Ora, questa categoria è suddivisa in miriadi di gradazioni, a seconda della natura della minima quantità di male, proveniente dall'uno o dall'altro dei quattro elementi impuri, che è rimasta [nel singolo individuo]; ed anche a seconda della misura [ del male considerato] inesistente per la sua pochezza: per essere, ad esempio, nella proporzione di uno su sessanta, o di uno su mille, o su diecimila, o altra simile.1

Tali sono le gradazioni dei numerosi uomini giusti di ciascuna generazione, come è menzionato nella Ghemarà: "Diciottomila uomini giusti stavano davanti al Santo, benedetto Egli sia".2

Tuttavia, è a proposito delle qualità superiori degli uomini "completamente giusti" che Rabbi Shim'òn Ben Yohai ha detto: "io ho veduto degli uomini superiori (benè 'aliyà), ma sono scarsi di numero",3 ecc. La ragione, per cui sono chiamati "uomini superiori",4 è che essi trasformano

il male e lo fanno ascendere alla Santità come è scritto nello Zohar, nell'Introduzione:5 che quando Rabbì Hiyyà volle salire al hekhàl (santuario celeste) di Rabbì Shim'òn Ben Yohai egli udì una voce che veniva da esso e diceva: "Chi di voi, prima di venire qui, ha convertito le tenebre in luce ed il sapore amaro in dolcezza? [Se non lo avete fatto,] non avvicinatevi"; e così via.

Un'altra spiegazione della loro qualifica di "uomini superiori" è che il loro servizio [di D-o] nel campo del "fare il bene" adempiendo alla Torà ed ai suoi precetti, avviene per amore dell’Altissimo, il Supemo dei più alti Gradi, e non soltanto per accostarsi a D-o in modo da smorzare la sete della loro anima, assetata di Lui (sta scritto infatti: "O, tutti coloro che hanno sete vengano all'acqua",6 come è spiegato altrove). Ma [il loro servizio] è piuttosto quale è,spiegato nei Tiqqunè Zohar: "Chi è pio? Colui che si comporta da pio verso il suo Creatore - nella Sua dimora (nido),7 producendo l'unione del Santo, benedetto Egli sia, e della Sua Shekhinà con coloro che dimorano nei mondi inferiori".8 È detto anche nel Ra'ayà Mehemnà, commentando la Parshàt Tetzè: "Alla maniera di un figlio che vuole rendersi gradito al padre ed alla madre, che egli ama più del suo stesso corpo e della sua stessa anima... ed egli è pronto a sacrificare la propria vita per loro",9 ecc., come è spiegato altrove.10

(E le due interpretazioni non sono incompatibili, poichè compiendo le azioni che estraggono il buono dalla noga, si fanno salire verso l'alto le "acque femminili",11 causando le "unioni supreme" per richiamare verso il basso le "acque maschili",12 le quali rappresentano il flusso della clemenza [Divina] contenuta in ciascuno dei 248 precetti positivi - e questi appartengono tutti alla clemenza ed alle "acque maschili". Ciò significa che si attrae verso il basso il flusso della benedetta santità Divina, sì che essa rivesta coloro che vivono nei mondi più bassi, come spiegato altrove).