Di tutti gli anni, il settimo è il più prezioso, come è detto (Shemot 23:11): «E il settimo anno tu la lascerai riposare e rimanere incolta» (come anno di shemittà).

Dei cicli settennali, il settimo è particolare, come è detto (Vaikrà 25:10): «E santificherete il cinquantesimo anno» (come un giubileo).

Era uno dei compiti del Sinedrio di contare gli anni e dichiarare ogni settimo anno un anno di shemittà, anno sabbatico. Il Sinedrio, ventuno anni dopo che i figli d’Israele furono entrati nella Terra Promessa, dichiarò il primo anno Sabbatico. La mitzvà di shemittà fu possibile solo dopo la conquista e la distribuzione del territorio che durò 14 anni. Il conteggio cominciò nel 150ᵒ anno. Il conteggio continuò per 436 anni, fino a che gli Ebrei urono esiliati in Babilonia. Durante questo periodo furono registrati 62 anni sabbatici.

Le leggi speciali di shemittà sono, brevemente, le seguenti:

a) Durante l'anno sabbatico è annullata tutta la proprietà privata del prodotto dei campi e delle vigne (nella terra d'Israele). I raccolti diventano liberi per tutti, di modo che i poveri ed anche gli animali possono venire e servirsi. Il proprietario può mangiare il prodotto del suo campo come ogni estraneo, e portare a casa abbastanza per il pasto di un giorno, ma non può mietere l'intero raccolto, perché questo significherebbe la sua pretesa alla proprietà.

b) È un anno di riposo dal lavoro dei campi. È proibito seminare, piantare, tagliare, mietere. Sono permesse solo cure minime, precisata dall'halachà, per impedire la morte delle piante.

c) I nostri saggi hanno ordinato che anche setichim, cioè piante o erbe che crescono spontaneamente, non possono essere raccolte durante shemittà, per paura che i raccoglitori seminino nell'anno sabbatico e poi affermino che le piante sono germogliate da sole.

d) Zeman Bi'ur/Tempo della Rimozione. Se qualcuno raccoglie dal campo prodotti- durante l’anno sabbatico per mangiarli nella sua casa, non gli è permesso di riporli definitivamente. Egli deve ad un certo momento rimuoverli dal suo possesso e lasciare che ne godano gli altri o i poveri. Il tempo della rimozione è differente per ogni tipo di prodotto, e coincide con il momento in cui quel particolare raccolto non è più disponibile nei campi.

e) Tutti i frutti e 1e verdure che crescono nell'anno sabbatico posssiedono kedushà, santità. Così la halachà dichiara che devono essere trattati in un modo dignitoso. Per esempio non ci si può sbarazzare di nessuna parte del frutto commestibile con i comuni rifiuti.

f) A causa della loro kedushà, i prodotti dell’anno di shemittà non possono essere commerciati (nemmeno dopo l'anno sabbatico, perché essi sono santi per sempre) e secondo parecchi poskim, decisori di legge ebraica, non possono essere esportati in un paese fuori di Eretz Israel.

Tutte queste leggi hanno valore anche oggi.

L'Onnipotente promette di concedere in premio la Sua benedizione a colui che non lavora il suo campo nell'anno sabbatico. Egli provvederà per lui durante quell anno e gli anni che lo seguiranno. Così se qualcuno lavora il suo campo nel shemittà, dimostra mancanza di fiducia nell'Onnipotente (come un ebreo che lavora di Shabbat, perché non crede che D-o gli fornirà i mezzi di sussistenza, anche se si astiene dal lavoro).

Yirmeyahu affermava: «Così dice Hashem: Maledetto l'uomo che ha fede nell'uomo e attribuisce i suoi successi alla carne, arando e raccogliendo nel shemittà, e il cui cuore si allontana da Hashem, che ha promesso di accordare la Sua benedizione al prodotto del sesto anno, in modo che sia sufficiente per l'anno seguente» (Rashì, Yirmeyahu 17:5).

Le leggi di shemittà esprimono concetti fondamentali della Torà.

1) Osservandole, riconosciamo che non possediamo la Terra. Hashem ci ha comandato: «Riposa nel settimo anno, cosicché tu saprai che la Terra è mia».

2) Durante l'anno sabbatico il contadino ebreo era costretto a rivolgersi direttamente all'Onnipotente e a supplicarlo di provvedergli il sostentamento, erché a lui non era permesso di lavorare per procurarsi il cibo. Egli perciò giungeva a comprendere anche negli altri sei anni di lavoro, mieteva solo grazie alla Provvidenza dell'Onnipotente e non in seguito alla sua propria fatica.

La professione che una persona sceglie non gli garantisce una vita di ricchezza o una di povertà. Piuttosto, Hashem concede ricchezze ad ogni individuo come Gli sembra giusto. Così ognuno dovrebbe supplicare Colui che è il Padrone di tutte le ricchezze di concedergli mezzi di sussistenza.

3) L'Onnipotente ha voluto che ci fosse un anno di inattività dal lavoro, in modo che i contadini ebrei si potessero dedicare allo studio della Torà. Come ci ha vietato di lavorare ogni Shabbat perché Gli dedicassimo quel giorno, così ha destinato ogni settimo anno ad uno studio più intenso della Torà.

Tehillim (103:20) loda «i potenti e forti che obbediscono alla Sua parola».

Questo pasuk si riferisce all'ebreo che adempie alla mitzvà di shemittà, che è una delle più difficili da osservare nella Torà. Il contadino è obbligato a deporre i suoi arnesi e ad assistere inoperoso mentre il suo campo e la sua vigna sono trascurati - non una settimana o un mese, ma un anno intero. E anche se il suo campo è sterile, continua a pagare l'e tasse. Tutavia non si lamenta ed adempie la mitzvà. Ci potrebbe essere un più grande eroe della Torà?

I castighi divini per aver violato l'anno sabbatico

Se un ebreo trascura di osservare l'anno sabbatico, la Torà lo minaccia di punizioni divine.

1) Hashem dice: « Ti ho comandato di lavorare sei anni e di permettere alla terra di riposare nel settimo, ma tu l'hai privata del suo meritato riposo. Così tu sarai esiliato ed essa sarà compensata per tutti gli anni di riposo di cui l'hai privata » (Vaikrà 26:43).

I settanta anni durante i quali gli ebrei furono esuli a Babilonia corrispondevano ai settanta anni di shemittà e di giubileo che essi avevano trascurato di osservare nel corso della loro permanenza di 430 anni in Erez Israel.

Come può la punizione dell'esilio essere un giusto midda-keneged-midda castigo per non aver osservato l’anno sabbatico?

La violazione delle leggi di shemittà deriva dalla convinzione di una persona che il suo continuo lavoro gli garantisce il successe Hashem così lo allontana dalla sua casa e dal suo focolare e lo costringe a vivere in un ambiente straniero. Le avversità della vita in esilio, la sua insicurezza e instabilità gli proveranno che egli è per natura impotente e dipendente da Hashem.

2) Violare l'anno di shemittà svolgendo lavoro proibito non aumenta la produttività del campo, come un contadino potrebbe pensare. Al contrario, causa la diminuzione del suo rendimento Hashem dice: « Se lascerai la terra incolta un anno ogni sette essa sarà produttiva gli altri sei no, lo farò prosperare il raccolto ogni due anni, e mieterà nel primo, nel terzo e nel quinto anno, ma non nel secondo, quarto, sesto e settimo. In un ciclo di shemittà, i tuoi campi perderanno così la fertilità di quattro anni».

3) La violazione dell'anno sabbatico, inoltre, rende l'ebreo completamente povero. Alla fine egli sarà costretto a vendere il suo campo e i suoi beni.

Alla fine di un anno sabbatico i debiti vengono annullati.