"Non risponderai riguardo una causa per seguire..."—Esodo 23:2.

Un giudice ha il divieto di appoggiarsi al ragionamento di un altro giudice per condannare o prosciogliere un imputato, senza esaminare ed analizzare il caso. Non può dire, "Mi basta concordare con l'opinione dell'altro giudice". Piuttosto, ogni giudice deve esprimere l'opinione alla quale è giunta con il suo pensiero indipendente.

Questa mitzvà include altre leggi, derivate dalle stesse parole del verso, e si applicano solo in casi di pena capitale:

  • Colui che si è inizialmente schierato a favore dell'imputato non può poi discutere per la sua incriminazione [anche se può cambiare idea e votare a favore di un'eventuale incriminazione].
  • Quando impegnati con un caso di pena capitale, i giudici devono iniziare con parole di difesa per l'imputato.
  • Se vengono trovate prove scagionatorie dopo che un verdetto di colpevolezza è stato emesso, questo va scartato e la corte si riunisce nuovamente per esaminare le nuove prove. Dall'altro canto, quando una persona viene scagionata, non può essere processato nuovamente.
  • Quando tocca ai giudici dire le loro argomentazioni (per o contro l'imputato), non si inizia dal giudice più importante di modo che gli altri non vengano influenzati dalla sua opinione.