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Il Messaggio delle Mezuzòt

Il Messaggio delle Mezuzòt

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Racconta la dott.sa Robin Zeiger: “Quando mio marito e io realizzammo l’acquisto della nostra nuova casa a Richmond, organizzammo una "Chanukat Habait", una piccola cerimonia per l'inaugurazione. In presenza di tutti i nostri più cari amici affiggemmo 19 mezuzòt a ciascuno degli stipiti. Per prepararmi opportunamente all’evento, mi documentai sul significato della mezuzà, cercando di arricchire le mie conoscenze tanto da poter fare un piccolo discorso davanti agli ospiti.

Nel corso delle mie interessanti ricerche ebbi la fortuna di imbattermi in un libro di meravigliosi racconti sulle mezuzòt. Vi erano ad esempio diverse storie di coppie inizialmente sterili che controllarono le loro preziose pergamene e vi trovarono errori sulle parole "i vostri figli"; una volta corretti gli errori da un sofer qualificato, il loro problema scomparve.

Questi racconti mi colpirono perché mi riguardavano personalmente: ero sposata da diversi anni e ancora non avevo goduto della gioia di portare al mondo un figlio. Per quanto mi piacessero, i racconti tuttavia non influirono sul mio modo di pensare, lasciandomi perplessa se non addirittura scettica.

Sia mio marito che io avevamo compiuto i nostri studi nel campo scientifico: lui in medicina ed io in psicologia. Non a caso, quindi, il nostro modo di percepire realtà ed eventi era prevalentemente, se non del tutto, razionale. Preferivamo poggiare esclusivamente sui nostri sforzi piuttosto che riporre le nostre speranze in soluzioni miracolose. Così ci affidammo agli specialisti e alla scienza, senza tuttavia trascurare di rivolgere sentite preghiere a D-o. Il limite era tuttavia ben chiaro, poichè non ci lasciammo mai convincere da parenti o amici a rivolgerci a rabbini con particolari facoltà spirituali. Le rare volte in cui chiedemmo una benedizione a "qualcuno di molto speciale", non rimanemmo né sorpresi né delusi.

Dopo molti anni e diversi trattamenti, rimasi incinta. Capitò un giorno che una coppia di amici ci consigliò di chiedere una benedizione al Rebbe di Lubavitch, affinché il bimbo nascesse in buona salute. Nonostante io e mio marito avessimo sempre rispettato il Rebbe e il lavoro dei suoi emissari, non ci eravamo mai considerati parte del movimento Chabad; un pizzico di scetticismo, malgrado la mia gravidanza, era indubbiamente ancora vivo in me. È per questa ragione che l'idea di chiedere una benedizione al Rebbe ci sembrò un pò bizzarra. Tuttavia, quasi come diversivo,

quella volta ascoltammo il consiglio dei nostri amici. Ci rivolgemmo quindi a rav Yosef Kranz affinché presentasse la nostra richiesta al Rebbe. Qualche giorno dopo ci chiamò: aveva ricevuto per noi una risposta del tutto inattesa.

Il Rebbe ci consigliava di verificare lo stato delle nostre mezuzòt, cosa che ci parve alquanto strana, essendo esse di buona qualità ed essendo state in ogni caso quasi tutte controllate di recente da un sofèr competente.

Dovevamo dunque soppesare il consiglio del Rebbe e prendere una decisione. Fu là che mi ricordai dei racconti che avevo letto qualche tempo prima.

Eravamo talmente profondamente razionali che incontrammo serie difficoltà nell’accogliere la richiesta del Rebbe. Fu infine la stima che provavamo per questa grande figura a far pendere il piatto della bilancia in favore del controllo effettivo delle mezuzòt.

La domenica seguente, quindi, staccammo tutte le mezuzòt dagli stipiti e ci recammo a Silver Spring, a casa del sofèr più vicino, con la decisione di trattenerci sul postoin attesa dei risultati.

Il sofèr trovò tre errori, di cui uno nella parola benechèm (i vostri figli) e un altro nella parola betécha (la tua casa o, in senso lato, la tua famiglia).

Quando raccontammo la storia ai nostri amici, le reazioni furono due: alcuni, come noi, erano meravigliati mentre altri rimasero scettici, volendo attribuire al caso la successione degli eventi.

Questa dicotomia mi fa realizzare concretamente il significato della religione. Nonostante io abbia fiducia in tutto ciò che è razionale e scientifico, credo fermamente che la religione e la fede in D-o costringano inevitabilmente l’uomo a fare un salto nel mondo dell’irrazionale.

La religione vissuta solo con la ragione non è sufficiente. Ciascuno necessita di sentire D-o dentro di sé, nel cuore e nell’anima.

Mio marito ed io in passato poggiavamo la nostra esistenza esclusivamente su ciò che risulta evidente, dimentichi di questa importante lezione. Oggi il nostro modo di concepire il valore della vita assieme a quello della fede è radicalmente cambiato.

Toglierei questa frase, è inutile e quasi infantile... Aggiungo in fine un’altra cosa: non dubiteremo mai più della parola del Rebbe.

Tratto dal Richmond Jewish News. Tradotto da Aharon Leotardi

Da Pensieri di Torà, una pubblicazione settimanale pubblicata da Chabad a Viale Libia Roma
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