Hashem mostrò a Moshè la luna nel suo rinnovamento e disse: "Quando la luna si rinnova, quella sarà la testa (Rosh)del mese (chodesh)". (Rashì, Es. 12:2)

Le altre nazioni contano in base al sole, mentre Israel conta in base alla luna. (Talmud, Sukkà 29a)

“E disse alla luna di rinnovarsi, corona di splendore per gli ebrei, perché anche loro si rinnoveranno come lei e celebreranno il loro Creatore...” (Dalla benedizione sulla luna nuova)

Non è strano, che il popolo ebraico si identifichi con la luna? Non sarebbe più dignitoso identificarsi con il sole luminoso e potente?

Chiedete alle altre nazioni del mondo: "Quali sono le qualità con cui ti identifichi?" Coraggio, forza, libertà, potenza... le decantano nei loro inni, le sbandierano sulle loro bandiere, le incidono nella mente dei loro figli. E così, contano in base al sole.

E noi? Siamo la misera luna, che lotta per dare un po' di luminosità all'oscurità della notte, scomparendo mentre il mondo gioca le sue partite sotto il grande cielo azzurro, che cala dopo ogni crescita, senza possedere alcuna luce propria.

Ebbene, ci sono qualità maschili e qualità femminili. Quali sono dipende da dove vivi e da chi sei. Se sei un greco antico o un indù, ad esempio, attività e movimento sono femminili. L'immobilità passiva è maschile. È così che funziona nella tavola pitagorica degli opposti ed è così che vengono identificati nel sistema degli dei e delle dee indù. Ma se sei un taoista, allora l'azione è maschile e la passività è femminile. È così che funziona nello Yin-Yang. Perché questa differenza? Perché per un filosofo greco o un guru indù, l'immobilità immutabile è una virtù, quindi deve essere maschile. Ma per un taoista, movimento e azione sono virtuosi, quindi i ruoli sono invertiti. E così continua costantemente in tutto il mondo. Al punto che, per quanto ironico possa sembrare, anche le femministe contemporanee, quando descrivono le qualità che rendono una donna libera, pongono l'accento sulle qualità maschili che le donne dovrebbero adottare.

E per noi? Per noi, la luna è femminile perché non ha luce finché non la riceve dal sole, proprio come una madre non può dare la vita finché non riceve il seme dal padre. Eppure, stranamente, ci identifichiamo con lei. Perché anche noi siamo il femminile delle nazioni, "la pecora tra settanta lupi, la colomba tra le aquile": tutte le metafore che i saggi ci hanno fornito ripetono il tema. Infatti, dicono:

“Questa nazione ha tre qualità: la compassione, un senso di vergogna e il desiderio di fare gentilezza”. (Talmud, Yevamot 79a)

Qualità indiscutibilmente femminili. Non c'è niente che riguardi l'essere forti e coraggiosi.

È vero, combattiamo quando necessario e siamo davvero coraggiosi. Abbiamo tenuto a bada l'esercito greco-siriano, le legioni romane, ci siamo drizzati come una tigre a Varsavia e, anche oggi, teniamo duro. Ma negli inni e nelle preghiere legate a quegli eventi, si parla poco di coraggio e potenza. Al contrario, diciamo: "molti furono consegnati nelle mani di pochi, i potenti nelle mani dei deboli".

Allora perché? Perché insistiamo nell'identificarci come i deboli, la minoranza, il piccolo, l'oppresso?

È il nostro senso dello scopo, la missione e il destino che abbiamo accettato su noi stessi alla nascita del nostro popolo. Questa nozione radicale, questo catalizzatore volatile della storia: che lo status quo che Hashem ha istituito nel creare il Suo mondo, in cui i forti governano i deboli e i donatori sono al di sopra dei riceventi, non deve essere tollerato. Il protocollo è destinato a essere infranto, la piramide è destinata a essere capovolta.

Rabbi Shimon ben Lakish disse: "Perché l'offerta del capretto della Luna Nuova è unica? Perché si chiama “un'offerta per il peccato di Hashem”?? Perché il Santo, benedetto Egli sia, disse: "Questo capretto sarà un'espiazione per aver diminuito la luna". (Talmud, Chullin 60b)

Quale affermazione potrebbe essere più radicale di dire: "Dobbiamo espiare per Hashem cambiando il Suo mondo"?

Nessuna idea ha causato maggiore agitazione agli oppressori, nessun movimento ha portato più sconvolgimento. Fu per questo che Costantino scelse il Cristianesimo rispetto all'Ebraismo come religione del suo impero nonostante l’enorme diffusione dei valori ebraici in tutto il Mediterraneo: il Cristianesimo poteva essere conformato per accettare lo status quo, per lasciare all'imperatore il suo potere divino e mantenere le masse nell'ignoranza. Vieni in chiesa la domenica, accetta la tua sorte nella vita e obbedisci alle regole che stabiliamo per te.

Non così, per gli ebrei. La loro era una religione partecipativa, in cui la conoscenza era un obbligo per ogni cittadino e chiunque poteva imparare e prendere parte al dibattito; dove nessuno governava il riposo del sabato; dove i saggi e il re erano soggetti alla legge e ai diritti del popolo.

La classe dirigente non si sforzò di nascondere le proprie motivazioni. Seneca, lo storico romano, deride gli ebrei per "aver sprecato un settimo della loro vita nell'ozio" e poi ci informa che "l'usanza di questa razza più maledetta ha guadagnato tale influenza che ora è stata accolta in tutto il mondo!"

I timori di Seneca erano ben comprensibili: lui, come la maggior parte dei romani, possedeva migliaia di schiavi, molti dei quali ora chiedevano un giorno di ferie dal lavoro (ovvero,15 percento di riduzione della produttività) ed erano pronti a dare la vita per questo. Chi ha bisogno di una religione che garantisce tali diritti agli schiavi?

Fino ad oggi, cos'è che spaventa davvero i dittatori arabi, che li spinge a investire così tanta energia e a preoccuparsi della propaganda anti-israeliana? Non è niente di meno che questa orribile minaccia, questa preoccupazione molto reale che forse la loro stessa popolazione assaggerà il frutto del governo popolare, del valore per la vita umana e la dignità dell'individuo. E poi, per il dittatore, tutto sarà perduto.

Quando si tratta dei ruoli di uomini e donne, il concetto ha appena iniziato a muovere i primi passi. Rimane impresso nel ROM del nostro subconscio che spegnere incendi, gestire uffici, fare soldi e lasciare il proprio segno nel mondo è un'impresa molto più grande che dare la vita e nutrire la vita. Se non fosse così, come si spiegherebbe che abbandoniamo il matrimonio per la nostra carriera e affidiamo l’educazione dei nostri figli al cellulare o a un televisore? Quando tali valori cambieranno, quando gli uomini capiranno cosa le mogli danno loro veramente, quando i genitori si lasceranno nutrire dai figli, e le donne si renderanno conto dell'essenza-potere che posseggono nell'essere donne, allora tutta la società sarà trasformata.

Toccheremo i nostri esseri essenziali.

“La luna, quando fu creata per la prima volta, era un gioiello scintillante. Non rifletteva semplicemente la luce, ma piuttosto la trasformava e ne faceva emergere la bellezza interiore, proprio come una pietra preziosa che brilla di una luce segreta e nascosta tutta sua. A suo modo, la luna era più grande del sole, perché il sole splende solo dalla sua superficie, mentre la luna splende dalla sua essenza interiore. Il sole contiene la luce che si estende verso l'esterno, mentre la luna contiene la luce dell'essere.

E così sarà, ancora una volta, e molto di più, nel tempo a venire, una volta che avremo trasformato il mondo con la Torà e le sue mitzvòt.” (R. Isaac di Homil, Shnei Me'orot).

Tradotto da Rivka Leah Hazan