Un aspetto intrigante della nostra storia è che il popolo d’Israele era diviso in tribù all’origine, ogni tribù discendeva da uno dei dodici figli di Ya’acòv. Al giorno d’oggi molte famiglie ebraiche mantegono la tradizione che sono kohanìm o leviti (entrambi dalla tribù di Levi), mentre altri appartengono alla categoria di israel ovvero discendono da altre tribù. Eppure quando si legge la Torà si nota che il tema delle varie tribù spicca.

Infatti la parashà di questa settimana si chiama Matòt che significa anche appunto tribù. Il singolare è matè e un’altro termine usato nella Torà per tribù è shevet.

Sappiamo che ogni dettaglio nella Torà ha un significato preciso, qual è quindi il significato recondito di questi due termini usati per tribù?

La parola stessa deriva probabilmente dal Latino tribus, parola che veniva usata per descrivere i tre gruppi politici dell’antica Roma. Il termine Ebraico è invece diverso, infatti sia shevet che matè significano ramo di un albero o bastone.

L’idea che i vari gruppi del popolo Ebraico sono chiamati ‘rami’ è comprensibile, poichè siamo tutti rami dello stesso albero del popolo Ebraico e siamo tutti uniti. Come si spiega però la differenza tra le parole matè e shevet?

Il Rebbe di Lubavitch elabora al riguardo in una maniera rilevante non solo alle antiche tribù d’Israele ma anche alle nostre vite al giorno d’oggi.

Gli insegnamenti chassidici spiegano che shevet si riferisce al ramo sottile quando è ancora collegato all’albero, a quel punto esso è fresco, flessibile e tenero. Matè invece è un ramo sottile non più collegato all’albero, esso è quindi staccato dalla sua fonte. Ciononostante o forse proprio per questo, il matè diventa duro e forte e può essere usato come un bastone d’appoggio per qualcuno oppure come segno di leadership, (Così insegna Rav Schneur Zalman di Liadi).

Il primo livello, quello di shevet, rappresenta l’anima prima che entra nel mondo, quando è ancora attaccata a, e parte del Divino. Essa è fresca, vibrante e viva. Ciò è anche paragonabile al periodo puro nella storia del popolo Ebraico, ovvero l’epoca del Tempio Grande a Gerusalemme.

Il secondo livello, matè, è quando il ramo si stacca dall’albero. L’anima entra nelle pressioni caotiche della vita umana oppure, tornando all’analogia con il popolo, gli Ebrei hanno iniziato una fase successiva della loro storia. Il Tempio è stato distrutto ed il popolo disperso in tutto il mondo.

Il paradosso della vita è che proprio in questo secondo stato di essere, quello di essere tagliato via dall’albero, che l’anima e il popolo Ebraico ottengono la loro forza nel suo insieme. Aneliamo di essere uniti alla fonte, questo accadrà presto quando il Tempio verrà ricostruito, allora il nostro legame con il Divino diventerà tangibile anche in questo mondo. Allo stesso tempo, è proprio la sensazione di essere tagliati dal tronco dell’albero che ci rafforza e ci trasforma in bastoni d’appoggio che possono anche guidare. È questo il messaggio della parashà di questa settimana: le difficoltà ci rafforzano e ci aiutano a progredire verso il futuro.

Liberamente tratto da Likutè Sichòt Vol 18, p 382. Di Dr Naftali Loewenthal.