Ci si reca al Bet Haknésset prima del tramonto; la prima preghiera che si recita è il Kol Nidré, detta anche Kal Nidré o Kol Hanedarìm. È un passo con il quale noi chiediamo che tutte le promesse e i voti espressi nel corso dell'anno e non mantenuti siano annullati e siano considerati come mai pronunciati. Secondo i saggi, infatti, Yom Kippùr non ha in sé il potere di perdonare i voti non mantenuti, trasgressione estremamente grave in quanto il peccato commesso con le parole sarebbe ancor peggiore di quello commesso con le azioni.

Il Kol Nidré viene quindi recitato in maniera estremamente solenne facendo uscire, secondo le varie usanze, tutti o alcuni sifré Torà dall'Aròn Hakòdesh e portandoli alla tevà; il khazàn quindi recita la preghiera a voce alta, per tre volte.

Al Kol Nidré si unisce un altro brano con il quale si dichiara di permettere agli `avaryanìm, i peccatori, di pregare assieme a noi. Questa preghiera affonda le origini nella Spagna dell'Inquisizione, in cui molti ebrei si convertirono al cattolicesimo, rimanendo però fedeli al loro credo in cuor loro e talvolta osservando le mitzvòt di nascosto, per quanto possibile. Quando giungeva Yom Kippùr essi si recavano in sinagoga e si univano ai loro fratelli ebrei. All'epoca, date le controversie suscitate fra gli ebrei da tali convertiti, o marranos, era necessario, prima dell'inizio delle preghiere solenni, dichiarare che era consentito loro unirsi al popolo ebraico in questo santo giorno, malgrado se ne fossero staccati, più o meno involontariamente.

Oggi, dichiarando: «Noi permettiamo agli `avarianìm di pregare con noi nel giorno di Kippùr» è come se dicessimo a coloro che hanno commesso molte trasgressioni che anch'essi hanno la possibilità di pregare e di essere considerati pari a tutti gli altri ebrei, a Kippùr tutti gli ebrei sono considerati tzadikìm e simili agli angeli.

Yom Kippùr è l'unico giorno in cui ci è permesso pronunciare a voce alta la frase dello Shemà "Barùkh Shem Kevòd Malkhutò Le'olàm Va'èd" che invece nel corso dell'anno recitiamo sottovoce. Un primo motivo di questa particolarità, secondo un Midràsh, è che quando Moshé ascese al monte Sinai per ricevere la Torà trovò gli angeli serafini vestiti di bianco che giravano attorno al trono di Hashèm e dicevano: «Barùkh Shem Kevòd Malkhutò Le'olàm Va'èd», ossia "Benedetto sia il Nome e l'Onore del Suo regno in eterno". A Moshé Rabbenù questa lode piacque molto e perciò, quando tornò dal suo popolo, gli disse: «Quando mi trovavo in alto ho sentito questa frase e io ve la riporto, ma non la dite a voce alta perché non ci appartiene, è di proprietà degli angeli». Durante l'anno, il nostro comportamento è simile a quello del ladro che mostra la refurtiva agli amici, ma di nascosto. Quando però giunge il giorno di Kippùr in cui noi assomigliamo agli angeli e veniamo considerati tali da Hashèm, possiamo recitare questa frase liberamente, ad alta voce.