Vayakhel
Sono proprio questi momenti che mostrano il legame profondo che ognuno di noi ha con il nostro Padre in cielo.
“Rimprovero” in ebraico si dice “tochachà”, da intendersi, secondo i nostri Maestri, come toch ahavà – dall’amore.
Sono l’angelo che veglia sulle pagine rovinate dei vecchi libri. Mi reco in ogni casa ebraica, in ogni sinagoga e in ogni scuola ebraica.
È difficile chiarire cosa voglia intendere il testo con l’espressione specchi delle donne o specchi delle schiere.
Ritorni felici: Due fiumi ti portano a casa: uno scorre con lacrime amare di rimorso mentre l’altro con dolci lacrime di gioia. Per la maggior parte della storia, il viaggio principale era quello amaro. Poichè solo dopo che sei impregnato in quelle acque, puoi alzarti ed abbracciare il tuo D-o con gioia.
Tuttavia ora abbiamo patito sofferenze oltre misura. Ciò che il nostro popolo ha sofferto in paesi attraverso l’oceano ha purificato ogni macchia e sbiancato ogni veste delle nostre anime, purificandoci ed innalzandoci verso l’alto.
La notte è passata. È il pomeriggio prima di Shabbat.
Abbiamo pianto abbastanza lacrime amare. Ora è il momento di tornare con gioia.
Adattato dalle parole del Rebbe di Lubavitch da Tzvi Freeman. Fonti: Margela B’Fuma D’Rava 5746, benedizione della Vigilia di Yom Kippur 5750
