Nessun’altra città ha conquistato i cuori, le menti e le anime degli ebrei di tutto il mondo come Gerusalemme. Ma per centinaia di migliaia di ebrei di ogni tipo e provenienza, non è solo un sogno: è casa. Mentre piangiamo la distruzione del Bet Hamikdàsh, il Tempio Santo, e preghiamo per la sua imminente ricostruzione, scopriamo insieme 12 fatti sugli ebrei che vivono proprio accanto ad esso.

1. Gerusalemme ha sempre avuto una presenza ebraica costante

Gli ebrei vivono a Gerusalemme sin dai tempi biblici. Nel 2892 (869 a.E.V.), il re David la rese la capitale della Terra d’Israele. La distruzione del Secondo Tempio e la feroce persecuzione romana lasciarono la città desolata—ma non per molto. Nei secoli successivi, gli ebrei iniziarono lentamente a farvi ritorno, garantendo una presenza quasi ininterrotta entro le sue mura sacre.

2. Sono arrivati da molti paesi

Nel corso dei secoli, gli ebrei di Gerusalemme hanno attraversato alti e bassi, talvolta quasi decimati da guerre e pestilenze, altre volte rafforzati dall’arrivo di pellegrini. Nel XVIII e XIX secolo, ondate consistenti di immigrati ebrei si stabilirono a Gerusalemme. Questi nuovi arrivati giunsero da ogni parte: ebrei sefarditi dal Nord Africa e dal Medio Oriente; ebrei mizrachi dalla Persia, da Bukhara, dallo Yemen e da altre regioni; ed ebrei ashkenaziti—sia chassidici che non chassidici (lituani)—provenienti dall’Europa. Nonostante le loro differenze, svilupparono una cultura comune tipicamente gerosolimitana, completa di usanze, cucina e abbigliamento unici

3. Gli ebrei da tutto il mondo li hanno sostenuti

Nell’epoca prima dell’industria moderna, fin dai tempi medievali, la maggior parte degli ebrei di Gerusalemme dipendeva dal sostegno degli ebrei della Diaspora. Infatti vennero creati gruppi speciali di raccolta fondi, chiamati kollelìm, a nome degli immigrati provenienti da regioni specifiche, come Polonia, Ungheria e Russia. Ogni kollèl inviava periodicamente emissari all’estero per raccogliere denaro a sostegno dai connazionali stabilitisi in Eretz Yisrael. Questo sistema si evolse all’inizio del XX secolo, quando la situazione nell’Europa orientale peggiorò e in Palestina crebbero le opportunità economiche.

Vedi: La Tzedakà più antica a sostegno d'Israele

4. Essi costruirono nuovi quartieri

Per gran parte della storia, gli ebrei di Gerusalemme vissero all’interno del Quartiere Ebraico della Città Vecchia, la Ir Ha’atikà. Tuttavia con l’aumento della popolazione e la crescente scarsità di spazio, alcuni pionieri iniziarono a costruire quartieri al di fuori della sicurezza delle mura antiche. Il primo di questi fu Mishkenòt Sha’ananìm, edificato dal filantropo ebreo britannico Sir Moses Montefiore, seguito da Machanè Yisrael, costruito da ebrei nordafricani. Questi primi quartieri spianarono la strada verso la vasta metropoli di Gerusalemme che conosciamo oggi.

5. Matrimoni senza musica

Una tradizione unica in alcune comunità di Gerusalemme è quella di celebrare i matrimoni senza musica strumentale—solo con tamburi. Questa usanza ebbe origine circa 150 anni fa come rimedio spirituale in risposta a un’epidemia fatale1.
Fu anche concepita come espressione di lutto per la distruzione del Tempio—proprio nella città in cui esso sorgeva2.

6. Iniziano Shabbat presto

A Gerusalemme, le candele di Shabbat vengono accese 40 minuti prima del tramonto—molto prima rispetto ai 18 minuti standard comuni in altre città3.
Questo anticipo è una consuetudine radicata da lungo tempo a Gerusalemme, osservata da molti (anche se non da tutti) tra i suoi abitanti. Curiosamente, anche nella città di Petach Tikvah si accendono le candele 40 minuti prima, poiché fu fondata da gerosolimitani che portarono con sé questa tradizione.

Leggi: Come mai si accendono le candele 18 minuti prima del tramonto?

7. Il loro abbigliamento è un incrocio tra Ashkenaz e Sefaràd

Molti ebrei di Gerusalemme—soprattutto nelle comunità più tradizionali—sono noti per il loro stile di abbigliamento unico. Gli uomini indossano un caftano a righe, chiaro, in stile sefardita (una lunga veste) legato con una fascia, abbinato a un cappello a tesa larga in stile ashkenazita durante la settimana e a uno shtreimel di pelliccia per lo Shabbat.
Il caftano è ricco di simbolismo spirituale. Ad esempio, è composto da 26 pezzi (il valore numerico del Nome di D-o), e le sue strisce riflettono la direzione dei lacci dei tefillìn.

8. Festeggiano Purìm un giorno dopo

Una delle osservanze più famose e uniche di Gerusalemme è celebrare Purìm in un giorno diverso.
Mentre la maggior parte degli ebrei festeggia il 14 di Adar, a Gerusalemme si celebra il 15—Purìm di Shushan—poiché la città era cinta da mura già ai tempi biblici4.
In effetti, Gerusalemme è oggi l’unica città che soddisfa pienamente questo criterio—anche se alcune città celebrano entrambi i giorni per sicurezza.
Molti israeliani amano festeggiare Purìm nella propria città natale e poi recarsi a Gerusalemme il giorno successivo per proseguire con i festeggiamenti.

Read: Perché si festeggia Purìm un giorno dopo a Gerusalemme?

9. Un kugel fusion dolce e piccante

Proprio come la sua popolazione, la cucina di Gerusalemme è un mix di culture.
Un piatto che si distingue è il kugel Yerushalmi (di Gerusalemme)—un piatto di noodle creato dagli abitanti ashkenaziti che unisce la dolcezza del caramello con il gusto deciso del pepe nero.
È un delizioso esempio di cucina europea con un sapore mediorientale, ed è un alimento base in molte case gerosolimitane durante il giorno di Shabbat.

10. Essi pregano in una varietà di sinagoghe—compreso il luogo più sacro sulla Terra

Gli ebrei di Gerusalemme hanno a disposizione numerose sinagoghe tra cui scegliere—alcune antiche, altre nuove, ma tutte accoglienti.
Si può pregare in santuari storici come le sinagoghe Hurvà, Ramban o Tzemach Tzedek nella Città Vecchia.
Si può unirsi alla folla nella maestosa Grande Sinagoga di Belz o rifugiarsi in un piccolo e accogliente shtiebel nascosto in un vicolo.
E, naturalmente, molti si dirigono direttamente verso il luogo più sacro di tutti: il Muro Occidentale, l’ultimo residuo del complesso del Tempio Santo.

11. La loro pronuncia Yiddish è molto particolare

La comunità ashkenazita di Gerusalemme è stata dominata per generazioni da migranti provenienti dalla Lituania (Litvak), il cui accento ha plasmato il dialetto unico dello yiddish sviluppatosi nella città.
Una caratteristica particolare della pronuncia gerosolimitana è che chi parla spesso scambia tra loro le lettere alef e hey.

12. La loro città li unisce e unisce tutti gli ebrei

Gerusalemme non è solo una città—è un luogo che unisce tutti gli ebrei.
Il 16 di Adar, 5747 (17 marzo 1987), il Rebbe parlò di questa qualità speciale, collegandola alla stessa data del 335 a.E.V., quando gli ebrei ritornati dalla Babilonia iniziarono a ricostruire le mura della città.
Citando i Salmi, sottolineò Gerusalemme come “la città in cui tutti sono uniti insieme5.”
Allo stesso modo, il Talmùd insegna che quando gli ebrei facevano pellegrinaggi a Gerusalemme per le festività, entrando nelle mura della città diventavano uniti—come se fossero un’unica entità6

Vedi il discorso del Rebbe al riguardo