Strano nome per il primo giorno dell’anno, Rosh Hashanà, che tradotto diventa capo - testa dell’anno.
Come la testa sta sopra al resto del corpo, come dalla testa dipende il funzionamento di tutti gli organi, così l’andamento del nuovo anno dipende da quello che faremo a Rosh Hashanà.
I maestri della kabbalà spiegano che per ognuno di noi c’è una certa dose di benedizioni ed energia positiva, pronti per scendere in terra nei prossimi mesi.
Ma (sì, D-o aggiunge sempre un ‘ma’), c’è una condizione. Nulla accade gratuitamente nelle sfere celesti. Se desideriamo ottenere qualcosa da Lu i, dobbiamo mostrare qualche intenzione di miglioramento, compiere un piccolo sforzo in più, pregare un po’ di più, osservare qualche mitzvà in più.
La benedizione c’è ma è bloccata, dicono i maestri. Sta a noi rimuovere il blocco e noi, solo noi, possiamo farlo. E il momento giusto per farlo, quello nel quale D-o permette che si aprano i canali del Cielo, è Rosh Hashanà. Rosh Hashanà è il giorno in cui D-o ha creato l’essere umano.
Tra tutte le creature del mondo, è stato l’unico a venire creato da solo, senza altri della sua specie. E proprio in questo giorno ci ricordiamo che ognuno di noi possiede dei poteri speciali, che nessun altro possiede e che solo il nostro lavoro individuale di miglioramento, potrà fare leva sulle sfere celesti per farci meritate un anno meraviglioso.
Non abbiamo scuse, non c’è chi possa pregare per noi o decidere di migliorare al posto nostro.
E quando interiorizzeremo la nostra infinita capacità e i nostri super poteri spirituali, D-o non potrà fare altro che garantire a ognuno di noi shanà tovà umetukà, un anno non solo buono ma colmo di infinita dolcezza.
Gheula Canarutto Nemni
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