Questa vicenda si svolge in una regione dell'Europa orientale. Il duca che governava la zona era crudele e spietato nei confronti dei suoi sudditi. Era proprietario di tutte le terre ed uno dei suoi passatempi preferiti consisteva nell'aumentare, in particolare agli ebrei, l'affitto dei negozi e delle case. Per giunta, stabilì lo Shabbat quale giorno lavorativo obbligatorio e decretò che si doveva affiggere un crocifisso in tutte le case. I chassidim disperati si recarono dal loro Rebbe, lo Shpoler Zeide, il Nonno di Shpoli, per invocare il suo aiuto. "È da molto tempo che aspetto miglioramenti nel comportamento di questo tiranno" disse il Rebbe "Bisogna dunque dargli una lezione. È giunto il momento che egli ascolti i Dieci Comandamenti. Ecco cosa dovete fare: a Shavuot inviterete il signore e tutti i suoi nobili amici ad assistere alla preghiera della mattina; non in sinagoga, ma nella casa dell'uomo più ricco della nostra comunità. Per quanto vi riguarda, preparatevi spiritualmente a ricevere la Torà come se vi venisse data per la prima volta e anch'io trascorrerò Shavuot con voi. Andate in pace e non preoccupatevi!"
I chassidim, sorpresi da questa richiesta, incominciarono a seguire le istruzioni del loro Rebbe. Furono ancor più stupiti quando il nobile accolse di buon grado l'invito presentato dalla delegazione dei notabili ebrei. Promise che lui stesso e i suoi amici avrebbero onorato la comunità con la loro presenza. Inviò subito a tutti i membri dell'aristocrazia locale l'invito ad un ricevimento sontuoso.
La vigilia di Shavuot, lo Shpoler Zeide, arrivò al villaggio. Nella comunità ci si rese conto che nessuna casa avrebbe potuto ospitare un numero così elevato di persone. Il Rebbe, quindi, consigliò di costruire un'enorme capannone su una delle colline circostanti.
La mattina della festa, con grande agitazione tutti i fedeli si diressero verso la collina, e così fecero anche tutti i nobili convocati: il signore della regione, conti, baroni e duchi.
Il Rebbe avrebbe condotto lui stesso la preghiera. Gli ebrei pregavano con entusiasmo e ardore. I gentili notarono subito l'uomo anziano dalla lunga barba, che cantava coperto da uno scialle di preghiera bianco, e si misero a ridere in segno di scherno. Ma quando il Rebbe esclamò "Shemà Israel Hashem Elokenu Hashem Echad - Ascolta Israel, l'Eterno è il nostro D-o, l'Eterno è Uno! " la loro sprezzante ilarità cesso' immediatamente. La voce del Rebbe sembrava il ruggito di un leone: gli stessi che fino a pochi istanti prima si divertivano a canzonare l'assemblea israelita stavano ora seduti terrorizzati. Come poteva un vecchio ebreo, gracile e ricurvo, terrorizzarli fino a quel punto? Non riuscivano a togliersi quella sensazione di spavento, come se quella Tefillà provenisse dalle viscere della terra! Seguì la Amidà, in cui si prega in piedi e a voce bassa, e poi i canti allegri dell'Hallel. L'atmosfera era gioiosa, come si addice ad un giorno di festa. Fecero uscire il Sefer Torah dall'Aron Ha-Kodesh e il Rebbe fece segno ad un uomo alto e distinto di procedere alla lettura. Il suo canto era melodioso e al contempo potente e, giunto al paragrafo dei Dieci Comandamenti, l'atmosfera si fece ancora più intensa: fino a quel momento, il cielo era sereno e primaverile ma poco dopo si trasformò sino a diventare minaccioso, ringhioso e si sentirono tuoni così potenti da far tremare i cuori.
Il Hazan (cantore) alzò la voce e lesse : "Io sono l'Eterno il tuo D-o che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto…" Benchè non conoscesse nessuna parola d' ebraico, il duca non riuscì a credere a ciò che gli stava accadendo: capiva ogni parola letta dal Hazan. "Non avrete altre divinità al Mio cospetto. Non vi farete nè statue, nè immagini…" Cominciò a tremare, ricordandosi di aver ordinato agli ebrei di appendere crocifissi ai loro muri.
Poi ascoltò "Ricordati del giorno dello Shabbat per santificarlo" e le sue ginocchia cominciarono a tremare. Perché si era ostinato ad obbligare gli ebrei ad aprire i negozi durante lo Shabbat?
Anche i suoi amici capivano chiaramente il significato dei Dieci Comandamenti e ognuno di loro si sentiva tormentato dai propri peccati. Pallidi e tremanti, quasi moribondi, alcuni svennero. La lettura terminò e i gentili, dopo aver ripreso lentamente i sensi, se ne andarono.
Terminata la preghiera, in quella sinagoga "temporanea" si recitò il Kiddush, preparandosi al tradizionale pranzo di Shavuot a base di latticini.
Lo Shpoler Zeide dichiarò: "Posso assicurarvi che il duca e i suoi amici si ricorderanno della loro esperienza di oggi per il resto della loro vita e che non vi faranno più alcun male. Sappiate che per raggiungere questo risultato ho dovuto scomodare Moshè Rabbenu (Mosè, il nostro Maestro) in persona affinché venisse a leggere la Torà. Amici miei, avete un grande merito ad aver assistito a questo raro tipo di intervento! C'era nel duca una scintilla dell'anima di Yitrò, lo suocero di Moshè Rabbenu e sacerdote di Midian, che aveva raggiunto il popolo d'Israele nel deserto del Sinai, riconoscendo l'esistenza di Hashèm come unico D-o e… il fatto che Israel sia il Suo popolo scelto!"
Terminata la festività, il duca chiese di essere ricevuto dallo Shpoler Zeide che lo accolse in privato. Il loro incontro durò due ore. L'indomani il Rebbe tornò a casa sua.
A partire da quel giorno, il comportamento del nobile cambiò radicalmente. Non solo la comunità poté da quel momento vivere in sicurezza e in pace, ma vennero inoltre stanziati dal nobile i fondi necessari alla costruzione di una nuova sinagoga, la cui ubicazione doveva, per suo volere, essere su quella collina, esattamente laddove avvenne la Tefillà miracolosa con lo Shpoler Zeide.
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