola’at shanì. Solitamente tradotta come “lana cremisi”, la parola tola’at significa “verme”.

Siccome i vermi non sono kashèr, alcuni spiegano che il colore non proviene dal verme stesso bensì da un frutto o da una bacca che contiene il verme o l’insetto. Altri sono invece dell’opinione che la tinta veniva dal verme o dall’insetto stesso. Infatti nel mondo antico c’era una tinta che veniva prodotta da un insetto denominato kermes ilices. Ci sono diverse spiegazioni sul perché fosse permesso usare quella tinta.

Tefillìn e oggetti religiosi

Alcuni spiegano che secondo la legge ebraica l’affermazione “solo la pelle di un animale kashèr era ritenuto adatto al servizio divino” si applica solamente ai tefillìn, alle mezuzòt e ad altri oggetti sacri che contengono il nome di D-o o versi della Torà. Tuttavia, elementi non kashèr possono essere stati usati per la costruzione del Mishkàn o del Tempio di Gerusalemme (vedi Noda B’Yehudah, II Orech Chaim 3; Olat Shabbat 586:1; Sdei Chemed, Asifat Dinim, Chanukah 14). Essi rinforzano la loro opinione facendo notare che il Talmùd cita un insegnamento specifico che proibisce l’uso di animali non kashèr nella fabbricazione dei tefillìn. Essi sostengono che se ci fosse una proibizione universale per l’uso di materiali non kashèr per i “servizi divini”, non sarebbe necessaria una proibizione specifica riguardo ai tefillìn.

Infatti ci sono opinioni nel Talmùd di Gerusalemme che il tachash, la cui pelle venne usata per coprire il Mishkàn, non era un animale kashèr.

Sostanza Trasformata

Altri sostengono che il materiale basilare deve essere Kashèr, mentre il materiale usato per tingere i colori non deve necessariamente esserlo; pertanto non c’era nessun problema nell’usare il tola’at shanì.

Rav Moshe Sofer, noto come il Chatam Sofer, spiega che la proibizione vige solo sull’uso di materiale non kashèr nel suo stato originale. Una volta che è stato trasformato in una nuova sostanza, come nel caso della tinta, può essere usato per servizi divini.

Altri dicono che in teoria la tinta sarebbe proibita poiché non si può generalmente usare materiale non kashèr per il servizio Divino. Tuttavia, la stessa Torà che proibisce l’uso di questo materiale, ci dice di usarlo in questo caso specifico, pertanto è ciò che dovremmo fare.

Il muschio e il misterioso chilazòn

È interessante notare che ci sono altri oggetti usati nel Mishkàn che forse derivavano da animali non kashèr. Uno di essi è la tinta techelet (un colore blu cielo profondo), che proveniva da una creatura enigmatica chiamata chilazòn. Un altro è il mor, spesso tradotto come “muschio”, uno degli ingredienti usati per l’olio usato per le unzioni e il ketorèt, l’incenso. Se in effetti questi oggetti derivavano da animali non kashèr, quanto spiegato sopra si applica anche ad essi.

Rimane la domanda del perché ci è stato comandato di usare oggetti non kashèr in questo contesto.

Rav David ibn Zimra, noto come il Radbaz, spiega nel suo lavoro Kabbalistico, Magen David, che il mondo non può esistere senza le forze del giudizio e di negatività, tramite le quali i malvagi vengono puniti e portati alla teshuvà. Siccome le energie del mondo sono incanalate tramite il Mishkàn, e più tardi il Tempio, i luoghi più sacri del mondo, anche lì deve essere presente una fonte di negatività. Pertanto, le tinte erano prodotte da animali impuri per fungere da fonte per queste forze.

Comunque, aspettiamo il giorno in cui non sarà più necessario punire i malvagi e solo il bene esisterà. Che sia presto nei nostri giorni, amen.

Rav Yehuda Shurpin, Chabad.org

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