La mitzvà della chanukyà è simile a quella della mezuzà per due aspetti: entrambe vanno messe a un lato della porta di entrata della casa o del cortile, e entrambe devono essere viste dall’esterno. Hanno anche due differenze significative: la mezuzà deve essere affissa al lato destro, la chanukyà deve essere posta al lato sinistro; per quanto riguarda il fatto che devono essere visibili dall’esterno, nel caso della mezuzà questo serve unicamente a definire l’entrata del locale, mentre nel caso della chanukyà i lumi hanno lo scopo specifico di illuminare l’ambiente pubblico esterno. Possiamo dire quindi che la mezuzà è diretta all’interno mentre i lumi di Chanukkà risplendono all’esterno. È detto che la mitzvà della mezuzà equivale per importanza a tutte le altre mitzvòt assieme e che le include tutte, e in effetti quasi tutti i precetti possiedono le caratteristiche di essere eseguite con la mando destra e di essere rivolte all’interno più che all’esterno. Ne consegue che i lumi di Chanukkà hanno un carattere diverso da quasi tutti gli altri precetti. La differenza tra la mezuzà e la chanukyà è analoga alla differenza tra i precetti “positivi” (quelli che comportano un’azione da compiere) e i precetti “negativi” (i divieti, che comportano l’astensione da qualcosa). I precetti positivi possono essere compiuti solo con oggetti che appartengono alla sfera di ciò che è permesso; i divieti comportano l’astensione da ciò che è proibito. Ogni mitzvà che si compie porta vita spirituale nel mondo sotto forma di luce divina, che si veste dell’azione, nel senso che è contenuta in essa. Questa luce divina però è finita, limitata, poiché non può discendere nella sfera del proibito. D’altra parte, la luce che emana dal rispetto di un divieto è infinita. Non può essere contenuta dall’atto proibito né da nessun tipo di azione e non possiede le caratteristiche di una luce che emana da un’azione; è una luce che emana dal trattenersi dal compiere un’azione, e di conseguenza non è limitata dall’atto. Solo una luce infinita può scendere nell’impurità fino a questo livello risplendendo senza essere offuscata. Nonostante i lumi di Chanukkà siano un precetto positivo, appartengono alla luce infinita dei precetti negativi, poiché portano luce al lato sinistro e al dominio pubblico, che sono entrambi simbolo di divisione e alienazione da D-o. (Il dominio pubblico in ebraico si chiama reshùt harabbìm, che significa letteralmente “dominio dei molti”, e indica molteplicità e mancanza di unità; anche il “lato sinistro” è l’espressione con cui si indica la sorgente di vita in cui c’è separazione e disunità). Accendere le luci di Chanukkà è un’azione che, anziché illuminare l’interno come gli altri precetti positivi, illumina l’esterno.

La Chanukyà e i Tefillìn

Questo è anche il nesso tra i lumi di Chanukkà e la Torà, che viene chiamata “luce” (Proverbi 6:23): anche la Torà si occupa degli atti proibiti e di ciò che è impuro, e studiandola, le scintille di santità che si trovano nella sfera del proibito vengono liberate e elevate. L’accensione della chanukyà è uno dei sette precetti istituiti dai Maestri, ed è noto che questi precetti derivano da comandamenti scritti nella Torà: ciascuno di essi presenta delle analogie con un precetto della Torà. La mitzvà della Torà che presenta le stesse peculiarità della chanukyà è quella dei tefillìn. Essi sono legati al braccio sinistro (come i lumi di Chanukkà sono accesi al lato sinistro della porta) poiché in questo modo, come scritto nello Zòhar, l’inclinazione al male (chiamata “la parte sinistra del cuore”) viene legata, obbligata a servire D-o. I tefillìn della testa devono essere indossati scoperti ed esposti (come i lumi di Chanukkà sono accesi visibili all’esterno), in maniera che “tutti i popoli della terra vedano che il Nome del Sign-re è invocato su di te e avranno timore di te” (Deuteronomio 28:10). Quando le genti della terra avranno timore degli ebrei, non si opporranno più a loro. Lo scopo dei teffilìn quindi è quello di rivelare la Divinità a tutti i popoli della terra e a suscitare in loro timore. Il miracolo di Chanukkà è evidente non solo nel fatto che D-o ha liberato Israele da un popolo impuro, malvagio e arrogante, e maggiore in numero e più forte (vedi la preghiera “Al Hanissìm” nel siddùr), ma anche nel fatto che dopo la vittoria gli ebrei sono entrati nel Santuario, l’hanno ripulito e purificato, e ne hanno riacceso i lumi. I precetti dei tefillìn e della chanukyà porteranno allora gli ebrei a entrare nel Santuario e a riaccendere i lumi del Terzo Tempio, possa essere ricostruito presto ai nostri giorni, nell’Era Messianica.

Liberamente adattato da un discorso del Rebbe di Lubàvitch, chabad.org

La Chanukyà e La Mezuzà