Domanda: i Dieci Comandamenti sono stati detti al popolo ebraico da D-o stesso, a differenza del resto della Torà che è stata trasmessa tramite Moshè. Ho anche imparato che D-o ha inciso i Dieci Comandamenti nelle due tavole. So che molte parti della Torà sono inserite nelle preghiere che diciamo ogni giorno; la mia domanda è: se i Dieci Comandamenti sono così speciali, come mai non sono inclusi nelle preghiere giornaliere?

Domanda:

La risposta storica

In tempi antichi, i cohanìm, (sacerdoti) recitavano i Dieci Comandamenti ogni giorno nel Tempio di Gerusalemme insieme al testo dello Shemà. Il Talmùd ci dice che i saggi vollero stabilire che i Dieci Comandamenti venissero letti ogni giorno anche al di fuori dal Tempio, ma non lo fecero per non dare adito agli eretici secondo cui “solo i Dieci Comandamenti furono dati al Sinai” e non anche il resto della Torà (Talmùd Babilonese, Berachòt 12a e Talmùd Gerusalemme, Berachòt 1:5).

In altre parole, i rabbini erano contrari a dare un rilievo particolare ai Dieci Comandamenti in pubblico, per timore che alcuni sfruttassero l’usanza per provare che gli ebrei considerano questi comandamenti diversamente dalle altre mitzvòt. Pertanto, omettendoli dal libro di preghiere, i rabbini speravano di zittire queste istanze.

Scongiurato questo pericolo, si può in qualche modo dare rilievo ai Dieci Comandamenti, ed è per questo che molti hanno l’usanza di recitarli ogni giorno, sebbene non come parte delle preghiere ufficiali. Tuttavia, sembra esserci una contraddizione. Da un lato è innegabile che i Dieci Comandamenti sono stati dati direttamente da D-o al Monte Sinai. Dall’altro, i rabbini non volevano dare risalto ai Dieci Comandamenti per non portare a pensare che essi hanno uno status maggiore degli altri 603 comandamenti. Come mai questa contraddizione apparente?

Definire i Dieci

Per chiarire tutto ciò, è necessario prima sfatare un luogo comune. Nonostante l’espressione “assèret hadibberòt”, venga tradotta comunemente come i “Dieci Comandamenti”, in verità si tratta di un grosso errore di traduzione, poiché la traduzione precisa è “Dieci Espressioni” o “Dieci Asserzioni” (non si tratta di pura semantica poiché nei “Dieci Comandamenti” ci sono in realtà tredici o quattordici precetti.

Il significato dei Dieci Comandamenti non si limita al loro senso letterale; i nostri Saggi spiegano che l’intera Torà è contenuta in essi. Rav Saadia Gaon (882-942) scrisse perfino un inno liturgico per Shavuòt nel quale egli distribuì tutte le mitzvòt sotto ai titoli di ognuno dei Dieci Comandamenti.

In quale modo queste dieci idee possono condensare il contenuto omnicomprensivo della Torà?

I Dieci Comandamenti esprimono sia concetti elevati e cosmici, come la fede nell’unicità di D-o e il non servire idoli, sia mitzvòt semplici e ordinarie come il non uccidere, non rubare, non provare invidia. La Chassidùt spiega che lo scopo dell’uomo non è solo quello di perseguire ricerche intellettuali o di essere sopraffatto da grandi sentimenti per D-o; è tramite azioni apparentemente semplici e ordinarie che si rivela la Divinità nel mondo.

Quindi, nonostante i Dieci Comandamenti siano importanti e sicuramente basilari per il nostro scopo di vita, è fondamentale che li osserviamo nel contesto di tutta la Torà e che ricordiamo la prospettiva che essi ci danno quando osserviamo tutte le mitzvòt, che sono tutte state date al Sinai.

Rav Yehuda Shurpin Chabad.org