1° Giorno
L’haftarà del primo giorno di Rosh Hashanà descrive la nascita del profeta Shmuel, figlio di Elkanà e di sua moglie Chana, che per molti anni era rimasta senza figli. Questo episodio richiama il racconto letto nella parashà del giorno, in cui Sara dà alla luce Yitzchàk dopo molti anni di sterilità.
Durante uno dei suoi pellegrinaggi annuali a Shilò, sede del Santuario, Chana pregò D-o in silenzio e con le lacrime agli occhi, chiedendo di essere benedetta con un figlio e promettendo di consacrarlo al Suo servizio. Eli, il Sommo Sacerdote, vedendola mormorare, la rimproverò pensando fosse ubriaca. Dopo che Chana spiegò di essere immersa nella preghiera, Eli la benedisse affinché D-o esaudisse la sua richiesta.
Chana concepì e partorì un figlio, che chiamò Shmuel (Samuele). Una volta svezzato, lo portò a Shilò e lo affidò alle cure di Eli.
L’haftarà conclude con la preghiera di Chana, nella quale ringrazia D-o per aver accolto la sua supplica, proclama la Sua grandezza, esorta il popolo a non essere superbo e profetizza riguardo la redenzione messianica.
L’haftarà del secondo giorno di Rosh Hashanà parla dell’amore eterno di D-o per il Suo popolo e del futuro raduno degli esuli. Nell’ultimo versetto di questa toccante e poetica haftarà, D-o dichiara: «Efraim [cioè i Figli d’Israele] non è forse il Mio figlio prediletto? Non è forse un figlio prezioso, che ogni volta che parlo di lui, lo ricordo ancora di più?». Queste parole riprendono uno dei temi centrali delle preghiere di Rosh Hashanà: il nostro sforzo di indurre D-o a ricordarci in modo favorevole in questo Giorno del Giudizio.
2° Giorno
Geremia inizia riaffermando l’amore di D-o per il popolo ebraico: «Con amore eterno ti ho amato; perciò ti ho attirato a Me con benevolenza».
Grazie a questo amore, D-o promette alla Sua nazione un futuro luminoso: «Ti edificherò ancora, e sarai edificata per sempre, o vergine d’Israele; ancora ti ornerai di tamburelli e uscirai in danza gioiosa». Il profeta descrive poi il raduno degli esiliati, quando tutto Israele sarà ricondotto nella Terra Santa: «Ancora pianterai vigne sui colli di Samaria… Ecco, li condurrò dal paese del nord, li raccoglierò dagli estremi confini della terra… una grande assemblea ritornerà qui. Verranno piangendo di gioia, e con compassione li guiderò… Trasformerò il loro lutto in gioia, li consolerò e li rallegrerò dopo la loro tristezza».
Geremia ci porta poi in una scena celeste, dove il silenzio è rotto dal pianto amaro: la nostra Matriarca Rachel rifiuta di essere consolata, poiché i suoi figli sono stati esiliati. D-o le risponde: «Trattieni la tua voce dal pianto e i tuoi occhi dalle lacrime… C’è speranza per il tuo avvenire; i figli torneranno alla loro terra».
Parliamone