Nel giorno di Hoshanà Rabbà, l’attenzione di ebrei in tutto il mondo era diretta al ritorno in Eretz Yisrael dei venti ostaggi dopo due anni come prigionieri di Hamas. Tra lacrime e risate, molti dicevano “Grazie Hashem!”, ringraziando D-o per i numerosi miracoli che hanno sostenuto gli ostaggi durante un periodo molto difficile. Ecco alcune storie che ci hanno toccato profondamente e speriamo saranno fonte d'ispirazione anche per voi.
Yosef Chaim Ohana: Il Lulàv aspettava.
Yosef Chaim Ohana, 25 anni, fu catturato da Hamas il 7 Ottobre al festival Nova. Noto per il suo coraggio e la sua gentilezza, Yosef Chaim rimase in sito per aiutare altri partecipanti, nonostante i razzi e gli spari circostanti. L’ultima volta che fu visto, stava aiutando persone ferite.
Poco dopo il suo rilascio, Yosef Chaim fece la berachà sulle Quattro Specie. Suo padre Avraham comprò un lulav e etròg prima di Sukkòt, sperando che suo figlio verrebbe liberato in tempo per usarlo. Così fu, Yosef Chaim e gli altri 19 ostaggi vivi furono rilasciati di Hoshanà Rabbà, l’ultimo giorno di Sukkòt. In un filmato virale si vede Avraham che mette giù le Quattro specie prima di correre ad abbracciare il figlio che non vede da due anni.
Durante la sua prigionia Yosef Chaim stava insieme ad un altro ostaggio, i due furono obbligati ad ascoltare le preghiere Mussulmane e messaggi (su una piccola radio) che li esortavano a convertirsi all’Islam. A un certo punto riuscirono a sintonizzarla su una frequenza Israeliana e Yosef Chaim sentì un’intervista di suo padre. Questo gli diede forza e coraggio per affrontare le terribili esperienze vissute.
Matan Angrest: Pregando nel buio più profondo.
Matan Angrest, 22 anni, fu rapito da Hamas il 7 ottobre dal suo carro armato vicino a Nahal Oz, dopo un feroce scontro in cui il resto dell’equipaggio del carro fu ucciso. Nonostante fosse gravemente ferito e sottoposto a torture pesanti perché era un soldato, Matan ha mantenuto una forte fede, descrivendo parti della sua esperienza come “una serie di miracoli.”
Poche settimane dopo il rapimento, Matan chiese ai suoi rapitori di fornirgli un Siddùr, un Chumash e i tefillìn, e sorprendentemente acconsentirono, con il Siddùr proveniente direttamente da un alto membro di Hamas. Da quel momento in poi, ha ricordato Matan, “pregavo tre volte al giorno — mattina, pomeriggio e sera. Mi proteggeva; mi dava speranza.”
Rom Braslavski: “Sono ebreo!”
Rom Braslavski, 21 anni, fu rapito da Hamas il 7 ottobre durante il festival musicale Nova, dove lavorava. Testimoni hanno raccontato che ha salvato due donne e ha continuato ad aiutare altri nonostante fosse ferito a entrambe le mani.
Quando fu rilasciato, sua madre, Tami, non capiva perché continuasse a ripetere: “Sono un ebreo, sono un ebreo forte.” Rom spiegò che durante tutta la prigionia fu ripetutamente spinto a convertirsi all’Islam. Nonostante le promesse di condizioni migliori e più cibo, egli resistette per due anni. “Rom non si è spezzato,” ha detto sua madre. “Appena è tornato, si è messo i tefillìn. Li abbiamo portati all’ospedale per lui e li ha indossati.”
Avinatan Or: Il dollaro che diede forza.
La famiglia di Gilad Shalit, l’ex soldato dell’IDF catturato e tenuto prigioniero a Gaza dal 2006 al 2011, aveva ricevuto un dollaro dal Rebbe, che hanno conservato per tutti quegli anni come segno di protezione e per il ritorno sicuro del figlio.
Essi diedero quel dollaro alla famiglia di Avinatan Or, 32 anni, rapito il 7 ottobre durante il festival musicale Nova, insieme alla sua fidanzata Noa Argamani. Quando Avinatan fu liberato, hanno notato che la data sul dollaro, il giorno in cui era stato originariamente consegnato dal Rebbe, coincideva esattamente con la data della sua liberazione: Hoshana Rabbà.
Segev Khalfon: Shema Israel!
Segev Khalfon, 27 anni, fu rapito da Hamas il 7 ottobre durante il festival musicale Nova. Quando, a Febbraio, il compagno di prigionia Ohad Ben Ami è stato rilasciato, Segev chiese di poter assistere alla cerimonia di liberazione organizzata da Hamas. Dopo molte insistenze, gli permisero di guardarla.
Segev raccontò di essere stato molto felice per Ohad e di aver poi immaginato che anche lui, un giorno, sarebbe stato liberato. Sognava di trovarsi su quel palco, completamente circondato da Hamas, e di gridare con orgoglio: “Shema Yisrael…”
Al momento della sua liberazione, insieme ai suoi cari, Segev ha proclamato in lacrime quelle stesse parole che lo avevano sostenuto nei giorni più bui.
Bar Kupershtein: Grazie Hashem!
Bar Kupershtein, 23 anni, fu rapito da Hamas il 7 ottobre mentre lavorava al festival musicale Nova. Durante l’attacco, rimase lì per aiutare i feriti, finché non fu catturato e rapito.
Durante la prigionia, Bar prese cura degli altri ostaggi. “Ha le mani d’oro,” ha raccontato sua madre, Julie. “Ha sistemato l’elettricità, scavato la fossa per i rifiuti, costruito un canale per l’acqua e creato una piccola area nel tunnel dove potevano stare da soli nei momenti difficili.”
Durante la prigionia, Bar si è anche avvicinato all’ebraismo, e al suo ritorno chiese di indossare i tzitzìt. Prima, “aveva fede, era in parte tradizionalista, ma non in questo modo,” racconta sua madre. “C’erano lì dei musulmani che pregavano il Creatore, osservavano tutte le loro feste e i digiuni, e lui ha detto: se loro lo fanno, allora anche lui vuole avvicinarsi al Creatore… Aveva un dialogo con D-o. Recitava spesso lo Shema Israel, pregava, e diceva a memoria un capitolo dei Salmi che conosceva.”
Poco dopo la liberazione, Bar ha pubblicato un video per ringraziare tutti coloro che hanno lottato e pregato per lui: “Voglio dire grazie di cuore a tutti quelli che hanno pregato, sostenuto, e non hanno mai mollato. E soprattutto, grazie al Creatore, al Padre nei Cieli.”
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