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Il suo gesto ha sempre enfatizzato l'atto di donare:

Il Mio Rebbe

Il Mio Rebbe

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E i saggi rifulgeranno come lo splendore del firmamento e coloro che avranno attratto molti alla giustizia saranno come stelle in eterno

(Daniele 12;3)

È passato molto tempo da quando mi è stato chiesto di scrivere questo articolo, ed ho esitato molto prima di farlo, per una sorta di pudore inconscio che si prova nel far trapelare un risvolto intimo della propria anima, qualcosa al quale si tiene molto, si ama molto e si deve molto.

Dunque, non renderò pubbliche una serie di esperienze personali attraverso le quali ho puntualmente constatato la vericità dell'opera di quest'uomo giusto ed illuminato, che tanto ha saputo prodigiarsi per il suo popolo e per l'umanità intera, da rendere quasi superflua qualsiasi testimonianza. Tenterò invece, a D-o piacendo, di cogliere qualche frammento del suo infinito messaggio d'amore per esprimere idee ed opinioni.

La prima volta che incontrai il Rebbe ne trassi immediatamente un sentimento di grande umiltà, e da allora le volte dopo, fu un susseguirsi di sensazioni di bontà e bellezza fino ad arrivare a capire che il volto illuminato di quest'uomo scelto, emanava la gran forza della sua fede, al punto di riuscire a trasmettere questa capacità a chi incontrasse il suo sguardo penetrante.

Ed era propio in quel momento che scattava la morsa vincolante della sua volontà assoluta e potente di far comprendere il suo messaggio di fede, mentre, tutto ad un tratto l'interlocutore si sentiva invadere da una sensazione di beata serenità spirituale, scaturita dalla certezza che il Sign-re è presente e protegge le nostre vite.

Se questo voleva trasmettere con i suoi occhi, specchio dell'anima, con le parole il Rebbe non ha mai smesso di comunicare e spiegare gli insegnamenti della Torà, nostro codice di comportamento e di guidare dunque verso la Divinità, con l’esempio delle nostre azioni.

Il suo gesto ha sempre enfatizzato l'atto di donare: dare il dollaro, dare il dolce, dare il vino, nel voler ricordarci la tzedakà ed il bisognoso; dare coraggio, nell'alzare con enfasi la mano verso il cielo, dal basso verso l'alto a voler insegnare a superare gli ostacoli, a salire, ad aumentare in opere buone. In breve, la parola d'ordine del Rebbe è sempre stata la mitzvà compiuta si con timore, ma soprattutto con amore. Se la fede è in noi patrimonio innato e comunque eradito dai nostri Patriarchi, il Rebbe ha sempre voluto incitarci a mantenere sveglia la passione per il servizio Divino. Ha inviato i suoi intraprendenti Shluchim, armati di gioia e volontà, a diffondere ed insegnare Torà, seguendo il suo esempio, ai quattro angoli del mondo.

Ed ora che il Rebbe è passato in un mondo migliore, proprio lui che tanto si era dedicato a migliorare questo, superato a stento il vuoto e lo sbandamento della paura dell'abbandono di una persona amata, capisco che non ci ha lasciati soli. Al contrario, egli ci ha lasciato una grande eredità da gestire e la responsabilità di mantenere vivo il suo insegnamento e l'opera insegnataci, con l'aiuto dei suoi Shluchim.

Così, in questo momento sofferto della mancanza della guida maestra e paterna, volgo lo sguardo verso i figli, che sono la continuazione, e rivedo il gesto della sua mano che si innalza verso il cielo e ti dice: Torà e mitzvot, e ce la farai.

E questo è stato il suo messaggio d'amore per tutto il popolo d'Israele, ed insegnamento di giustizia nel mondo.

"Il S-gnore tuo D-o potrà far sorgere un profeta dal tuo seno, fra i tuoi fratelli, come me, a lui dovrai prestare ascolto."

"... E metterò sulla sua bocca le Mie parole sicché egli possa dire tutto ciò che gli comanderò." Deuteronomio 18:15; 18:18

M.B.A. Roma 1994

Pubblicato nel Lubavitch News in collaborazione con Chabad.it
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