My Story è una raccolta di storie personali del Rebbe, recentemente pubblicato da JEM (Jewish Educational Media). Il libro include uno sguardo affascinante ai numerosi aspetti delle attività e l’influenza del Rebbe. Sotto abbiamo raccolto cinque consigli che speriamo siano d’ispirazione per te.

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Il Rebbe ad una giovane donna: Qual è la mitzvà giusta per me?

Quale mitzvà dovremmo cercare di occuparci? È meglio scegliere una alla quale siamo naturalmente più portate oppure un’altra che comporta uno sforzo maggiore da parte nostra?

Yehudis Fishman pose questa domanda al Rebbe, prevedendo che egli avrebbe parlato del valore di migliorare se stessi oppure della realizzazione del proprio potenziale. Invece la risposta del Rebbe fu molto diversa da ciò che si aspettava.

Yehudis Fishman receives a dollar from the Rebbe decades after the meeting recalled in the book.
Yehudis Fishman receives a dollar from the Rebbe decades after the meeting recalled in the book.

Egli citò parte di una frase Talmudica: chatòf ve’echòl, ovvero “afferra e mangia”!

“Ci stiamo avvicinando all’era Messianica”, disse il Rebbe. “Dobbiamo semplicemente afferrare qualsiasi opportunità che ci viene data per fare una mitzvà, sia essa facile o difficile.”

Se una mitzvà ti sembra troppo difficile, o troppo facile, fa niente. Cogli l’opportunità per farla!

Il Rebbe a uno studente di Yeshivà: imita gli Hippy

Negli anni ’60, Yosef Krupnik era un giovane studente di yeshivà che desiderava lasciar crescere la barba secondo l’usanza ebraica, tuttavia era titubante poiché quest’uso è meno accetto nella sua comunità non chassidica.

Il Rebbe lo indirizzò verso una fonte inaspettata, gli hippy, trovando che essi sono simili ai nostri patriarchi.

“Gli schiavi Ebrei in Egitto erano giunti al quarantanovesimo livello d’impurità, tuttavia siccome continuarono a parlare la loro lingua, ad usare i loro nomi ebraici ed a vestire secondo il loro uso, essi non caddero fino al cinquantesimo livello”, disse il Rebbe, citando il Midrash e la Kabbalà.

Poi disse a Krupnik:

“E i leader degli Hippy, non sono tutti Ebrei? Non hanno forse nomi Ebraici? Abbie Hoffman e Allen Ginsberg e Mark Rudd Rudnistky? E non indossano vestiti caratteristici? Quando vedi un hippy camminare per strada sai chi è per come si veste, che è esattamente come gli Egizi riconoscevano chi era Ebreo all’epoca. Gli hippy hanno anche un loro gergo. Pertanto, se essi non hanno cambiato la loro lingua, il loro vestiario o i loro nomi, chi può dire che sono meno meritevoli di essere redenti, degli ebrei in Egitto?”

(“Durante questo monologo”, ricorda Krupnik, “il Rebbe aveva un grande sorriso sul viso e rideva sotto i baffi. Egli si stava divertendo, ma io stavo cogliendo il suo messaggio”.)

Il Rebbe continuò:

“Se negli anni ’30 chiedevi a qualcuno riguardo i Socialisti, probabilmente dicevano: “Deve essere Ebreo”. Se invece negli anni ’40 parlavi di Comunisti, rispondevano “Deve essere Ebreo”. Così oggi, fuori da New York, se chiede riguardo gli Hippy, essi diranno ‘questa è un altro male che gli Ebrei hanno portato’. Chi dice che gli Hippy non meritino di essere imitati per questa caratteristica, le loro barbe?”

È inutile dire che Kurpnik porta una barba non tagliata da allora.

Il Rebbe al generale: come essere un bravo Ebreo

Yossi Ben Hanan era un generale dell’IDF per anni, a un certo punto decise di congedarsi dall’esercito e di intraprendere una carriera nel settore privato. Tuttavia, il capo di stato maggiore voleva che egli restasse nell’esercito per diventare comandante del corpo d’armata.

Perciò quando incontrò il Rebbe, egli decise di chiedergli se era giunta l’ora di lasciare l’esercito o meno.

Yossi Ben Hanan receives a dollar from the Rebbe.
Yossi Ben Hanan receives a dollar from the Rebbe.

Yossi racconta:

“Ricordo la sua risposta fino ad oggi. Brevemente ecco cosa mi disse:

‘Dovresti svolgere il tuo dovere di difendere la Terra, proteggendo l’integrità della Terra d’Israele, l’integrità del popolo d’Israele e l’integrità della Torà.’

Ero abbastanza stupito, sembrava che il Rebbe mi stesse dicendo che potevo compiere il mio obbligo da ebreo difendendo Israele! In altre parole, sarei dovuto rimanere nell’IDF.

Dissi, ‘Rebbe, spero che D-o mi darà la forza di difendere tutti e tre.’”

Egli rispose: ‘La forza già ce l’hai. Tuttavia quando la forza è chiusa in una scatola, è l’opposto della forza. Certamente non devo spiegare questo a un generale.”

Yossi continuò a servire nell’IDF, svolgendo i suoi obblighi con grande devozione e abilità.

Il Rebbe e l’artista: che cos’è l’arte

È questione di punti di vista. Mel Alexenberg, un artista rinomato, cambiò il suo modo di percepire l’arte, dopo un incontro con il Rebbe.

“In Ebraico”, disse il Rebbe, “le parole per ‘materia’ e ‘spirito’ sono intercambiabili; cioè, le lettere che compongono la parola chomer, materia, formano anche la parola ruach, spirito, se si tralascia la lettera mem.

Qual è la differenza tra il mondo spirituale ed il mondo materiale? È questione di prospettiva. Se guardi il mondo in un certo modo, vedi un mondo materiale. Tuttavia se cambi il modo e la qualità della tua percezione, se osservi tutto in modo diverso e innovativo allora, quello stesso mondo diventa spirituale e percepisci come il mondo spirituale e quello materiale non sono due mondi distinti. La qualità del tuo rapporto al mondo materiale lo rende spirituale.”

Questo incontro fu molto significativo per Mel.

“A causa di questa opinione, gran parte delle mie opere d’arte, persino quasi tutte, iniziano con parole Ebraiche e concetti di Torà. Parte tutto da lì.”

Il Rebbe al Rabbino: ogni Ebreo è “Tuo”

Il Rebbe chiese ad un rabbino di lasciare la comodità di una comunità ebraica Statunitense e di immigrare in Sud Africa. Il rabbino non era molto entusiasta dell’idea perché era preoccupato per l’educazione ebraica che i suoi figli avrebbero ricevuto lì.

Rav Nachman Bernhard condivise dei ricordi da quell’incontro, dove ricevette il messaggio che gli insegnò il vero significato del termine “mio”.

“[Dopo che il Rebbe insistette che andassi in Sud Africa], protestai, ‘ho lasciato Wichita, una comunità ed un luogo bellissimi, per vivere a New York per via dell’educazione Ebraica dei miei figli. Come posso andare in Sud Africa dove non c’è nulla per loro? Mi rendo conto che il grande Chatam Sofer era anch’egli molto preoccupato per l’educazione dei suoi figli numerosi, era preoccupato di non poter insegnarli adeguatamente perché era talmente impegnato con le attività della comunità. I leader ebrei dell’epoca gli dissero che nel merito del suo lavoro per la comunità, i suoi figli sarebbero cresciuti bene. Ed infatti egli produsse una dinastia di studiosi di Torà. Mi rendo conto che questa storia è spesso citata dai rabbini, ma io non sono proprio un Chatam Sofer!”

“No, ogni ebreo ha lo stesso merito” rispose il Rebbe. “Qualsiasi ebreo che opera per la sua comunità vedrà un riscontro nel miglioramento dei suoi figli’.

“Non ero pronto a capitolare, perciò citai dal verso del Canto dei Cantici, ‘Mi stai facendo guardiano dei vigneti, ma non ho ancora preso cura del mio vigneto!’

“Il Rebbe rispose: ma questo è il tuo vigneto, la comunità ebraico!’ Il Rebbe ripetè due volte, ‘la comunità Ebraica è il tuo vigneto.’”

Foto e testo tratti con permesso dal libro “My Story”. Clicca qui per ordinare la tua copia oggi.