Quando iniziai a perdere la capacità di parlare, mi resi conto della potenza della parola. Poiché mi toccava decidere che cosa valeva davvero la pena dire. Ora che non posso più parlare, sogno di ciò che direi alla mia famiglia, se solo ne avessi la possibilità.

Se potessi parlare direi ai miei figli quanto li amo e quanto sono fiero di loro. Quanto siamo fortunati di essere figli di D-o.

Direi loro di essere gentili e di usare i loro talenti e doni per servire D-o e di confortare gli altri.

Direi loro di sorridere spesso e di essere positivi. Che non c’è nulla di meglio dell’aiutare gli altri o di rendere qualcun altro felice, anche se ciò comporta una perdita.

Direi alle mie figlie quanto stanno bene nei loro completi per le feste.

Direi ai miei maschi di aggiustare le loro camicie.

Cosa direi a mia moglie? Ecco, non sono affari tuoi.

Le parole sono molto potenti. Quando vengono usate nel modo giusto, possono elevare lo spirito. Quando vengono abusati , possono distruggere.

I nostri figli e i nostri consorti desiderano il nostro apprezzamento e amore. In particolar modo durante le festività quando le famiglie passano molto tempo insieme. Ci sono così tante attività da svolgere, mitzvòt, preghiere, cucinare, pulire ecc, che essi potrebbero essere ignorati o maltrattati.

Essi apprezzano le nostre parole e li ricordano.

Le nostre azioni sono ugualmente o più importanti. Crea un’atmosfera affettuosa in casa, focalizza la tua attenzione su di loro. Ascolta ciò che hanno da dire. Essi vogliono che tu li conosca. Sii fiero di loro.

Quando avrai stabilito un’atmosfera affettuosa in casa, essi saranno pronti ad ascoltarti.

Nella parashà di Vayelech, ci viene data la mitzvà di Hakhel. “Raduna il popolo: gli uomini, le donne e i bambini affinché essi studino e temino il Sign-re nostro D-o e che essi osservino per fare tutte le parole di questa Torà”.

La mitzvà di Hakhel veniva osservata durante la festività di Succòt che seguiva l’anno Sabbatico (Shemittà). In quell’occasione, tutto il popolo Ebraico si radunava. Il re, in piedi su di un podio eretto appositamente per l’occasione, leggeva parti del libro di Deuteronomio, incluso lo Shemà.

La Torà non offre un motivo per gran parte delle mitzvòt, eppure per questa la Torà ci dice chiaramente: “affinché essi studino e temino il Sign-re nostro D-o e che essi osservino per fare tutte le parole di questa Torà”.

La mitzvà di Hakhel si osservava nel Tempio Santo, con il re. Entrambi non sussitono oggi, pertanto non è possibile svolgerla interamente.

Tuttavia, a differenza dalle altre osservanze legate al Tempio, alcuni aspetti di Hakhel possono essere osservati al giorno d’oggi. Questo perché i motivi per la mitzvà sono parte della stessa. In effetti non abbiamo un re e non abbiamo il Tempio, ma i motivi “affinché essi sentano, studino, temino D-o e osservino la parole di questa Torà” possono ancora essere attualizzati.

Come si fa Hakhel oggi? Durante quest’anno raduna i tuoi parenti, i tuoi amici o correligionari con lo scopo di rafforzare i loro sentimenti verso D-o e la Torà.

Il requisito è che vi riuniate, cioè che siate uniti con amore. L’unione crea un’atmosfera e apre il cuore per sentire parole di significato “per ascoltare”.

Organizza un raduno di Hakhel con i tuoi parenti ed amici. Parla con amore e bontà. E fai sapere al tuo consorte e ai tuoi figli quanto sono importanti per te, ogni giorno dell’anno.