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Matrimonio Misto e Insonnia

Matrimonio Misto e Insonnia

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Rav Chaim Zvi Shwarz era il direttore e fondatore di una scuola Ebraica di grande successo in Brasile, nella quale studiavano centinaia di giovani allievi, molti dei quali appartenenti a famiglie non religiose. Un giorno un’elegante coppia di mezza età bussò alla porta dell’ufficio di rav Shwarz. Egli riconobbe subito la coppia, erano i genitori di uno dei suoi allievi. I genitori si sedettero di fronte a lui, guardandosi nervosamente l’un l’altro. Il marito fece un cenno alla moglie, ed essa, rivolgendosi al direttore, cominciò a parlare con voce soffocata.

“Rav Shwarz, lei ci deve aiutare. Non sappiamo più a chi rivolgerci; è una tragedia! Nostra figlia maggiore ci ha appena annunciato il suo fidanzamento con un non Ebreo!” Ella scoppiò in lacrime, soffocando i singhiozzi nel fazzoletto. Apparivano entrambi fuori di sé dall’angoscia. “È vero che non siamo mai stati molto osservanti, – disse il padre – ma non avremmo mai immaginato, che le cose arrivassero a questo punto. Oh, se l’avessimo saputo! Rav Shwarz, la prego, faremo qualsiasi cosa ci direte, solo salvate nostra figlia!” Anche il padre, a quel punto, cominciò a piangere. Rav Shwarz ascoltò in silenzio, dopodichè acconsentì a fare tutto quanto era nelle sue possibilità. Senza perder tempo, si fece dare il numero di telefono della figlia e la chiamò. Con sua grande sorpresa, la ragazza gli rispose molto gentilmente e disse perfino, che sarebbe stata molto contenta di potersi incontrare con lui per una conversazione a quattr’occhi.

Il giorno seguente, rav Shwarz sedeva nell’appartamento della giovane ragazza e tentava di convincerla, con ogni possibile argomentazione, a cambiare idea, riguardo al suo matrimonio. Egli si appellò alle sue emozioni, alla sua lealtà, alla sua logica, alla sua fede, ecc., fino a che, tre ore dopo, si trovò ad aver esaurito qualsiasi ulteriore risorsa. “Bene, rav Shwarz, la ringrazio molto” disse la ragazza, alzandosi in piedi in segno di congedo. “Apprezzo molto tutto il tempo, che lei mi ha dedicato, veramente, ma vede, rav Shwarz, Edoardo ed io ci amiamo e abbiamo deciso di sposarci. La data delle nostre nozze è già fissata. So che questo non è ciò che avrebbe voluto sentire, ma, esattamente come lei vive la sua vita, io devo vivere la mia. La ringrazio ancora per le sue buone intenzioni” disse, mostrandogli educatamente la porta. Rav Shwarz uscì dall’appartamento col morale a terra. Il caso era senza speranza, aveva fallito. Si può immaginare, poi, come si sentirono i genitori della ragazza, quando sentirono come era andata.

Una settimana dopo, mentre era seduto nel suo ufficio, un pensiero fulmineo passò per la mente del rav. “Ma certo! Chiamerò il Rebbe di Lubavich! Come ho fatto a non pensarci prima?!” Rav Shwarz non era un chassìd Chabad, ma era molto legato al Rebbe di Lubavich, e spesso chiedeva il suo consiglio. Di fatto, era stato il Rebbe, che gli aveva consigliato, più di dieci anni prima, di trasferirsi in Brasile e cercare lavoro lì, ed ora, grazie a quel consiglio, centinaia di anime erano state salvate da un’assimilazione certa. Uno dei segretari del Rebbe, rav Hodakov, rispose al telefono e ascoltò la descrizione del problema. “Per favore, dica al Rebbe il mio nome,” concluse rav Shwarz. “Può essere che si ricordi di me. Devo assolutamente avere una risposta al più presto; è urgente.” Il segretario gli disse di attendere in linea e, un minuto dopo, tornò con la risposta. “Il Rebbe dice di andare dalla ragazza e di dirle che, a causa della sua decisione di sposare un gentile, vi è un Ebreo a New York, che non può dormire di notte.” Rav Shwarz rimase completamente confuso. “Un Ebreo a New York non può dormire? Chi è, qual’è il suo nome?” La conversazione fu improvvisamente interrotta, e, dopo un istante, la voce inconfondibile del Rebbe si inserì e disse: “Il suo nome è Mendel Shneerson!…”

Rav Shwarz trasalì, mentre la sua confusione aumentava. Ringraziò comunque il Rebbe e lo salutò. “A cosa servirà?”, pensò dentro di sé, dopo aver chiuso il telefono. “Non ha senso! La ragazza semplicemente riderà di me!” Mentre era ancora immerso nei suoi pensieri, il telefono squillò e, quando sollevò la cornetta, rav Shwarz sentì di nuovo la voce del segretario del Rebbe. “Pronto, rav Shwarz? Il Rebbe mi incarica di dirle, che un chassìd fa quello che gli viene chiesto con gioia, e non con pessimismo. Il Rebbe aggiunge anche, che è possibile dire alla giovane, che ella lo ha già incontrato e che lo conosce.” Non meno confuso, rav Shwarz chiamò comunque la ragazza e la convinse ad incontrarlo un’altra volta, l’indomani, poiché aveva qualcosa di nuovo da dirle.

“Questo è quello che doveva dirmi!?” ella gridò indignata, quando si incontrarono il giorno seguente, nell’appartamento dei genitori. “Senta, rav Shwarz,” continuò furiosa la ragazza, “l’altra settimana l’ho ascoltata per tre ore, oggi ho preso un permesso dal lavoro! Ora voglio che mi lasciate in pace, se no chiamo la polizia! Io non conosco nessun Ebreo a New York e non riesco ad immaginare come la mia condotta possa disturbare lì, il sonno di qualcuno! Ed ora, per favore, smettetela di disturbarmi!” Rav Shwarz, però, era ormai troppo coinvolto nella cosa, per potersi ritirare ora. “Lei conosce quest’uomo,” le disse. “È un Rebbe famoso!” “Senta, l’unico rabbino che io conosco, è lei, e comincio a pentirmene!” disse la giovane, alzandosi, pronta ad andarsene. “Aspetti, aspetti, le mostrerò la sua foto,” disse rav Shwarz, cominciando a sentirsi lui stesso un po’ matto. Insieme ai genitori, iniziò a cercare affannosamente, finché, all’interno di una rivista, non trovarono una foto del Rebbe. “Ecco, riconosce quest’uomo?” La ragazza lanciò frettolosamente uno sguardo adirato alla foto, quando, improvvisamente, il suo volto si fece serio. Ella si sedette allora, continuando a fissare la fotografia.

“Chi è quest’uomo?”, chiese, e, dopo aver ottenuto la risposta, continuò: “Quest’uomo mi è apparso in sogno nelle ultime notti, pregandomi di non sposarmi con un gentile, ma io non vi ho fatto caso. Pensavo che, a causa del nostro incontro, mi capitasse ora di sognare rabbini. Adesso capisco perché quest’uomo non dorma la notte…è occupato a parlare con me!” Una settimana dopo, il matrimonio fu rimandato e, poco tempo dopo, del tutto annullato!

Da Pensieri di Torà, una pubblicazione settimanale pubblicata da Chabad a Viale Libia Roma
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