L'Esodo dall'Egitto fu segnato dalla guida dei tre figli di Amram: Mosè, Aronne e Miriam; e ogni volta che essi sono ricordati nella Bibbia o negli scritti dei saggi c'è la tendenza a riferirsi ad essi come a una cosa sola. Differenti come sono per carattere, personalità e ruolo, i tre sono inestricabilmente legati in un modo che supera i legami di famiglia o di generazione.

Ognuno dei tre ebbe un ruolo particolare da interpretare nella liberazione di Israele. Mosè, naturalmente, fu eccezionale, l'emissario di D-o che lotta davanti all'Onnipotente per la salvezza del popolo di Israele. Il suo ruolo fondamentale fu di rappresentare non il popolo ebraico, ma, piuttosto, D-o in mezzo alla nazione. Egli non fu il leader prescelto del popolo, o nemmeno accettato popolarmente. Dall'altro lato sia Miriam che Aronne sono visti come i rappresentanti della nazione, i liberatori che agiscono dall'interno. Essi furono i capi del popolo nel suo esilio egiziano, erano usciti dalle sue fila e avevano preparato Israele ad accettare la profezia di Mosè. Si dice nella Bibbia che Miriam e Aronne furono profeti essi stessi: cioè la loro visione non era dipendente da quella di Mosè. Appare anche evidente che Miriam era il capoprofeta delle donne di Israele, mentre Aronne lo era degli uomini.

Questo è evidente anche dopo il passaggio del Mar Rosso seguito dal grande inno (Esodo, 15) che Mosè cantò in onore di tutto Israele, e Miriam organizzò separatamente le donne in risposta, con “cimbali e con danze” (Esodo, 15:20). il ruolo di un coro femminile è un fenomeno comune nella cultura Mediorientale, e può essere anche molto più antico del coro maschile. Come nel Canto di Debora, il canto delle donne, generalmente accompagnate da cembali e danze, esprimeva guerra, battaglia e miracolo. Frequentemente il canto era guidato da una cantante solista che usava comporre la melodia man mano che procedeva. Perciò la cantante era in primo luogo e soprattutto una poetessa, il cui compito era quello di esprimere e sintetizzare un'esperienza storica, o spingere la nazione ad affrontare la sfida presente o futura. Il Canto di Miriam è il primo esempìo di un canto del genere nella Bibbia, e così indica che ella non era soltanto la sorella di Mosè e di Aronne, ma anche un capo per proprio conto.

I saggi hanno sottolineato i doni speciali connessi con ognuno dei liberatori nel viaggio verso Canaan: la manna con Mosè, le nuvole di gloria con Aronne e il pozzo con Miriam. Di qui la continua tradizione dei saggi a proposito del pozzo di Miriam, che, secondo l'Aggadà, è un pozzo errante. In epoca talmudica, per esempio, si diceva che si poteva trovare il pozzo di Miriam nel Mar Mediterraneo e lo si poteva vedere dalla cima del Monte Carmelo. In altre generazioni si diceva che il pozzo era nel Mare di Galilea. Alcuni commenti e leggende nel corso della storia hanno parlato dello straordinario pozzo di Miriam come una sorgente d'acqua o come una fonte miracolosa che appare come una fontana di salvezza e redenzione e poi svanisce.

Miriam, oltre il suo ruolo nazionale e il suo posto come guida e come profetessa della sua generazione, era essenzialmente la sorella di Aronne e, ancora di più, di Mosè. Secondo le scritture, ella era la figlia grande della famiglia e, come tale, aveva naturalmente la cura dei figli più piccoli. Anche nella descrizione biblica delle sue relazioni famigliari, si può scorgere l'atteggiamento speciale della sorella maggiore e il senso di responsabilità nei confronti dei suoi fratelli più giovani. Lo si capisce non soltanto quando il piccolo Mosè fu posto nella cassetta, ma anche più di ottanta anni dopo, quando Miriam e Aronne parlarono contro Mosè e furono rimproverati da D-o per la loro arroganza (Numeri, 12:1-14). Sembra che Miriam non cessasse mai di essere la sorella maggiore.

Il testo biblico non ci fornisce molte informazioni sulla vita privata di Miriam. Sappiamo poco del suo matrimonio, anche se è chiaro che era sposata, e conosciamo poco circa i suoi figli. Di nuovo, la conoscenza che abbiamo è quasi interamente derivata dalla leggenda e dalla tradizione Aggadica; e secondo questa fonte Miriam fu, a un livello più o meno grande, l'antenata materna del re di Giuda. Suo marito era della tribù di Giuda e i suoi discendenti costituivano le famiglie principali, dalle quali infine nacque Davide. Secondo la medesima tradizione, Mosè, Aronne e Miriam portano le tre corone con cui è benedetto Israele: la corona della profezia, che è di Mosè (nelle parole di Maimonide, Mosè è il padre dei profeti); la corona del sacerdozio, che è di Aronne; e la corona della regalità, che è di Miriam. Si crede che Bezalel, il costruttore del santuario (Esodo 37:1) fosse uno dei discendenti di Miriam; e che Hur, l'enigmatico personaggio che stette al fianco di Mosè durante la battaglia contro Amalek (Esodo 17:9-16) potesse essere suo figlio. Tutto questo esemplifica lo stretto legame tra i capi della tribù di Giuda e la famiglia di Amram. La moglie di Aronne, per esempio, era la figlia del capo della tribù di Giuda in quel tempo.

Comunque, oltre tutti gli altri vincoli, Miriam era soprattutto colei che si sentiva responsabile del benessere di Mosè. In un famoso racconto talmudico si dice che Miriam avesse profetizzato ai suoi genitori che essi avrebbero generato un figlio che sarebbe stato il redentore di Israele. Miriam che stava « a una certa distanza » (Esodo 2:4) per osservare quale destino sarebbe toccato al piccolo Mosè stava quindi cercando di verificare la sua propria profezia. Vale a dire che Miriam si sentiva responsabile per Mosè non soltanto come una sorella nella famiglia, ma in un ruolo più importante, come annunziatrice della sua venuta.

Questo ruolo di annunziatore della redenzione è un tema ripetuto. La tradizione afferma che il profeta Elia sarà il precursore del Messia-Salvatore, e lo identifica con il sacerdote Pinchas. Elia-Pinchas, il sacerdote virtuoso, era il precursore del Messia; e i figli di Amram sono, ciascuno a suo modo, salvatori e anticipatori del salvatore definitivo.

Durante l'Esodo dall'Egitto il tema del doppio messaggero è espresso nella divisione dei ruoli tra Aronne e Miriam. Le notizie di salvezza hanno due aspetti distinti, paragonabili nella tradizione di Abramo e Sara, dove “Abramo converte gli uomini e Sara converte le donne”. Più di una volta i saggi hanno sottolineato che, quasi in ogni cosa relativa all'Esodo dall'Egitto, sembra che siano gli uomini a seguire le donne, sia nel lasciare l'Egitto, sia nel ricevere e nell'accettare la Legge. Questo riconoscimento del ruolo speciale delle donne nell'Esodo che ispira e sprona gli uomini appare in diversi punti nel Midrash; e la tradizione che le donne non parteciparono al peccato del Vitello d'oro è continuata per generazioni.

Per questo motivo fu accordata alle donne una loro festività - la luna nuova - che non era celebrata dagli uomini, e in questo periodo esse si astenevano dal lavoro. In alcune comunità, invero, la tradizione continua fino ad oggi, almeno per quanto riguarda certi lavori. (Probabilmente è collegata alla donna a causa dell'idea di rinnovamento mensile).

Secondo questo concetto Miriam è la prima annunciatrice della salvezza, e da qui il suo ruolo nel sorvegliare Mosè nella cassetta. Non solo la protesse fisicamente dal pericolo, ma stette anche “a una certa distanza per osservare ciò che sarebbe accaduto di lui” (Esodo 2:4), perché il suo ruolo era quello di sorvegliare ciò che sarebbe acca uto. Prese su di sé il ruolo di messaggera e, più di questo, il ruolo di assicurare che le profezie si adempissero.

La salvezza spesso è un processo tempestoso, rivoluzionario e generalmente pieno di minacce e pericoli. Perché un individuo o una nazione possano essere salvati, ci deve essere preparazione; un fondamento deve essere stabilito. La salvezza non ha alcun significato per chi non è preparato ad essa. Per essere salvato dall'Egitto, il popolo d'Israele doveva passare attraverso diversi stadi di preparazione spirituale, per diventare disposto a partire. Non bastava che soffrisse tormenti, dal momento che l'amarezza di Israele, da sola, non sarebbe bastata come strumento di riscatto; una struttura di aspettativa deve assicurare che la futura grandezza possa essere accettata. Parecchi commentatori affermano che il nome di Miriam è simbolico1 (1) ed esprime l'amarezza della vita di Israele in Egitto. Sia pure, il suo ruolo nel momento decisivo in cui Mosè fu scoperto dalla figlia del Faraone era di assicurare che il salvatore non andasse perso, che la duplice relazione con il popolo potesse rimanere: da un lato egli sarebbe stato nella casa del re, dall'altro sarebbe rimasto legato al suo popolo e alla sua nascita.

Questa parte del racconto simboleggia l'essenza del ruolo di Miriam come sorella maggiore, non solo di Mosè e di Aronne, ma, in un certo senso, dell'intera nazione. Non fu la madre della salvezza, ma rese la salvezza possibile. Suo compito fu di conoscere le priorità, riconoscere ciò che doveva essere protetto e agire di conseguenza. Più tardi venne anche l'abilità a correggere e regolare eventi e situazioni, a combinare le cose correttamente. Probabilmente queste combinazioni non furono decisive di per sé, e verosimilmente si sarebbero organizzate da sé senza aiuto. Solo il loro contatto, il loro sviluppo e il loro mutuo scambio richiesero l'intervento di Miriam per diventare significativi.

Nell'Esodo dall'Egitto è molto significativo che fu vietato, o impossibile , ottenere la salvezza o la rivelazione con la forza. Ad ogni stadio ci doveva essere sottomissione e profonda fede. Per questo la nazione ebbe veramente bisogno dei profeti usciti dalle sue fila, Aronne e Miriam, per prepararsi agli eventi che avrebbero portato alla Rivelazione sul Sinai. La Torà non potè essere rivelata senza la disponibilità ad accettare questa rivelazione.

Nella Bibbia Yocheved fu la madre del liberatore e Miriam fu quella che aiutò a render possibile la salvezza. Ella fu, per così dire, la levatrice, come il suo ruolo è visto nei Midrashim. La levatrice non partorisce ella stessa, ma è essenziale nel processo della nascita: introduce con sicurezza il neonato nel mondo. Un commento midrashico identifica Scifrà e Puà, le due levatrici ebree (Esodo 1:15-21), con Yocheved e

Miriam. Cosi le donne che aiutarono i neonati degli ebrei a nascere prepararono e crearono, contemporaneamente, le condizioni per la loro liberazione.

L’Esodo è stato interpretato come una nuova possibilità per gli uomini e per le donne: è come se D-o qui stesse dicendo che, al tempo del peccato dell'albero della conoscenza, il comandamento di astenersi dal mangiare i suoi frutti era stato dato ad Adamo, e il peccato fu il peccato di Eva che non aveva di persona ricevuto il comandamento. Così per ricevere la Torà, e in un certo senso essere creato di nuovo, Israele deve essere avvicinato dalla direzione opposta, attraverso le donne, Beth Yaacov, e poi convincere gli uomini.

Questa nuova combinazione di eventi e di forze potrebbe essere più stabile perché, malgrado tutti i successivi errori e deviazioni, il ruolo di Beth Yaacov, le donne, nel ricevere la Torà fu espresso in

“Eseguiremo e obbediremo” (Esodo 24:7). E questo rimane il compito significativo e esistenziale delle donne attraverso le generazioni. In questo, inoltre, sta l'essenza del ruolo di Miriam: è la sorella grande che veglia e si preoccupa e si prepara per il futuro: una parte essenziale del processo di salvezza.

Tradotto da GiPi