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Il Rebbe riconosceva il valore e le qualità specifiche di ciascuno

La Pecorella Smarrita

La Pecorella Smarrita

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Il Rebbe era un leader mondiale la cui nobile personalità, i metodi innovativi, le capacità organizzative e la sensitività hanno influenzato il mondo intero eppure, per le innumerevoli persone entrate in contatto diretto con lui, è stato soprattutto un Rebbe personale.

Faceva propria la sofferenza di ogni essere umano così come la sua gioia. Nessuno era superfluo, tutti avevano un proprio ruolo e tutti erano importanti.

Spesso citava la narrativa midrashica riguardante Mosè che, con immensa attenzione e sensibilità, nutriva con il foraggio più adatto ogni animale del suo gregge, andando alla ricerca anche di un’unica pecorella smarrita per riunirla alle altre.

Questa, spiega il Midràsh, è la ragione per cui fu scelto come pastore del popolo ebraico.

Rivelare Forze Nascoste

Analogamente, il Rebbe riconosceva il valore e le qualità specifiche di ciascuno, attingeva direttamente dal profondo della persona e risvegliava fonti di energia nascoste. Esortava ad andare oltre e a superare tutto ciò che limita la spiritualità per crescere e sviluppare la propria devozione totale a D-o.

Inoltre spronava tutti - adulti e bambini - a esercitare un’influenza positiva anche nel proprio ambiente, promuovendo il progresso delle condizioni spirituali e materiali di tutti coloro con cui sarebbero venuti a contatto.

Il Rebbe incoraggiò e motivò ogni persona a sfruttare al meglio i propri talenti e a dare la massima espressione alla propria personalità, fatto che trovava particolare riscontro nella fiducia che conferiva ai suoi shlichìm. Egli concedeva loro la libertà di incoraggiare, ciascuno nell’ambito del proprio nucleo comunitario, iniziative consone alla natura e alle necessità specifiche delle proprie comunità.

Conferiva a persone ordinariela facoltà di realizzare cose straordinarie; risvegliava talenti assopiti e stimolava le energie e le facoltà di elevare innumerevoli comunità affinché cambiassero il mondo, diffondendo ovunque un messaggio di speranza e di bontà.

Anziché semplicemente attrarre seguaci, il Rebbe formò delle guide.

Creò una squadra di shlichìm (emissari) unica nel suo genere, trasformando persone comuni, impegnati essenzialmente nella propria vita privata, in idealisti e leaders, interessati soprattutto al benessere altrui; esortò generazioni di shlichìm a lasciare tutto per spendersi totalmente a favore delle loro nuove comunità.

Il Rebbe riuscì a infondere negli altri una parte del suo senso di libertà, una libertà che trascende le proprie necessità e qualunque percezione limitata dell’ebraismo.

Dare l’Esempio

Il Rebbe stesso era profondamente yerè shamayim (timoroso di D-o) e osservava in modo assoluto la Halachà (legge ebraica): adempiva a tutte le mitzvòt meticolosamente e con il massimo scrupolo. Eppure non rifiutava di incontrare persone il cui comportamento, condotta e convinzioni erano in forte contrasto con il suo pensiero; trattava tutti con rispetto, amore e affetto, aveva sempre una parola gentile, li copriva di benedizioni e li aiutava in ogni modo possibile.

Sebbene per il Rebbe l’osservanza delle mitzvòt e la vita secondo gli insegnamenti della Torà fossero indiscutibili, si immedesimava con chiunque, qualunque fosse la sua situazione e il suo livello di osservanza. Conscio delle necessità personali di ciascuno, ne incoraggiava la crescita in ambito spirituale parlando dei benefici che porta l'avvicinamento allo studio della Torà.

Il Rebbe trasmise questo spirito ai suoi shlichìm, ai suoi chassidìm e a molti altri, anche non appartenenti alla sfera di Chabad.

Come un pioniere che si avventura a esplorare l’ignoto, inviò i suoi emissari nei luoghi più remoti, dove mancavano una comunità ebraica e di ambiente favorevole a una vita consona alla Torà per se stessi e per i loro figli (ancor meno per una vita chassidica!).

Persino dopo tre decenni dall’inizio della sua leadership, il Rebbe era ancora praticamente il solo che si dedicasse a questo enorme impegno sociale, mentre altri si tenevano in disparte nel timore di mettere a repentaglio l'incolumità spirituale delle persone coinvolte in questo genere di lavoro.

Solo una persona dalla grandezza d’animo del Rebbe disponeva delle risorse spirituali necessarie per consentire ai suoi shlichìm disuperare ogni ostacolo, mantenere un elevato livello spirituale nella propria vita esercitando una sana influenza sulle comunità loro affidate, preparando così il terreno per i progressi altrui.

Il Rebbe di Tutti

Il Rebbe non lo era solo per i Chabad, era il Rebbe di tutti.

Incoraggiava rabbini e laici, istituzioni e iniziative, anche al di fuori del quadro di Lubavitch, a svolgere il loro ruolo speciale guidando saggiamente le comunità con tutti i mezzi possibili.

Anziché detenere gelosamente il monopolio in questo campo, sin dall’inizio il Rebbe esortò rabbini, guide ed educatori a ‘sollevare lo spirito del loro gregge' e ad operare al di là dei propri limiti.

Una Luce per le Nazioni

Benché la sua esistenza fosse inscindibile dall’ebraismo e fosse famoso soprattutto come guida del popolo ebraico, il Rebbe prestava attenzione all’umanità nel suo complesso ed era interessato al suo miglioramento, al suo tenore di vita e - in particolare - ai suoi valori morali.

Nonostante gli ebrei abbiano un determinato stile di vita e siano il popolo al quale è stata donata la Torà e attribuito un incarico ben preciso, nella Legge sono espressi precetti concernenti tutti gli altri popoli; queste regole sono conosciute al mondo come le Sette Leggi dei figli di Noè o Noachidi.

Secondo l’ampia prospettiva che il Rebbe aveva della Torà e secondo la sua visione di questo mondo (come precisato nei libri dei Profeti, nelle Scritture, nel Talmùd e nella legge ebraica), l’intero universo esisteper il fine ultimo di servire il solo e unico D-o; nostra è la responsabilità di far sì che questo avvenga.

Fra i diversi compiti del popolo ebraico c’è quello di essere ‘or lagoìm’, una luce per le nazioni; è un dovere, quindi, aiutare i gentili e influenzarli a seguire i precetti divini delle Sette Leggi dei Figli di Noè, per creare così un mondo basato sulla moralità, sulla rettitudine e sulla civiltà.

In numerose occasioni, il Rebbe dedicò lunghi discorsi al miglioramento dell’educazione nelle scuole pubbliche, con particolare riguardo ai valori etici e alla sensibilizzazione dell’umanità alle opere di beneficenza e ai principi basati sul riconoscimento dell’Autorità Suprema e la sottomissione ad Essa.

Nell'ambito di colloqui privati, il Rebbe esortò leaders ebrei e non ad avvalersi della propria influenza per migliorare la vita sociale ed economica dell’essere umano; invitò anche molti ebrei che, per rapporti commerciali o sociali, venivano a contatto con non ebrei, a renderli consapevoli del loro ruolo morale.

Secondo il l Rebbe, tutti, ciascuno alla propria maniera, possono e devono contribuire a trasformare l’universo in un’accogliente ‘dimora per D-o’.
Tratto dal libretto "Un Omaggio a Rabbi Menachem M. Schneerson". Per richiedere un libretto contattare italiano@therebbe.org
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