Kol Nidrei, Kol Hanedarìm! Quale Ebreo non è elevato da questa solenne preghiera? Quale anima ebrea non si commuove quando il hazan comincia a cantare questi antichi versi con una melodia sreuggente? Poche altre occasioni riescono a suscitare emozioni spirituali così profonde nel cuore di un Ebreo. Eppure, quanti di noi hanno approfondito il significato di questa preghiera?

Quanti di noi si sono posti una domanda molto semplice: quale è il rapporto tra il Kol Nidrei, ovvero la rinuncia dei voti che verranno fatti nell'anno a venire, e Yom Kippùr? Perché mai, ci potremmo chiedere, il giorno più solenne e sacro dell'anno viene inaugurato da una dichiarazione apparentemente priva di carattere spirituale?

Durante Yom Kippùr, quando siamo profondamente convinti dell'intenzione di voltare pagina nella nostra vita, è essenziale cercare di sradicare l'inclinazione al male per l'anno a venire. Mentre dichiariamo l'annullamento e l'invalidità dei voti che verranno fatti nell'anno, garantiamo in tal modo che non agiremo contrariamente alla volontà Divina, almeno per quanto riguarda l'eventuale trasgressione di un voto. Inoltre, revocando l'effetto dei voti futuri, dimostriamo che il nostro impegno a realizzare i comandamenti di D-o è sincero ed inequivocabile. Infatti se non eliminassimo il pericolo di violare i nostri voti nel prossimo anno, indicheremmo in tal modo che non siamo completamente consapevoli e sinceri riguardo alla nostra relazione futura con D-o, ovvero, che non siamo convinti della nostra capacità di realizzare le buone intenzioni espresse durante il periodo più sacro dell'anno.

Un'altra spiegazione sulla natura del Kol Nidrei si basa sugli insegnamenti della chassidùt. Infatti, voti e giuramenti rappresentano mezzi attraverso i quali troviamo la forza di seguire uno stile di comportamento più rigoroso. Se uno si trova in difficoltà nell'affrontare pressioni esterne negative, basandosi soltanto sul proprio senso di moralità e giustizia, egli si può sentire costretto ad esprimere un voto in modo da rafforzare le proprie difese naturali contro il male. Il voto diventa pertanto un mezzo per aumentare la propria forza nella continua lotta per la supremazia del bene sul male. Dà carica psicologica all'individuo. Come leggiamo negli insegnamenti della kabbalà e della chassidùt, la dichiarazione di un voto instilla nuove energie spirituali non automaticamente trovate nell'uomo.

Di Yom Kippùr, tuttavia, non vi è bisogno di questi voti o giuramenti. In questo momento solenne, queste mete spirituali generate dal voto sono facilmente raggiungibili in virtù della santità del giorno. Yom Kippùr implica che non dobbiamo dipendere da metodi artificiali per risvegliare il nostro spirito Ebraico. Pertanto, dichiariamo nulli ed invalidi tutti i nostri voti e giuramenti. E, facendo ciò, affermiamo il nostro naturale attaccamento a D-o, che è sentito da ogni Ebreo in questo santissimo giorno.

La letteratura Chassidica Chabad affronta esplicitamente il ruolo del Kol Nidrei, l'annullamento dei voti, in diversi modi. Nel Likutei Torà (Matot 85, a) Rabbi Schnuer Zalman di Liadi, spiega che il neder - il voto - rappresenta l'attaccamento dell'anima ad elementi non desiderabili. Il termine assur che viene usato nella Torà per descrivere un tipo di voto, può anche essere tradotto come legato o impedito.

L'anima è spesso legata alle limitazioni del corpo e dell'anima fisica ed animale. Le è pertanto impedito soddisfare il desiderio di elevazione a sfere superiori. Di Yom Kippùr, attraverso la Teshuvà, il pentimento sincero ed il ritorno a D-o, liberiamo l'anima dalle limitazioni del corpo. Questo è un significato dell'annullamento dei voti fatto a Yom Kippùr, quello di permettere all'anima di diventare libera.

Il Tzemach Tzedek, nella sua opera Or HaTorà , spiega la recitazione del Kol Nidrei all'inizio di Yom Kippùr in un altro modo. Egli si riferisce all'incredibile fenomeno inerente il processo di annullamento dei voti. Quando il voto è sciolto dal chacham, il saggio, o dal Bet Din, il tribunale rabbinico, ciò che era vietato diventa permesso. Con l'annullamento dei voti di Yom Kippùr, avviene una trasformazione simile: D-o stesso trasforma le nostre colpe in meriti. Il risultato principale di Yom Kippùr è appunto questo: la rimozione totale di ogni traccia di male all'interno di noi stessi al punto che “l'oscurità sarà trasformata in luce” . Pertanto, Kol Nidrei recitato all'inizio di Yom Kippùr è più di un simbolo della trasformazione del male in bene; infatti esso introduce le stesse forze necessarie per realizzare questa trasformazione. Soltanto quando generiamo quelle energie di trasformazione tramite l'annullamento dei voti, D-o permette a forze simili di trasformare le nostre colpe in meriti.

Le spiegazioni fin qui citate sul Kol Nidrei date dai Rebbe di Chabad pongono l'accento su alcuni elementi nel processo di annullamnto dei voti. Nella prima spiegazione, l'elemento considerato era quello dell'impedimento generato dal voto e veniva in tal modo fornita la chiave per comprendere il significato della rinuncia ai voti fatta a Yom Kippùr. Nella seconda spiegazione, veniva posto l'accento sul fenomeno di trasformazione inerente il processo di annullamento dei voti. Ciò sottolineava l'importaza di iniziare il più santo dei giorni dell'anno con il Kol Nidrei. Vi è tuttavia un'altro modo di affrontare il problema del ruolo del Kol Nidrei di Yom Kippùr che analizza l'intero processo di annullamento dei voti. Questa analisi è anch'essa contenuta nell'opera Hassidica Or HaTorà dello Tzemach Tzedek.

Secondo quest'ultima spiegazione, gran parte delle proibizioni contenute nella Torà non possono mai essere cancellate. Un'eccezione a questa regola sono le proibizioni create attraverso le parole: il neder o il voto. Questo tipo di proibizione può essere trasformato dal chacham, secondo le modalità indicate nella Torà. La ragione di ciò può essere compresa se si analizza la relazione esistente tra le parole (che creano il divieto) e la facoltà della chochmà (Saggezza: l'attribuito del chacham, che ha il potere di annullare il voto creato tramite le parole).

La chassidùt spiega che le parole non sono espressioni intellettuali. Infatti, la capacità di emettere i suoni delle varie lettere e vocali non è neppure il risultato di un processo fisico. Al contrario, la fonte della capacità di parola si trova nella volontà dell'anima, che si manifesta nell’intelletto nascosto della stessa, (denominato come la facoltà di chochmà nella letteratura Kabalistica e chassidica in contrapposizione all'intelletto acquisito denominato come la facoltà di binà). L'abilità di parlare supera di molto l'intelletto che decide cosa dire. (Vedere in proposito Tanya IV:5).

Pertanto, per eliminare le conseguenze causate dalla facoltà di parlare, la Torà determina che è necessario l'intervento del chacham, il quale impersona ed in cui prevale questo ‘intelletto nascosto’ conosciuto come chochmà. Solo attraverso la facoltà di chochmà, che è all'origine del parlare, gli effetti delle parole possono essere neutralizzati.

Da questa premessa, il Tzemach Tzedek chiarisce il ruolo della rinuncia ai voti all'inizio di Yom Kippùr, il giorno in cui noi chiediamo a D-o di dimenticare le nostre colpe passate. Poiché tutte le proibizioni derivano da dichiarazioni della Torà, ovvero, per così dire, dalla facoltà della parola di D-o, è possibile neutralizzare gli effetti di questi divieti raggiungendo l'aspetto della Divinità che trascende il regno della parola e dell'intelletto. Noi osserviamo i comandamenti di D-o poiché Egli li ha comandati. Tuttavia D-o Stesso non ha bisogno di essi e non è influenzato dalla nostra osservanza o non osservanza. Come afferma il Midrash: Interessa veramente a D-o se noi macelliamo un animale secondo le regole rituali? Piuttosto le Mitzvot ci sono state date per migliorarci. Secondo il punto di vista dell'intelletto di D-o che determina il bisogno e l'efficacia delle Mitzvot, la loro violazione è cosa molto grave. È causa di conseguenze a livello cosmico ed a livello personale, ma non influenza D-o stesso in alcun modo. Egli è al di là dei confini dell'intelletto.

È questo livello di D-vinità che noi introduciamo a Yom Kippùr quando annulliamo i nostri voti durante il Kol Nidrei. Un livello così trascendente che nessuna violazione della Torà ha alcun effetto, se mai avvenisse. Questo processo è un riflesso del processo di annullamento dei voti. Quando rinunciamo ad un voto, introduciamo la facoltà trascendente dell'anima (attraverso il chacham). Questo libera l'individuo dalle strutture del voto generate dalle facoltà interiori della parola e dell'intelletto rivelato. Così inoltre, nel processo di pentimento di Yom Kippùr, vi è la rivelazione delle manifestazioni più sublimi di D-o, che cancellano gli effetti deleteri delle nostre trasgressioni.

L'analogia può essere sviluppata ulteriormente. Nel caso del voto, non è sufficiente il chacham per ripudiare un voto, ma vi deve essere anche una totale rinuncia del voto da parte della persona stessa. Egli deve dimostrare pentimento assoluto di aver fatto il voto. Similmente, le manifestazioni delle forze trascendenti della Divinità di Yom Kippùr devono essere accompagnate dal rimorso sincero di ogni passata cattiva azione.

Forse più di ogni altra preghiera, il Kol Nidrei introduce le varie dimensioni della Teshuvà, con, la sua simultanea cancellazione e trasformazione delle nostre colpe. Possa Hashem esaudire i nostri più sentiti desideri, espressi durante il Kol Nidrei, e possiamo noi tutti essere iscritti e sigillati per un anno buono e dolce.

Rav Heschel Greenberg