Yom Kipur è il giorno dell’espiazione, del pentimento e del perdono. Nella preghiera di Ne’ilà il punto più interiore del nostro essere ebrei si rivela; ognuno recita versetti di auto-sacrificio e di unità e decide assolutamente che da quel momento ogni suo atto e ogni suo pensiero sarà per la gloria dei Cieli.
Immediatamente dopo, nasce la gioia, con un entusiasmo potente ed è la gioia della più elevata vicinanza, che si è sostituita alla precedente distanza.
Tale sentimento è chiamato “il tempo della nostra gioia”, con un espressione al plurale, perché D-o gioisce, così come è triste, con ogni ebreo, come un re gioisce per la liberazione del suo unico figlio dalla prigionia. Noi anche proviamo gioia in Lui e in tre cose:
Il nostro allontanamento dall’esilio e dalla prigionia
Perché abbiamo raggiunto la più elevata vicinanza al nostro Padre e nostro Re.
Perché abbiamo capovolto il nostro animo nell’intimo: dopo essere stati pieni di iniquità siamo pieni di mitzvòt che i nostri meriti hanno moltiplicato.
Sefer Hama’amarim Kuntresim, vol. 1, p. 139