“La Bibbia dei Settanta” o “Septuaginta” è la traduzione in greco del testo della Torà, che è diventata la base per gran parte delle traduzioni non ebraiche della Bibbia. In Ebraico si chiama Targùm Hashiv’ìm, “La traduzione dei Settanta”. Si chiama così perché la prima traduzione fu scritta da un gruppo di settanta o settantadue Saggi per il re Tolomeo d’Egitto nel III secolo.
È importante notare che il testo greco chiamato “La Bibbia dei Settanta” non è lo stesso testo scritto dai Saggi in Egitto, come spiegheremo di seguito.
Il Re Tolomeo e i settantadue Saggi
Nel Trattato Sofrìm è scritto:
“Avvenne una volta che cinque anziani scrissero la Torà in greco per il re Tolomeo, e quel giorno fu nefasto per Israele quanto il giorno nel quale fu fatto il Vitello d’Oro, poiché non è possibile tradurre la Torà in maniera appropriata”1.
La seconda parte di questa vicenda è riportata nel Talmùd Babilonese:
“Avvenne anche che il re Tolomeo riunì 72 anziani e li mise in 72 stanze senza dire loro il motivo per cui li aveva riuniti. Egli poi andò da ognuno di loro dicendogli: “Scrivi per me [una traduzione greca] della Torà di Mosè tuo Maestro”. D-o mise la stessa idea in ognuno dei loro cuori e [da soli] furono tutti d’accordo su una stessa soluzione”2.
Il Talmùd continua e include una lista di tredici casi in cui tutti i Saggi si discostarono dalla traduzione letterale del testo per timore che il testo fosse frainteso. Ad esempio, anziché tradurre le prime parole della Torà come “In principio, creò D-o”3, che potrebbe essere equivocato e inteso nel senso che una forza denominata “in principio” creò D-o, essi lo tradussero come “D-o creò in principio”.
Altri cambiamenti furono fatti per non insultare il re: ad esempio, nella lista di animali non kashèr4 essi tradussero “lepre” come “l’animale dalle gambe corte” per non offendere Tolomeo la cui moglie aveva un nome che significava lepre.
La traduzione dei Settanta
Riassumendo: i “settanta” Saggi hanno tradotto in greco solo il Pentateuco (i Cinque Libri), e hanno fatto alcuni cambiamenti specifici rispetto al testo che sono riportati nel Talmùd. Pertanto, essi non sono gli autori del testo noto oggigiorno come “La Bibbia dei Settanta”, che include tutta la Bibbia e anche i testi apocrifi, e non contiene i cambiamenti menzionati nel Talmùd.
Quindi, anche se è un testo affascinante, non è per nulla autorevole e non può essere considerato allo stesso livello dell’originale nella lingua sacra.
Rav Yehuda Shurpin, Chabad.org
Parliamone