Rav Aron Moss è noto ai nostri lettori per i numerosi articoli che ha scritto riguardo a vari aspetti dell’ebraismo. Questa volta, la domanda lo tocca da vicino essendo lui un rav a Sydney che conosceva personalmente molte delle persone uccise o ferite nell’attacco.

Domanda: Il dolore per l’attacco di Sydney è molto forte, l’ebraismo dice qualcosa su come superarlo?

Risposta: Siamo sconvolti. Abbiamo perso amici e persone care. I nostri figli hanno paura. La nostra città pacifica è stata profanata, la popolazione scossa e stravolta.

E tutto questo è accaduto di Chanukkà, una festa di gioia e luce, che ricorda quando i deboli sconfissero i più forti. Eppure adesso ci sentiamo deboli, mentre combattiamo una pesantezza che incombe su di noi.

Qual è il messaggio che Chanukkà ci può dare, uno spiraglio di speranza e saggezza che ci può aiutare in questi momenti dolorosi?

Ecco un pensiero. Dopo aver acceso le candele di Chanukkà c’è spesso disordine. La cera sciolta. Gli stoppini bruciati. L’olio rimasto. Tutti oggetti che poco prima producevano luce. E dopo? Cosa facciamo con questi rimasugli? Come puliamo dopo Chanukkà?

La legge ebraica menziona due usanze. La prima è semplice e facile: raccogliamo tutto in un pacco e lo gettiamo in modo dignitoso. La luce ha fatto il suo dovere e il residuo va ora messo da parte.

La seconda usanza è più potente: prendiamo tutto l’olio, la cera e gli stoppini rimasti e li accendiamo insieme formando una grande fiamma che brucia tutto insieme. In questo modo, ciò che formava piccole luci separate diventa un fuoco unico e intenso, e le rimanenze non sono gettate via ma vengono elevate.

Quest’anno Chanukkà ci ha lasciato con ben più di cera sciolta. Vite perse. Famiglie infrante. L’innocenza perduta. E un dolore che non può essere ordinatamente riposto. Dunque anche noi abbiamo due possibilità. Possiamo avvolgere il dolore, metterlo da parte e tornare velocemente alla vita quotidiana molto presto; è una risposta adeguata, ma non è l’unica risposta.

Possiamo anche fare ciò che la nostra tradizione ci insegna. Possiamo raccogliere il dolore, affrontarlo con onestà e fargli alimentare una luce più grande. In poche parole significa avere e mostrare più fierezza nella nostra identità ebraica, non meno. Più amore, e non paura. Più unità senza ritiraci. Più luce e non buio.

È il minimo che possiamo fare per le anime che abbiamo perso, affinché le loro morti non siano la fine della storia. Questo deve essere un nuovo inizio per ognuno di noi. Il male ha cercato di estinguere la nostra luce, sta a noi non permettergli di vincere. Fai una mitzvà. Recupera un rapporto finito male. Aiuta chi ha bisogno di te.

Assimila il dolore e incanalo in una luce di positività. La luce delle anime di chi abbiamo perso, insieme alle luci accese dalle nostre anime, possono cambiare la nostra città, il nostro paese e il mondo.