Ora possiamo comprendere la ridondanza di parole nell'ammonizione: "Sii giusto (tzaddìq) e non malvagio";1 ciò che a prima vista non si potrebbe comprendere. Infatti, se si ammonisce [un uomo dicendo]: "Sii giusto!", che bisogno c'è di ammonirlo ancora che non sia malvagio? La spiegazione è la seguente: Poichè non tutti hanno il privilegio di diventare degli tzaddiqìm, né ogni persona ha piena facoltà di scegliere in questo campo, cioè di gioire a tal punto di D-o, che il male gli sia effettivamente e veracemente aborrito: perciò gli si ingiunge una seconda volta: "Tu non devi, in alcun caso, essere malvagio!" In questo, il diritto e la libertà di scelta sono concessi ad ogni individuo, ed ognuno può dominare lo spirito di concupiscenza che c'è nel suo cuore e vincere la propria natura si da non essere malvagio nemmeno per un istante nel corso di tutta la propria vita, né nel campo del "volgersi via dal male", né in quello del "fare il bene": e non c'è alcun bene all'infuori della Torà, ossia dello "studio della Torà, che equivale a tutto il resto".

Ciò non pertanto, l'uomo deve anche stabilire dei periodi speciali in cui esortare la propria anima a coltivare l'orrore del male, ricordando, ad esempio, l'ammonizione dei nostri Saggi2 che "La donna è un vaso pieno di lordura"3 ecc., o in modi simili; e del pari anche tutte le ghiottonerie e le squisitezze si trasformano in un "vaso pieno di lordura". Di tutte le cose piacevoli di questo mondo l'uomo savio antivede parimenti che cosa succederà di esse: che alla fine marciranno e diventeranno vermi e immondezze. A contrasto, [egli deve pensare poi] al diletto ed alla gioia in D-o derivanti dal riflettere tere, nei limiti delle capacità di ciascuno, sulla grandezza del benedetto En Sof. E benchè egli si renda conto che non può raggiungere in pieno, nella realtà, un tale stato, bensì solo nell'aspirazione, egli deve fare tuttavia quanto sta in suo potere per mantenere il voto fatto per lui: "Sii giusto!"; e D-o farà poi ciò che Gli piacerà. Inoltre, l'abitudine regna suprema in ogni campo e diviene una seconda natura. Perciò, se l'uomo cerca di abituarsi a sprezzare il male, questo diventerà per lui effettivamente spregevole, in una certa misura. Lo stesso succederà quando egli si sia abituato a rallegrare il proprio cuore in D-o, riflettendo sulla Sua grandezza; infatti, ogni risveglio quaggiù provoca un risveglio nelle Sfere Superiori. Se un uomo fa tutto questo, forse uno Spirito discenderà dall'alto su di lui, ed egli avrà la ventura che si unisca a lui alcunchè di uno spirito (ruah) originato in qualche tzaddìq, ciò che lo renderà capace di servire D-o con vera gioia, come è scritto: "Gioite, o voi giusti (tzaddiqìm), in D-o".4 Ed allora sarà veramente adempiuto in lui il voto che fu fatto: "Sii giusto!".