Rabbi Dov Ber era rinomato per la sua grande erudizione della Torà e la profondità dei suoi insegnamenti Chassidici, come pure per il suo grande amore per ogni ebreo. Questa breve biografia descrive le sue attività per migliorare le vite degli ebrei sia fisicamente che spiritualmente.

In questo articolo: I primi anni La prigionia

I primi anni

Rabbi DovBer, figlio del fondatore di Chabad, era chiamato il Mitteler Rebbe (Rebbe intermedio, ovvero uno delle prime tre generazioni di rebbe di Chabad), egli sviluppò la filosofia di suo padre e interpretò il significato e le varie fasi intricate in un modo molto chiaro.

I suoi commenti sui testi originali di suo padre sono ricchi di discussioni dettagliate dell’ideologia di Rabbi Schneur Zalman e la precisione e chiarezza sono un segno del livello dell’autore.

È interessante notare che quando la novità della dipartita di Rabbi Schneur Zalman giunse a S Pietroburgo, il ministro della guerra riunì una sessione speciale del Gabinetto per mandare un messaggio di condoglianze alla famiglia in lutto.

Il messaggio ufficiale fu portato a Rabbi Dov Ber a Kremenchug dai rappresentanti del governo di Poltava, Tchernigov e Odessa con una richiesta su di quale sia il modo migliore nel quale la Russia potrebbe ripagare il Rebbe di Lubavitch per l’incoraggiamento che Rabbi Schneur Zalman diede allo Zar durante la guerra Napoleonica.

Il figlio ed il successore della prima guida di Chabad non chiese nulla per sé, ma chiese che il governo Russo si comporti in maniera benevola verso gli ebrei del paese e un miglioramento della loro situazione economica.

Rabbi DovBer continuò il lavoro iniziato dal suo illustre padre, seguendo la sua strada. Oltre all’espansione delle dottrine e della filosofia Chabad egli si dedicò alle attività communitarie e sociali iniziate dallo stesso. Era molto dotato a livello intellettivo ed era un oratore d’eccellenza.

Inevitabilmente, la guerra Napoleonica interruppe la vita ebraica in modo grave, tuttavia, durante il periodo di Rabbi DovBer, ci fu un risveglio del chassidismo e i giovani allievi si dedicarono allo studio dello stesso.

Il Mitteler Rebbe cercò di convincere gli ebrei del paese di lasciare i lavori precari sui quali dipendevano, incoraggiandoli ad andare a vivere nei villaggi dove avrebbero potuto lavorare la terra, imparare nuovi mestieri o lavori artigianali per avere un introito costante. Lo scopo era di eliminare l’insicurezza economica e le preoccupazioni ad essa connessa.

Non meno importante, questo stile di vita non interferirebbe con il loro modo di vivere la religione ebraica in modo completo e sincero. Ecco una lettera che il Mitteler Rebbe scrisse alla comunità:

Ho la seguente proposta da fare riguardo il ribasso di guadagno e il forte aumento del numero di coloro senza fonte di profitto che soffrono povertà estrema nella città, e risultando nei problemi della disoccupazione e le energie fuorviate dei giovani, che vogliono davvero trovare lavoro.

Solo una minoranza sono impiegati nei negozi e aprono imprese e ancora meno lavorano nel campo di lavori manuali. Quelli che hanno un po’ di capitale lo stanno lentamente perdendo e troviamo che la maggioranza degli ebrei sono sempre di più in uno stato pericoloso di impoverimento.

Il mio suggerimento, per l’attenzione dei saggi che capiscono il problema, è che regole rigorose vengano introdotte nelle comunità ebraiche, dove donne e bambini, maschi e femmine, imparino dei mestieri basilare, come i vari tipi di tessitura e filatura, e simili lavori artigianali che offrono impiego in fabbriche.

L’addestramento di artigiani dovrebbe similmente essere organizzato e aiutato in un modo organizzato, e gestito anch eper i figli dei poveri e il ceto medio. Dovrebbero avere insegnanti e istruttori pagati dalle comunità e sotto la supervisione della comunità.

Essi non dovrebbero disprezzare l’agricoltura. Dovrebbere acquistare del terreno buono e fertile, grandi e piccoli appezzamenti e lavorare il terreno; D-o sicuramente manderà la Sua benedizione sul terreno, di modo che essi potranno almeno nutrire i loro figli adeguatamente. Senza dubbio dovranno impiegare lavoratori agricoli non ebrei esperti per due o tre anni, finché sono abbastanza qualificiati da fare tutto il lavoro da soli.

Essi non devono vergognarsi di arare il terreno. I campi e i vigneti non erano la fonte del nostro sostentamento nella Terra Santa, con il contadino più ricco che usava servi e buoni lavoratori ebrei? Come mai , quindi, dovremmo essere diversi dai nostri avi, anche se viviamo in esilio tra non ebrei, purché ci sono opportunità per seguire i nostri mestieri antichi come aratori del terreno?

Forse avremo permesso di compare terra palesemente, o almeno ad affittarlo a lungo termini. Quando ho visitate le Steppe del Sud, ho visto con i miei occhi come contadini ebrei con le loro mogli e i loro figli lavoravano il terreno con entusiasmo e piacere.

Lì, fino a tredici anni d’età, ogni maschio studia nelle scuole elementari (cheder). Se mostra potenziale di diventare uno studioso, continua a studiare Torà, altrimenti, lascia il cheder e lavora nei campi. Gli ebrei lì sono felici e soddisfatti, liberi da preoccupazioni, e rimangono persone timorose di D-o, giuste che si mantengono con onestà e decentemente.

Nonoostante il lavoro non porti loro richezza né lussi, vestiti costosi e gioielli, hanno tutto quello che li serve. Vendono il loro raccolto, il prodotto dei loro caseifici o il loro gregge o bestiamo alle province circostanti. Ho visto il loro modo di vita e mi è piacuto tanto; il terreno è fertile da quelle parti.

Possiamo, se ci sforziamo, acquistare campi adeguati qui, che aiuterebbe tanto i poveri. Sono già stato in corrispondenza con persone responsabili, e credo che D-o benedirà il terreno e che la nostra gente guadagnerà tanto quanto serve loro. Come è scritto, “Se mangerai dalla fatica delle tue mani, sarai felice”. Pertanto, coloro che ci diffamano non avranno cibo per parlare, e i nobili e gli ufficiali saranno ben disposti sui contadini. Non può essere altrimenti, poiché non c’è un’altra speranza; solo la possibilità di una povertà ancora più grande per la popolazione di ebrei.

E chissà cosa accadrà in futuro? Forse, D-o non voglia, essi verranno esiliati a paesi lontani. Basta, e coloro che hanno intelligenza, capiranno. Queste parole vengono da uno che auguro il bene al popolo ebraico e desidera la loro prosperità.

DovBer, figlio del grande gaon
Rabbi Schneur Zalman di benedetta memoria.

Da questa lettera e altre fonti, sappiamo quanto era grande la preoccupazione di Rabbi DovBer per la situazione economica degli ebrei e quanto sforzi impiegò nei suoi diversi tentativi di migliorare il loro destino.

La prigionia

All’epoca della dipartita di suo padre, Rabbi DovBer era a Kremenchug, nella Russia Bianca e da lì si stabilì a Lubavitch, nella Russia Bianca.

Mentre era in viaggio, chassidìm gli diedero i mezzi per stabilirsi nella sua nuova casa. Tuttavia quando arrivò, egli decise di distribuire questi fondi ai bisognosi e scrisse a un parente riguardo la formazione di un comitato di tre per supervisionare la distribuzione. In questa lettera egli fece riferimento a una somma ‘considerevole’.

Anni dopo questa lettera giunse nelle mani dell’erede del ricevente, un nemico senza scrupoli e vendicativo di Rabbi DovBer. Egli nutriva un odio implacabile per il Rebbe per un qualche ‘sgarbo’ famigliare personale. Con una falsificazione attenta dei numeri nella lettera, “tre o quattro mila rubli” diventarono “cento e tre o quattro mila”. Effettivamente una somma ‘considervole’. Qual’era lo scopo? E come è riuscito a raccogliere una somma tale durante un viaggio così breve? Ovviamente stava progettando una rivoluzione!

I soldi erano destinati ai Turchi, che allora governavano la Terra Santa. L’invio regolare di fondi per gli studiosi bisognosi lì diedero una certa credibilità a queste accuse. Altre accuse strane furono fatte, riguardo le dimensioni della sinagoga del Rebbe essendo simili a quelle del Tempio di Gerusalemme e che egli aveva intenzione di diventare il re d’Israele!

La somiglianza alle accuse lanciate contro Rabbi Schneur Zalman nel 5558 (1798) è impressionante.

Nell’autunno del 5587 (1826) Rabbi DovBer fu istruito di comparire a Vitebsk, la capitale di quella provincia. Ciò fu fatto in maniera molto rispettosa tramite ufficiali di alto grado, e furono prese disposizioni per accomodare il Rebbe.

Centinaia lo accompagnarono da Lubavitch, e in ogni villaggio i saggi gli diedero il benvenuto con pane e sale come è uso. L’onore accordatogli da ebrei e gentii fecero una grande impressione sugli ufficiali.

Il governatore-generale Chavanski, un uomo rigido con poco affetto per Rabbi DovBer, condusse l’indagine. Dignitari importanti intercessero a sua favore. Egli fu trattato con cortesia e più tardi gli fu permesso di pregare in pubblico e di dare una lezione di chassidùt.

Egli fu informato ufficialmente di essere stato completamente esonerato da ogni sospetto, e liberato il 10 del mese di Kislev, una data che è festeggiata tra chassidìm, da allora.

La sua dipartita, un anno dopo, il 9 di Kislev 5588 (1827) esattamente cinquanta-quattro anni dopo la sua nascita, segnò la fine di un capitolo importanto della storia di Chabad.

Rabbi DovBer aveva esplorato gli aspetti più profondi degli insegnamenti di suo padre, esplorandone le implicazioni e sviluppandone le dottrine in grande dettaglio e con profondità. Suo padre era un filosofo creativo e originale, il fondatore del movimento. Rabbi DovBer lo consolidò e sviluppò le numerose attività di Chabad.