Vayechì
Il 10 di Tevèt è l’unico digiuno che può capitare la vigilia di Shabbàt e continuare fino al crepuscolo, a Shabbàt iniziato.
Il verbo BaDàL (dividere, separare), dal quale deriva appunto il termine Havdalà, è usato per la prima volta nella Torà in Bereshìt (1, 4) in riferimento alla separazione tra la luce e il buio voluta da D-o
Yaakov aspira alla sepoltura nella grotta, che rappresenta una salita spirituale a livelli massimi. Rachel invece rappresenta la devozione per i figli e la disponibilità a perdere parte della sua completezza spirituale per il loro bene.
Il corpo strappato dalla sua vitalità spirituale ora nutre un materialismo senz’anima che si oppone costantemente alla voce di Ya’acòv.
Ritorni felici: Due fiumi ti portano a casa: uno scorre con lacrime amare di rimorso mentre l’altro con dolci lacrime di gioia. Per la maggior parte della storia, il viaggio principale era quello amaro. Poichè solo dopo che sei impregnato in quelle acque, puoi alzarti ed abbracciare il tuo D-o con gioia.
Tuttavia ora abbiamo patito sofferenze oltre misura. Ciò che il nostro popolo ha sofferto in paesi attraverso l’oceano ha purificato ogni macchia e sbiancato ogni veste delle nostre anime, purificandoci ed innalzandoci verso l’alto.
La notte è passata. È il pomeriggio prima di Shabbat.
Abbiamo pianto abbastanza lacrime amare. Ora è il momento di tornare con gioia.
Adattato dalle parole del Rebbe di Lubavitch da Tzvi Freeman. Fonti: Margela B’Fuma D’Rava 5746, benedizione della Vigilia di Yom Kippur 5750