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Cosa sono i “caratteri di Rashì” e da dove vengono?

Cosa sono i “caratteri di Rashì” e da dove vengono?

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Domanda: Ho visto l’ebraico scritto sia nei caratteri normali quadrati che nei “caratteri di Rashì”. Potresti spiegarmi l’origine di questa scrittura? Rashì aveva i suoi proprio caratteri?

Risposta

“Rashì” è acronimo di Rabbi Shlomo Yitzchaki (1040-1105 E.V.), il suo commentario è considerato, senza esagerazioni, il principale commento alla Torà. La grande maggioranza dei testi di Torà stampati riportano anche il commento classico di Rashì, che in genere è stampato in caratteri diversi da quelli del testo. Rashì però non scrisse mai con questi caratteri. In ogni caso, tranne che per le lettere àlef, bet, tzadi e shin i caratteri di Rashì sono molto simili a quelli convenzionali con cui si stampa l’ebraico.

La Stampa

Fino al XV secolo, gli scribi ebrei scrivevano meticolosamente ogni copia della Bibbia, commenti e manoscritti. Con l’invenzione della stampa, intorno al 1439, il “popolo del Libro” cominciò ad approfittare di questa innovazione per disseminare le opere ebraiche. La prima opera ebraica di cui si ha una data precisa è il commento di Rashì al Pentateuco, pubblicato il 5 Febbraio 1475 a Reggio Calabria da Abraham Garton (esisteva una precedente edizione di Rashì dei fratelli Ovadia, Menashe e Biniamin di Roma ma non era datata). Nell’edizione di Garton il tipografo creò e utilizzò un nuovo stile di carattere basato su una già esistente grafia sefardita semi-corsiva. Nelle prime edizioni di Rashì il commento veniva stampato come opera separata rispetto al testo biblico; più avanti, questo stile di carattere fu adottato da altri editori che stamparono edizioni del testo biblico con assieme vari commenti, tra cui quello di Rashì. Per permettere al lettore di distinguere tra il testo della Torà e i commenti, il testo biblico veniva stampato con i comuni caratteri quadrati, mentre i commentari comparivano nei caratteri che sono conosciuti oggi come i “caratteri di Rashì”. Nonostante non sia chiaro chi abbia effettivamente coniato questi caratteri, sono chiamati così perché di fatto il commento di Rashì è per lo più stampato con questi caratteri, e in molte edizioni è l’unico commento stampato assieme al testo della Bibbia.

Motivi dell’uso dei caratteri di Rashì

Ci sono anche altre ragioni per cui gli editori scelgono di stampare i commenti in caratteri diversi: 1) il carattere di Rashì è uno stile più compatto, che permette di stampare un maggior numero di parole nella stessa pagina, risparmiando nei costi di stampa. 2) Si considerava questo carattere meno sacro, e quindi adatto agli scritti rabbinici per differenziarli dal testo Divino della Torà. 3) Il carattere normale quadrato assomiglia alle lettere scritte a mano nei Sifrè Torà, ma i caratteri della Torà possono essere usati solo per le pergamene di Torà e degli altri oggetti sacri (mezuzà e tefillìn). Nonostante queste argomentazioni, il Rebbe di Lubàvitch ha incoraggiato l’uso dei caratteri quadrati anche per i commenti per renderli accessibili a un pubblico più vasto possibile. Infatti, Il Rebbe precedente, Rabbi Yosef Yitzchak Schneersohn, aveva istituito la pratica per cui ogni persona, nel suo studio quotidiano, deve includere una sezione della parashà settimanale con il commento di Rashì, indispensabile per capire il significato più semplice e letterale del testo e base per tutti gli altri commentatori successivi.

Rav Yehuda Shurpin, chabad.org

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