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Parshat Vayetzé

Parshat Vayetzé

Genesi 28:10-32:3

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Genesi 28:10–32:3
Ya’acòv lascia la città natía di Be’er Sheva e si avvia verso Charàn.
Di Rabbi Lord Jonathan Sacks
Questa esperienza avviene, letteralmente e in senso metaforico, di notte. Quando siamo soli, impauriti, vulnerabili, vicini alla disperazione.
Vediamo quindi che come la spiegazione di Rashi sia letterale, vicina alle parole scritte: innanzi tutto risolve una difficoltà testuale data dall’ordine dei due termini salgono e scendono, in secondo luogo si collega a tutte le vicende di Ya’acòv
Ya’acòv cercò di proteggersi il capo, ossia di non farsi assorbire completamente dal lavoro, ma di tenere libera la sua mente in modo da potersi occupare di cose elevate
Le promesse di popoli e persone a noi ostili finiscono nel nulla.
Nella richiesta di Ya’acòv si cela una realtà a cui non siamo più abituati, sapersi accontentare di un pezzo di pane ed un vestito da indossare. Vestito? Quale? Di che marca? Ma và ancora di moda?
Quale unico e particolare aspetto nella nostra relazione con D-o può esprimersi conferendoci il titolo di “Sue pecorelle”?
Se l'ambiente circostante è difficile proprio per essere così allettante, ci si può basare almeno su una casa ben salda, si può far Tesoro di questa presenza preziosa.
“Il tuo modo di vita si addiceva alla vecchia generazione ma i figli sono miei, ovvero, la nuova generazione deve essere educata correttamente
Quale passo avrebbe dovuto fare prima di tutto il Patriarca eletto per prepararsi al matrimonio?
Quando Ya'akòv scoprì l’inganno che l'aveva portato a sposarsi con Leà, doveva scegliere fra ciò che si era imposto e ciò che lo impegnava verso il prossimo.
Labano difendeva il suo operato in base all’usanza locale di far sposare la figlia maggiore per prima.