Un'altra importante preghiera di Kippùr è il Viddùy, ossia la confessione dei peccati; recitarla è una mitzvà fondamentale. Se si fa teshuvà, ma non si confessano a voce i propri peccati, la mitzvà della teshuvà non è completa. È bene ascoltare attentamente tutti i peccati citati nel Viddùy, perché in questo modo è anche più facile provare vergogna per le azioni negative. Spesso, infatti, il pensiero non basta; a volte è necessario sentire recitare ciò che si è fatto per riuscire a capirne veramente la gravità.

Il Viddùy deve essere recitato in piedi, possibilmente a capo chino. Ogni volta che si cita uno dei peccati commessi, ci si dà un piccolo colpo sul petto, come per dire: il mio cuore, la mia indole, non mi hanno permesso di capire la gravità di quello che ho fatto. Lo rimprovero, quindi, dandogli un piccolo colpo.

Introduzione al Viddùy
Per favore, Hashèm Dio nostro e Dio dei nostri padri, giunga fino a Te la nostra preghiera e non essere indifferente, o Re, alla nostra supplica; infatti noi non siamo così sfacciati e testardi sì da dire davanti a Te, Hashèm Dio nostro e Dio dei nostri padri: «Siamo giusti e non abbiamo peccato»; invece diciamo: «Noi abbiamo commesso colpe, abbiamo peccato, siamo colpevoli, noi e i nostri familiari».

Viddùy Siamo stati colpevoli, abbiamo tradito, abbiamo depredato, abbiamo calunniato e fatto maldicenza, abbiamo distorto e siamo stati malvagi; siamo stati superbi, siamo stati violenti, siamo stati menzogneri e ingannatori; abbiamo dato cattivi consigli, abbiamo detto bugie, ci siamo adirati, abbiamo schernito, ci siamo ribellati, abbiamo disobbedito alle Tue parole, abbiamo offeso, abbiamo fornicato, abbiamo deviato, siamo stati in colpa, abbiamo commesso delitti, ci siamo guastati, abbiamo angustiato, abbiamo fatto addolorare padre e madre, siamo stati testardi; siamo stati malvagi, abbiamo corrotto, abbiamo compiuto azioni abominevoli, abbiamo errato, abbiamo fatto errare, ci siamo allontanati dai Tuoi precetti e dalle Tue buone leggi e tutto ciò non ci è stato certo di vantaggio.

Conclusione del Viddùy
Ma Tu sei giusto per tutto quello che ci succede, poiché Tu hai agito secondo verità e noi siamo stati malvagi.

Nel giorno di Kippùr si legge dal libro di Vayikrà la parashà di Akharè Mot, tutta o in parte a seconda delle usanze. In essa è infatti illustrato ciò che il Cohèn Gadòl eseguiva a Yom Kippùr.

Questa parashà, inoltre, si apre con le parole: dopo la morte dei due figli di Aharòn. I saggi spiegano che essi erano due tzadikìm e la morte dei giusti aiuta il popolo ebraico ad espiare le proprie colpe nel giorno di Kippùr. Hashèm infatti soppesa i meriti e le sofferenze degli tzadikìm, ricordandosene cancella, o perlomeno allevia, la punizione che dovrebbe infliggere al popolo ebraico. Il secondo passo della Parashà, che si legge durante la tefillà di Minkhà (mentre il primo si legge durante Shakhrit), parla dei rapporti proibiti. Viene letto a Kippùr per venirci a dire che se ci fosse tra noi qualcuno macchiatosi di una di queste colpe, faccia teshuvà perché esse sono di estrema gravità.

Dopo la preghiera di Minkhà si legge la Haftarà di Yonà, in quanto strettamente connessa al concetto di pentimento.

Infine, il giorno di Kippùr si chiude con la preghiera della Ne'ilà, che precede la chiusura delle porte celesti ed è quindi particolarmente solenne.

Dopo la preghiera di `Arvìt e la Havdalà (e ovviamente in seguito al pasto) si usa intraprendere la costruzione della sukkà, per iniziare immediatamente il nuovo ciclo annuale con una mitzvà.